lunedì, 26 Febbraio 2024

È una ricostruzione dettagliata e minuziosa, basata esclusivamente su riscontri giudiziari, quella dei giornalisti Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito fatta nel libro inchiesta Elisa Claps – Indagine nell’abisso della Chiesa della Trinità (Edizioni EdiMavi, quarto volume della Collana “Ombre e Silenzi”).

Verbali, faldoni, intercettazioni, reportage: un ‘indagine nell’indagine a 360 gradi portata avanti con competenza e passione, che si legge quasi fosse un thriller – ma abbiamo la consapevolezza che è una vicenda tristemente reale.

Emerge subito che la storia del caso Claps è, tra le altre cose, racchiusa in finti avvistamenti, una chiesa, quella della Trinità di Potenza, ignorata dagli inquirenti nonostante fosse l’ultimo luogo nel quale era stata vista Elisa (“L’hanno trovata nell’unico posto dove non l’abbiamo mai cercata”, evidenzia un ex investigatore che, nel 1993 e negli anni successivi, fu impegnato nelle indagini sulla scomparsa di Elisa) e circondata da una sorta di sottovalutazioni (scrivono De Vito e Amendolara: “La Procura viene avvisata solo due giorni dopo la scomparsa, nonostante negli uffici della Squadra mobile qualcuno sospettasse già un’azione violenta e non un allontanamento volontario, come invece aveva dichiarato pubblicamente il questore”).

L’indagine sull’omicidio di Elisa è partita proprio male. La prima informativa arriva in Procura due giorni dopo la presunta scomparsa e contiene anche delle anomale correzioni. O, come sospetteranno gli inquirenti di Salerno anni dopo, delle manomissioni.

A distanza di un anno da quella che ancora veniva definita una “scomparsa”, le indagini proseguono nel silenzio, tra mille dubbi e con tante domande rimaste senza risposta.

Non mancano ipotesi che, con il senno di poi, sono molto fantasiose: “La pista dei turchi, che avviavano le ragazze alla prostituzione in Germania, una pista satanica partita con una lettera anonima inviata al vescovo di Gravina di Puglia nella quale un sedicente malato terminale, per un moto di coscienza, riferiva di aver partecipato al rapimento di Elisa finalizzato alla escissione di parti umane da utilizzare per la celebrazione di riti satanici realizzati da massoni”.

A due anni dalla scomparsa, la percezione della signora Filomena, la mamma di Elisa, “è che la città stia tentando ‘in tutti i modi’ di ‘archiviare quanto prima questa penosa vicenda’”.

Il caso Claps, sottolineano Amendolara e Di Vito, “non può dirsi definitivamente chiuso con la condanna di Danilo Restivo. Anche se per la giustizia, ormai, è così”.

Gli Autori, a 30 anni dall’omicidio della ragazza, con gli strumenti del giornalismo investigativo hanno analizzato e ricostruito ogni particolare del caso, consegnando al lettore tutte le drammatiche e clamorose scoperte e fornendo logiche spiegazioni delle questioni rimaste irrisolte. Mentre la famiglia lottava (e lotta) ancora per cercare la verità sono spesso state diffuse ricostruzioni fantasiose e parziali che hanno orientato un’opinione pubblica già turbata dal ritrovamento dei resti della vittima in Chiesa, da sospetti su prelati e inquirenti, da documenti allusivi e da suggestivi colpi di scena. Gli autori, seppur muovendosi in un contesto che è ancora difficilmente permeabile, grazie a testimonianze e documenti inediti, sono riusciti a spiegare le trame e a inquadrare in modo logico nel loro giusto ruolo i personaggi, portando alla luce importanti dettagli che erano stati scartati o tralasciati. Il documento giornalistico prodotto, lontano dall’essere una semplice ricostruzione cronachistica, si presenta dunque come un punto di approdo rispetto a ciò che è stato, ma anche di partenza verso l’ultimo percorso mai realmente affrontato: la ricerca di chi ha aiutato Danilo Restivo, autore del delitto, a occultare il cadavere e a farla franca per 17 anni.

GLI AUTORI

Fabio Amendolara, giornalista, cronista di nera e di giudiziaria del quotidiano La Verità e del settimanale Panorama, si è occupato del caso Claps dal 2002 e ha raccolto migliaia di pagine di materiale giudiziario sulla vicenda. È stato già autore di tre libri per questa stessa collana: La Colpa di Ottavia (con Emanuela Ferrara), Il Segreto di Anna e L’ultimo giorno con gli alamari (con Maria Tuzi). Ha pubblicato, inoltre, Il caso Ilaria Alpi e VelEni. Ha ritirato la medaglia del Senato della Repubblica italiana, due volte il premio Livatino e una volta il riconoscimento Mimmo Beneventano.

Fabrizio Di Vito, giornalista, cronista di nera e di giudiziaria per il quotidiano La Nuova del Sud e La Nuova Tv (Canale 82 del Dtt in Basilicata e Puglia), si è occupato del caso Claps dal 2011 seguendo passo dopo passo i processi a carico di Danilo Restivo e quello relativo al ritrovamento del corpo di Elisa nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. Nel settembre 2018, a 25 anni di distanza dalla morte di Elisa, ha realizzato uno speciale televisivo con una lunga intervista a Gildo Claps. Ha seguito da vicino il tortuoso e polemico cammino che ha portato alla riapertura al culto della chiesa che per quasi diciassette anni è stata la tomba della povera Elisa.

Rossella Montemurro

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