martedì, 16 Luglio 2024

Il 27 settembre abbiamo festeggiato San Vincenzo de’ Paoli e vorrei porre alla vostra attenzione una frase che questo missionario francese ha pronunciato e ha testimoniato per tutta la sua vita: “Sorridi quando porti da mangiare al povero, perchè egli ti perdoni il privilegio che hai di aiutarlo.”

Non dobbiamo mai volere la sua riconoscenza donando qualcosa al bisognoso, ma dobbiamo chiedergli perdono per il nostro eccessivo benessere, dell’egoismo della società a cui apparteniamo, dell’ingiustizia che ha creato squilibri vergognosi nella comunità umana.
Donando dobbiamo sempre ricordare che siamo noi ad essere beneficati perché abbiamo sperimentato, almeno una volta nella vita, che… c’è più gioia nel dare che nel ricevere!

San Vincenzo, nome originale Vincent de Paul, nacque il 24 aprile 1581 a Pouy in Guascogna e fu ordinato sacerdote a 19 anni.

Nel 1605 mentre viaggiava da Marsiglia a Narbona fu fatto prigioniero dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi.

E’ interessane sapere che fu liberato dal suo stesso “padrone”, che convertì.

Da questa esperienza nacque in lui il desiderio di recare sollievo materiale e spirituale ai carcerati.

Fondò i Preti della Missione (Lazzaristi) e insieme a santa Luisa de Marillac, le Figlie della Carità (1633).

Diceva ai sacerdoti di S. Lazzaro: «Amiamo Dio, fratelli miei, ma amiamolo a nostre spese, con la fatica delle nostre braccia, col sudore del nostro volto».

Per lui la regina di Francia inventò il Ministero della Carità, si allontanò dalla corte per divergenze con il cardinale Mazzarino e continuò a dedicarsi all’assistenza ai poveri anche durante la lotta della Fronda.

Morì a Parigi il 27 settembre 1660 e fu canonizzato nel 1737.

Riflettendo su San Vincenzo capiamo che la carità pomposa è falsa, anche se muove cifre considerevoli: al massimo può essere considerata filantropia, ma mai amore cristiano.

Una carità a doppio fine è scimmiottatura della vera carità.

Ecco perché la frase sopracitata è preziosa: donando qualcosa ad un misero, non dobbiamo esigere riconoscenza, ma dobbiamo chiedergli perdono del nostro eccessivo benessere, dell’ingiustizia che ha creato squilibri vergognosi nella nostra comunità.

“C’è più gioia nel dare che nel ricevere”  (Atti 20,35).

Vorrei concludere questa modestissima riflessione con una citazione di un altro santo, San Francesco di Sales, il quale diceva: “Non è per la molteplicità delle nostre azioni che ci rendiamo graditi a Dio, ma per l’amore e la donazione con cui la facciamo”.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

Pubblicità

Pubblicità
Copy link
Powered by Social Snap