lunedì, 22 Luglio 2024

Non lascia indifferenti perché non c’è davvero niente di edulcorato in Bianco è il colore del danno (Einaudi) di Francesca Mannocchi. C’è la realtà cruda di una diagnosi che si è improvvisamente abbattuta come una mannaia nella vita di Francesca, un’inviata di guerra sempre in prima linea che ha da poco avuto un bambino. Dopo l’ipotesi di una sospetta sclerosi multipla è al piccolo Pietro che va il suo primo pensiero: “Non ho paura della mia disabilità, ho paura che mio figlio abbia una madre disabile.

Non mi spaventa tanto la sedia a rotelle, mi spaventa che mio figlio abbia una madre su una sedia a rotelle.

La malattia di uno diventerebbe la malattia di tutti.

La disabilità di uno, la disabilità della famiglia.

Che fare?

Devo configurarmi in uno spazio nuovo.

Esercizio: provare a immaginarsi come una madre compromessa.

Com’è la madre danneggiata di un figlio appena nato?”

La sclerosi multipla è una malattia ingravescente, “una situazione patologica che si aggrava progressivamente”.

Un corpo sano, scattante, pieno di vita come quello di Francesca, sempre di corsa tra un aereo e l’altro a dover descrivere scenari critici, improvvisamente si ritrova danneggiato. Nessun preavviso: una mattina Francesca si ritrova la parte destra del corpo paralizzata. Gli esami, l’incertezza, l’ansia, l’attesa per la diagnosi. Si ribaltano le priorità, cambiano le prospettive, dall’oggi al domani. “Non lo sapevo, quel giorno sotto le luci al neon, nel seminterrato della clinica privata romana, ma ora so che ho un danno, che il mio danno è di colore bianco e che il condizionale è un modo miserabile.”

Ancora, riferendosi al figlio “Sei l’altro che ha spostato il tempo, Pietro, lo hai declinato al futuro, ma lo incateni. Mi sollevi dal timore della fine, mi continui, mi superi, accompagni la mia vita consegnandole la certezza che diventerà un ricordo, un giorno, la sposti al domani sull’asse del tempo ma di quel domani tu sei chiave che apre e chiavistello”.

È un libro autobiografico (intenso, a tratti straziante) e allo stesso tempo un diario e un reportage della malattia. Francesca si interroga da madre, figlia, compagna, cittadina. Essere malata l’ha costretta a conoscere il Paese attraverso le maglie della sanità pubblica, e ad abitare una vergogna privata e collettiva che solo attraverso l’onestà senza sconti della letteratura lei ha trovato il coraggio di raccontare.

Francesca Mannocchi collabora da anni con numerose testate giornalistiche, italiane e internazionali. Ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Yemen, Afghanistan, Ucraina. Ha vinto numerosi premi giornalistici tra cui il Premio Ischia per il giornalismo e il Premiolino 2016. Ha diretto con il fotografo Alessio Romenzi il documentario Isis, Tomorrow presentato alla 75° Mostra internazionale del Cinema di Venezia. Per Einaudi ha pubblicato Io Khaled vendo uomini e sono innocente (2019), con cui ha vinto il Premio Estense, e Bianco è il colore del danno (2021 e 2022).

Rossella Montemurro

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