mercoledì, 17 Luglio 2024

Tragedia a Nova Siri, perdono la vita due Vigili del Fuoco

Stavano mettendo in salvo una famiglia che si trovava in un'abitazione minacciata dalle fiamme Nicola Lasalata e Giuseppe Martino, i due Vigili del Fuoco originari di Matera, che hanno perso la vita nel pomeriggio di oggi durante le operazioni di...

E’ stato ricollocato nella nicchia a fianco dell’altare di Maria Santissima della Bruna nella Cattedrale di Matera il busto restaurato di Mons. Antonio del Ryos, Vescovo della Diocesi di Matera e Acerenza dal 1678 al 1702.

Il suo nome è legato indissolubilmente alla devozione mariana  nei confronti della protettrice e patrona della città dei Sassi alla cui cappella destinò un lascito testamentario di 20.000 ducati.

Nel corso della presentazione in Cattedrale del restauro del busto a lui dedicato, all’apparenza di marmo bianco ma realizzato invece in legno policromo, è stato osservato come si debba al Vescovo Del Ryos la tradizione del carro trionfale destinato a portare in processione, dal 1690 in poi, l’immagine della Vergine. 

Nei primi anni della festa della Madonna della Bruna era consuetudine che il carro, realizzato in una  struttura di travi di legno,  percorresse più volte le strade sconnesse che dalla contrada Piccianello portavano in Cattedrale: dal 29 giugno al 2 luglio, festa della Visitazione di Maria a S. Elisabetta,  l’effigie della Madonna era inoltre vegliata dai fedeli giorno e notte.

Alla figura di Mons. Del Ryos è legata strettamente quella del suo successore, il Vescovo Antonio Maria Brancaccio: questi non solo coltivò  la devozione mariana ma si distinse per le opere di carità nei confronti dei poveri per i quali la porta della sua residenza era sempre aperta.

Si deve a Mons. Brancaccio, Vescovo dal 1703 al 1722,  la realizzazione di numerose opere sociali:  tra queste il  “Monte frumentario” che, per venire incontro alla diffusa povertà familiare,  offriva le sementi per le produzioni agricole ai contadini bisognosi chiedendone la restituzione al momento del raccolto.

Per soccorrere al bisogno delle donne sole e senza mezzi di sostentamento, tra cui anche alcune prostitute,  Mons Del Ryos  aveva istituito un “conservatorio” per la loro accoglienza; quel luogo divenne in seguito, per volere di Mons. Brancaccio,  il monastero delle Clarisse di Santa Chiara.

Portano il nome di Mons. Brancaccio anche la residenza per anziani nata nel 1934 come opera caritativa della Diocesi di Matera e la Fondazione che la gestisce con il supporto della Cooperativa Sociale Il Sicomoro.

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