“Sono umana, sono come tutti ma non so dirmi quanto durerà e già questo mi rende diversa. Gli altri non hanno bisogno di chiedersi quanto durerà il loro stato da persone normali”.

Lo scrive Ambra nel suo InFame (Rizzoli), un libro in cui si confida, raccontando in maniera lucida e spiazzante di essere stata bulimica: “Vivo con il mio segreto da circa dieci anni, e credo che se avessi regalato tutto il cibo che ho masticato e poi vomitato avrei potuto salvare almeno una colonia di bambini malnutriti, anche per questo mi sento una merda”.

Non ci sono i riflettori, gli studi in apparenza spensierati di Non è la Rai, la sua vulcanicità contagiosa, la leggerezza seducente del suo sorriso. Chi non avrebbe voluto essere nei suoi panni – un’adolescente sempre in video, brillante, corteggiata, ammirata? Questo è ciò che appariva, nella realtà Ambra era una ragazzina fragile con un “costante bisogno di riempire lo stomaco, la mente, gli occhi, le mani, la bocca, il tempo. La sensazione netta del peso del vuoto senza la tara, gli organi sono vuoti e il loro stomaco brontola.

Ognuno di loro vuole essere riempito altrimenti s’incazza.

Ecco. InFame”.

Avere una mappa dei supermercati, ogni volta diversi, nei quali andare a fare una spesa per sei persone – quando invece sarebbe stata solo per lei –; mangiare otto gelati con il biscotto in una volta, rimanere ipnotizzata davanti alla “Prova del cuoco”; non tollerare di avere accanto qualcuno, in particolare un uomo (l’InFame la trasforma e lei non può farsi vedere gonfia trascurata): è quello che le accadeva e che oggi ha avuto il coraggio di raccontare. Ed è un pugno in pieno viso, appena mitigato da punte di ironia che provano a smorzare i toni che trascinano il lettore nell’inferno della bulimia.

L’intimità di Ambra è fatta di abbuffate compulsive, strategie per indurre il vomito, un malessere costante e sensi di colpa che non lasciano scampo. E poi, momenti di psuedo-benessere e altri in cui ripiomba nel dramma.

“Cosa voglio di più? Niente. Però tutto il niente del mondo perché anche del nulla ho fame, una fame insaziabile, una voragine che non riposa mai.”

Un’altalena di stati d’animo in cui dall’euforia mentre mangia tantissimo e di tutto passa alla depressione e alla rabbia per essere di nuovo caduta in trappola.

“Torno in casa e piango. Sì, questa volta mi sento davvero persa. Non l’ho voluto, è successo che neanche me ne sono accorta e non credo questo sia un buon segnale. Apro l’acqua in bagno e vomito piangendo”.

Solo dopo anni di dolore, c’è un epilogo inaspettato e bellissimo e la consapevolezza che oggi Ambra è solo affamata di vita.

Ambra Angiolini è nata a Roma nel 1977. È uno dei volti più “volti” del mondo dello spettacolo. Attrice, cantante, conduttrice televisiva, radiofonica, in una parola: fantasista. InFame è il suo primo romanzo.

Rossella Montemurro

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