mercoledì, 24 Luglio 2024

“Noi inganniamo, compiamo prodigi, modifichiamo la realtà. Oggi stiamo illudendo i principali raider del pianeta, e abbiamo un potere che non è umano. Noi siamo i diavoli, Massimo. Ci credi come ci credo io: noi siamo uguali.”

Il mondo adrenalinico, affascinante ma spesso torbido dell’alta finanza, con tutte le sue implicazioni e ripercussioni – anche morali – è il protagonista del romanzo I Diavoli (Rizzoli), scritto qualche anno fa da Guido Maria Brera, appena ripubblicato e ispiratore della serie, in esclusiva su Sky, con Alessandro Borghi e Patrick Dempsey.

Nell’incipit, sotto la cupola di vetro della Royal Albert Hall, nel cuore pulsante di Londra, due uomini giocano a tennis nel silenzio di una sala da cinquemila persone, vuota. Derek Morgan, trader di una grande banca americana, può avere per sé qualsiasi posto. È uno che può tutto. All’italiano che saltella dall’altra parte della rete, Massimo De Ruggero, sta per annunciare che tornerà alla casa madre di New York e che ha scelto lui come successore: significa cinquanta milioni di dollari all’anno e un potere enorme, superiore a quello di qualunque politico.

Massimo diventerà così uno dei cinque operatori finanziari più importanti d’Europa.

La sua vita e quella della moglie e dei figli sono in apparenza dorate. Frequentano il jet set internazionale, possono permettersi tutto. Ma in ognuno di loro c’è una nota stonata, una sfumatura, una scontentezza di fondo. Anche in Massimo che, proprio quando è al vertice, inizia con lentezza, ma inesorabilmente,a cadere. Una crisi esistenziale lo porta a ricredersi, i legami più cari vacillano, si ritrova confuso e senza quei nervi saldi che sono la nota distintiva di quelli come lui abituati per lavoro a gestire cifre da capogiro e a fronteggiare crisi che metterebbero a rischio le finanze di milioni di persone.

“La verità è che vive in anticipo, Massimo. Da sempre.  Oggi non è mai oggi. Oggi è già domani.  La mente, costretta a dominare le variabili, insegue il  tempo e cerca di superarlo. L’ossessione è il carburante che  alimenta il suo corpo”. 

Massimo ha capito, sulla sua pelle, che la finanza non è soltanto un vertiginoso gioco di prestigio, il livello dello scontro si è alzato oltre i limiti, e quello per cui si lotta non è più un profitto con molti zeri. È la sopravvivenza dell’Occidente così come lo conosciamo.

Ecco che Massimo decide di cambiare vita, all’improvviso. Lo fa per sé stesso e per prendere le distanze dal cinismo pazzesco che lo ha intrappolato per anni. Il suo è un cambiamento radicale e definitivo fin quando Derek torna a cercarlo…

Con uno stile diretto e una spiccata attenzione ai dettagli, Guido Maria Brera ci accompagna nelle stanze dei bottoni dell’alta finanza. A una prima parte del romanzo fin troppo tecnica ma avvincente anche per i non addetti ai lavori, si alterna una seconda in cui spiccano i risvolti esistenziali, le scelte condizionate, l’importanza degli affetti e la consapevolezza dei propri limiti.

“La finanza e la letteratura hanno in comune il tempo. Insieme alla politica, sono arti del possibile. – scrive Brera – La vita al trading floor non è altro che uno scontro con le variabili, con gli eventi che prendono una piega inattesa. Anche la letteratura sonda le eventualità, illuminando scorci di presenti alternativi. Nelle pagine di questo libro si racconta la guerra combattuta contro i debiti sovrani della periferia europea e contro la moneta unica del vecchio continente, e si racconta del farmaco impiegato per curare la patologia. Alcuni dei fatti narrati alla fine sono accaduti. La rabbia è esplosa nelle strade di Parigi assumendo il colorito itterico dei gilet gialli. La fragilità di un’antica banca italiana è stata l’epicentro di un terremoto. Gli interventi dei banchieri centrali hanno mostrato la loro natura politica. La finanza che ho cercato di restituire ha smesso di essere arte del possibile per diventare il più pervasivo strumento di difesa dell’esistente. Gli uomini che ne incarnano l’essenza sono diversi dai trader della vecchia scuola tutti bretelle, sigaro in bocca e banconota nella narice. I guardiani dell’esistente hanno eletto l’invisibilità a norma, odiano gli eccessi, sono devoti della supremazia di un mondo e non violano la legge perché hanno la forza per scriverla. Ho chiamato questi monaci-guerrieri i Diavoli. Il loro universo è andato dilatandosi tra il web e la serialità televisiva, e così i personaggi del romanzo hanno vissuto molte vite, allontanandosi dalle pagine che li avevano tenuti a battesimo”.

Guido Maria Brera nel 1999, non ancora trentenne, è fra i tre soci fondatori del Gruppo Kairos. Dal bestseller I Diavoli è nato il sito idiavoli.com, un progetto di giornalismo narrativo per raccontare la finanza e la geopolitica È autore di Tutto è in frantumi e danza (2017, con Edoardo Nesi) e de La fine del tempo (2020).

Rossella Montemurro

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