mercoledì, 24 Luglio 2024



“Potere è questo: disporre di una vita non tua”.
Nel 1960 viene arrestato in Argentina Adolf Eichmann, il gerarca nazista responsabile di aver pianificato, strutturato e dunque reso possibile lo sterminio di milioni di ebrei. Dai verbali degli interrogatori a Gerusalemme, dagli atti del processo, dalla storiografia tedesca ed ebraica oltre che dai saggi di Hannah Arendt, Stefano Massini in “Eichmann – dove inizia la notte” (Fandango) trae questo dialogo di feroce, inaudita potenza. Il testo è un atto unico, un’intervista della stessa Arendt a colui che più di tutti incarna la traduzione della violenza in calcolo, in disegno, in schema effettivo. In un lucidissimo riavvolgere il nastro, Eichmann ricostruisce tutti i passaggi della sua travolgente carriera, dagli albori nella piccola borghesia travolta dalla crisi fino all’ebbrezza del potere, con Hitler e Himmler raccontati come mai prima, fra psicosi e dolori addominali, in un tripudio di scuderie, teatri e salotti. Da una promozione all’altra, in un crescendo di poltrone, prestigio e denaro, si compone lentamente il quadro della Soluzione Finale, qui descritta nel suo aspetto più elementare di immane macchina organizzativa: come si sperimentò il gas? Quando fu deciso (e comunicato) l’inizio dello sterminio? Come si gestiva in concreto l’orrore di Auschwitz? Ed ecco prendere forma, passo dopo passo, una prospettiva spiazzante: Eichmann non è affatto un mostro, bensì un uomo spaventosamente normale, privo di alcun talento se non quello di trarsi d’impaccio, capace di stupire più per la bassezza che per il genio. Incalzato dalle domande della filosofa tedesca, egli si rivela il ritratto squallidissimo dell’arrivismo, della finzione, del più bieco interesse personale, ma niente di più. È mai possibile che l’uomo più temuto da milioni di deportati, il cui solo nome incuteva terrore, fosse un essere così vicino all’uomo medio? Contraddittorio, superficiale, perfino goffo, Eichmann assomiglia a noi più di quanto si possa immaginare. Ma è proprio qui, in fondo, che prende forma il male: nella più comune e insospettabile piccolezza umana.
Stefano Massini, 1975, scrittore poliedrico, saggista e romanziere oltre che volto noto televisivo per i suoi racconti su Piazza Pulita, è rappresentato coi suoi testi teatrali in tutto il mondo. Finalista in Inghilterra ai premi Laurence Olivier per la drammaturgia, ha vinto premi della critica in Francia, in Spagna, in Germania. In Italia si è aggiudicato, fra i numerosi riconoscimenti, due premi Ubu (2013, 2015) e il premio Tondelli (2005). La sua Lehman Trilogy è uno dei più grossi successi internazionali degli ultimi anni, ed è stata messa in scena da Luca Ronconi e poi dal premio Oscar Sam Mendes. Nel 2015, Massini è chiamato come consulente artistico e drammaturgo residente del Piccolo Teatro di Milano. Già rappresentato più volte a Broadway e nel West End, è stato definito dal New York Times una delle voci più alte della drammaturgia contemporanea. Ha scritto Qualcosa sui Lehman (Mondadori, 2016), L’interpretatore dei sogni (Mondadori, 2017), Dizionario inesistente (Mondadori 2018) e Ladies Football Club (Mondadori, 2019).

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