“So che i racconti sono stati l’intima essenza e la sostanza di nonna, il modo che aveva per resistere, e rendere belli i fallimenti e le perdite, rendere dolci le banalità del passato. E ora che resta la realtà, ora che ho visto dove vanno a parare le storie, gli amori e i successi, questa magra biografia di un’artista è di più: è un resoconto, una confessione, una cronaca. Questo è un elenco a cuore aperto di tutte le frottole e illusioni che mi hanno portato alla rovina. O, semplicemente, alla vita com’è”.

Ne ha di aneddoti da raccontare Errico Buonano che, in Teresa sulla luna. Vita, musica e peccati di mia nonna millantatrice (Solferino) ricorda la sua brillante e bizzarra nonna, “nata a Matera e cresciuta a Roma”.

Irresistibile (Amedeo Nazzari aveva per lei perso la testa), in tempi insospettabili già affascinata dai toy boy, capace con la parola di affabulare chiunque, dotata di un amor proprio smisurato, indifferente alle situazioni imbarazzanti che riesce suo malgrado a creare, insofferente alle convenzioni: questa è Teresa Piserchia, un compendio di contraddizioni in un’esistenza avventuriera e vulcanica, portata avanti a testa alta, con qualche inganno (ha davvero origini albanesi?) e senza peli sulla lingua, raffinata e sicura di sé e, all’improvviso, capace di pronunciare inaudite volgarità.

Bellissima da giovane, aveva talento e “suonava”, incantando salotti e gerarchi. Ai suoi piedi sono infatti caduti gli uomini più celebri del Novecento (ma sarà autentico quell’autografo di Cole Porter?): studiata da Freud e da Fermi, amata da Moravia e da Amedeo Nazzari, musa delle arti a Parigi e del jazz a New York (o viceversa?). Avere accanto una forza della natura come lei significa o soccombere o lasciarsi travolgere dalla sua smisurata energia. Per un bimbo di soli sei anni (partono da quell’età alcuni dei ricordi del nipote) la vicinanza di una persona così vulcanica può anche confondere tra idee irrealizzabili di grandezza e di fama e colpi di testa. Inevitabile il senso di frustrazione e inadeguatezza che ha portato il nipote a prendere le distanze, arrivando a odiarla. Missione impossibile, però. Costretto a diventare il suo biografo, e a barcamenarsi tra la realtà (ma quanto sono autentiche le storie che lei ha sempre raccontato visto che non c’è nessun riscontro?) e i mille miti di famiglia, lui dovrà prendere atto che quelle come sua nonna non muoiono: diventano aneddoti.

Con uno stile travolgente, come Teresa, Errico Buonanno ha scritto una storia spassosa, piena di contrasti, godibilissima.

Errico Buonanno, scrittore, traduttore, autore radiofonico e televisivo, collabora con diverse testate. Per il «Corriere della Sera» ha realizzato la webserie I ragazzi degli anni 90.

Tra i suoi libri, Piccola serenata notturna (Marsilio 2003), L’eternità stanca (Laterza 2012), Vite straordinarie di uomini volanti (Sellerio 2018), Falso Natale (Utet 2018) e Sarà vero (Einaudi 2009, Utet 2019).

Rossella Montemurro

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