Riceviamo e pubblichiano da Massimo Scalia (Presidenza della Commissione scientifica sul Decommissioning):

 “Ci sono tante,
troppe cose che non vanno nell’attività (?) Sogin. Si sono accavallate
incapacità di programmazione e pessime gestioni, appetiti politici, interessi di
lobby grandi, medie e minuscole, velleità varie sui finanziamenti per lo
smantellamento degli impianti. Tra queste velleità va segnalata quella del
ritorno al nucleare che, incredibilmente, non si è mai spenta. Peggio dei
militari giapponesi, che da una qualche isoletta del Pacifico si arrendevano
ancora venticinque dopo la fine della guerra. Già, ma dal referendum del 1987
sono passati più di cinque lustri e c’è stato un altro referendum per chi non
avesse capito. E arrendetevi, sù!

 In questi
giorni stanno girando insistenti rumors di commissariamento della Sogin.
L’intervento su questa società è ormai ineludibile, ma deve essere una
ristrutturazione completa e di alto livello. Chi pensasse che possa essere un
mezzo per creare una poltroncina per qualche politico, trombato o “trombaturus”,
sarebbe un irresponsabile. Un cretino irresponsabile.

 La vicenda
EUREX di Saluggia. EUREX è l’impianto nel quale, da oltre 40 anni, sono
allocati dei serbatoi ormai vetusti che contengono più di 200 litri di rifiuti
liquidi radioattivi residuati dal ritrattamento del combustibile nucleare. Nel
2000 il Dipartimento nucleare dell’ANPA impose di solidificare quei rifiuti
entro il termine improrogabile del 31 dicembre 2005. Nel 2003 gli
impianti passarono alla Sogin e il generale Jean, commissario pro tempore,
decise da bravo generale di cambiare il progetto ENEA, basato sulla tecnologia
della vetrificazione, a favore, invece, di una più semplice
cementazione dei liquidi in modo da accelerare i tempi: il progetto
CEMEX.

 La Sogin ha
impiegato ben 10 anni per portare a gara il progetto, mentre tra i due gruppi
pubblici, Ansaldo Nucleare (Finmeccanica) e SAIPEM (gruppo ENI), si svolgeva uno
scontro a colpi bassi. E quando la SAIPEM vince la gara, lo scontro si sposta al
contenzioso continuo tra appaltatore e committente e all’interno della stessa
Sogin fino alla paralisi totale dell’operatività. Oggi, dopo che nel luglio
scorso il nuovo CdA Sogin ha rescisso unilateralmente il contratto, siamo alla
carta bollata tra Sogin e SAIPEM. Sullo sfondo un’umiliante e grave realtà:
di fatto siamo tornati indietro di 20 anni nella gestione di quella che è la
situazione più critica dei rifiuti radioattivi in Italia
. E ne va della
salute e della sicurezza dei cittadini.

Sì, “Industria
4.0”! E’ l’italietta delle faide tra corporazioni medievali, e se il Ministro
Calenda, così impegnato sul futuro, si voltasse a dare un’occhiata a questo
pregresso non farebbe un’oncia di danno”.

 

 



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