venerdì, 19 Aprile 2024

 
 

Sono dieci in totale le persone
indagate nell’ambito di un’inchiesta antimafia coordinata dalla Direzione
distrettuale antimafia di Potenza e condotta dai Carabinieri della Comando Provnciale di Matera e del Ros. Nove sono arrestate all’alba di oggi, dai Carabinieri, su
disposizione del gip della Procura distrettuale di Potenza. Per un’altra è
stato disposto il divieto di dimora.

Gli arrestati sono
gravemente indiziati di aver partecipato all’associazione mafiosa, con base a Scanzano
Jonico, denominata clan Schettino. Il gruppo criminale, secondo quanto emerso
dalle investigazioni, era dedito alle estorsioni aggravate in danno di
imprenditori edili e agricoli del Metapontino, al traffico e allo spaccio di
sostanze stupefacenti e illegale detenzione di armi.

Il 4 febbraio scorso nell’ambito
dell’operazione Centouno, per lo stesso clan erano già state adottate, dal gip
di Potenza, misure cautelari restrittive che avevano coinvolto 46 persone.

L’organizzazione mafiosa risultava
coinvolta in numerosi episodi di intimidazioni e violenze, anche nei confronti
di giornalisti, ed operava sul territorio della costa jonica lucana. Le
indagini hanno riguardato il periodo che va dalla fine del 2016 all’inizio del
2019.

I rituali tipici della
camorra e il proselitismo sul web. Il sodalizio che aveva mutuato rituali di
affiliazione tipici della camorra svolgeva la sua attività di proselitismo non
solo sul territorio dove imponeva le proprie attività criminali (e anche
ricreative organizzando eventi e concerti), ma anche sul web attraverso un
sapiente uso dei social network.

I principali reati
contestati. Associazione per delinquere di stampo mafioso; spaccio di
sostanze stupefacenti; incendio e danneggiamento a seguito di incendio;
minaccia aggravata dal metodo mafioso; estorsione aggravata dal metodo mafioso;
detenzione e porto illegale di armi; tentato omicidio aggravato e lesioni
personali.

Il provvedimento
restrittivo odierno – ha spiegato il procuratore capo di Potenza Francesco Curcio – che
segue una attività integrativa delle indagini e delle contestazioni svolta a
seguito di alcune (parziali) scarcerazioni, conferma la mafiosità del clan
Schettino, la sua capacità di controllo egemonico del territorio ottenuto
attraverso l’uso della forza d’intimidazione e la violenza. Non a caso veniva
anche a documentata, dopo la scarcerazione di una parte degli indagati, la
rinnovata volontà del sodalizio di riaffermare la loro presenza sul territorio.

Rapine a mano armata,
minacce di morte a giornalista e tentato omicidio. Oltre al reato di
associazione mafiosa sono stati contestati agli indagati i seguenti fatti
criminosi: rapina a mano armata al supermercato “Qui’ Discount” di
Policoro, avvenuta il 2 gennaio 2019; minaccia aggravata nei confronti del
giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Filippo Mele a cui fu recapitata
una busta contenete una lettera minatoria e un proiettile; rapina a mano
armata al supermercato “Spesì” di Policoro, l’8 settembre 2018; incendio in
azienda Apofruit di Scanzano il 9 aprile 2018; tentata estorsione, il 19
febbraio 2018 in danno dell’impresa edile Sinnica Service Srl., mediante
apposizione di fiori, lumini votivi e un candelotto contenente esplosivo posto
davanti al cancello del cantiere, a Montalbano Jonico; tentato omicidio,
mediante esplosione di colpi di arma da fuoco, nei confronti di Bashiru Abdul
Mumin, cittadino ghanese, il 22 settembre 2017 a Policoro;
tentata estorsione in danno dell’impresa edile Donadio Giorgio Srl., il 20
maggio 2017, mediante apposizione di fiori e lumini votivi posti davanti la
porta di ingresso dell’ufficio, a Scanzano Jonico.

Le indagini, sono tuttora
in corso e suscettibili di ulteriori sviluppi.

 
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