domenica, 25 Febbraio 2024

Ragazzi lucani laureati fuori regione costretti a
immatricolarsi presso l’università dove si è conseguito il titolo per sperare
di ottenere la certificazione dei crediti formativi universitari (cfu).
Non è sbagliato definire un vero e proprio business l’acquisizione
dei 24 cfu obbligatori affinché i docenti di terza fascia possano partecipare
al concorso scuola 2018.
Anche chi è in possesso di lauree specifiche, infatti,
(si pensi a Scienze dell’educazione, Psicologia o Filosofia) e che, quindi, ha
già maturato nel proprio percorso accademico i crediti – si tratta di
discipline antro-psico pedagogiche quali pedagogia, pedagogia speciale,
didattica dell’inclusione, psicologia e antropologia – per avere la relativa
certificazione è costretto a immatricolarsi di nuovo, compilare moduli in cui si
dichiarano gli esami sostenuti e subire un costo, a discrezione dei singoli
atenei, per ottenere l’attestazione. Il MIUR ha deciso che non basta possedere
i cfu, l’ateneo deve riconoscere il fatto che la persona in questione abbia
conseguito tali crediti e ciò porta al pagamento del servizio ricevuto
all’università – una somma che può oscillare dai 10 ai 500 euro.
Un business, quindi ma anche tanta confusione sui cfu:
sono molte le università che non si assumono la responsabilità di validare i
crediti già ottenuti dagli aspiranti insegnanti o, per tentare di farlo,
richiedono piani di studio dettagliati anche quando le lauree sono state conseguite
negli anni Novanta – è inevitabile la difficoltà nel ripercorrere una carriera
universitaria così datata.

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