sabato, 22 Giugno 2024

Alla ricerca di sua maestà il tartufo

Il Bianco pregiato, il Nero pregiato, il Brumale, lo Scorzone, il Marzuolo, l'Uncinato: benvenuti tra le specie calabresi di sua maestà il tartufo. D'estate, come sottolinea il tartufaio Bruno Minerba di Marconia di Pisticci, si va a caccia sull'Appennino...

 

Pagati poco più di
tre euro ogni ora, 25 euro a settimana detratti dalla paga mensile per
acquistare beni di prima necessità  sotto lo sguardo dei
caporali ma, soprattutto, botte e condizioni di vita massacranti. In 200 in 4
anni (dal 2014 al 2018) sono finiti dalla Romania alle campagne del litorale jonico
lucano, nell’inferno orchestrato da una coppia rumena. Erano il 39enne Aurel
Dragos Mazilu e la 48enne Liliana Palade, braccianti agricoli già noti alle
forze dell’ordine, a tenere le fila di un’organizzazione che ha fruttato loro
circa un milione e quattrocentomila euro. In manette sono finiti anche altri
tre rumeni ma ci sono anche braccianti, imprenditori, dipendenti di imprese
agricole. Ai domiciliari un impiegato del Comune di Scanzano mentre
obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria per due
dipendenti di un patronato del Materano.

Complessivamente, le
ordinanze di custodia cautelare, emesse dal G.I.P. di Matera, su richiesta
della Procura della Repubblica, riguardano 14 persone, di cui 11 in carcere,
una  agli arresti domiciliari, un obbligo
di dimora e un obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

I dettagli della
vasta operazione contro il caporalato, condotta dai Carabinieri di Matera
congiuntamente ai Carabinieri per la Tutela del Lavoro e dai militari, sono
stati illustrati in mattinata dal procuratore capo Pietro Argenitno.

I principali reati
contestati, a vario titolo, sono: associazione per delinquere finalizzata
all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato) con
carattere della transnazionalità (Artt. 416 e 603bis C.P., Art. 3 e 4 L.
146/2006); estorsione (Art. 629 C.P.); violenza privata (Art. 610 C.P.); uso
indebito di carte di credito (Art. 493 C.P.); c (Art. 321 C.P.).

Le indagini,
originate dalla denuncia presentata nel maggio scorso presso la Compagnia Carabinieri
di Policoro da un cittadino rumeno per sfruttamento illecito del lavoro, sono
state svolte dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Policoro e del Nucleo
Ispettorato del Lavoro di Matera e Potenza, che nello stesso mese di maggio
2018 hanno effettuato 4 fermi di indiziato di delitto di cittadini rumeni.

Le fasi successive
delle attività investigative, sviluppate anche in ambito internazionale, hanno consentito
di cristallizzare le responsabilità penali dei singoli appartenenti
all’organizzazione criminale transnazionale, dedita alla intermediazione illecita
e sfruttamento della manodopera, ed individuare il modus operandi della citata
compagine che consisteva nel reclutare all’estero, tramite l’uso di social
network (Facebook), i lavoratori, principalmente rumeni, i quali, una volta
giunti in Italia, venivano privati dei documenti di riconoscimento e costretti,
sotto minaccia ed intimidazione, a lavorare in diversi fondi agricoli privati,
individuati in Scanzano Jonico e Policoro. Le vittime venivano alloggiate
presso delle abitazioni a loro fittate forzatamente, il cui costo veniva loro
automaticamente decurtato dal salario. I lavoratori venivano costretti a
lavorare fino a 14 ore consecutive con un salario medio di 3,5 euro all’ora,
con una sola pausa per il pranzo di mezz’ora e sotto continue minacce e intimadazioni.

Al sodalizio
criminoso hanno preso parte anche alcuni titolari e gestori di aziende operanti
nel settore orto – frutticolo, nonché un impiegato presso l’Ufficio Anagrafe del
Comune di Scanzano Jonico e due sindacalisti di un patronato di Marconia di
Pisticci, tutti raggiunti da misure cautelari.

Durante operazioni
perquisizioni sono stati rinvenuti documenti comprovanti le attività illecite
per cui si procede e somma contante pari a 56.000 euro, sottoposti a sequestro.

Le indagini sono
state coordinate dal Procuratore della Repubblica di Matera, dr. Pietro
Argentino, e dal P.M. d.ssa Annafranca Ventricelli; i provvedimenti cautelari
sono stati emessi dal G.I.P. d.ssa Rosa Angela Nettis.

L’importante
operazione contro lo sfruttamento dei lavoratori e l’odioso fenomeno del
caporalato è il frutto dello sforzo sinergico dei Carabinieri del territorio
lucano e di quelli specializzati nella tutela del lavoro, con il fondamentale
apporto delle Stazioni Carabinieri, imprescindibili presidi di sicurezza e
legalità per i cittadini.
Rossella Montemurro
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