martedì, 23 Aprile 2024

In mattinata militari del
Nucleo speciale Polizia valutaria della Guardia di finanza, con la
collaborazione di altri reparti del Corpo sul territorio nazionale, stanno
dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del
Tribunale di Roma, su richiesta della Procura della Repubblica capitolina, per
reati di corruzione commessi nell’ambito della gestione dell’Enpapi (Ente
nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica), nel
periodo settembre 2010 – febbraio 2019.
Il provvedimento dispone la sottoposizione a vincolo, nei confronti degli
indagati, di disponibilità per oltre 40 milioni di euro, sotto forma di risorse
finanziarie, partecipazioni societarie e beni mobili e immobili. Tra questi
ultimi, concentrati soprattutto nelle province di Roma, Potenza, Grosseto e
Gorizia, vi sono alcune ville, ubicate nel quartiere Casal Palocco di Roma,
all’Argentario e nel goriziano. Attraverso l’attivazione dei canali della
cooperazione giudiziaria, sono stati individuati anche rapporti finanziari
svizzeri riconducibili a uno degli indagati.
Destinatari della misura sono un noto imprenditore lucano, un avvocato e un
commercialista operanti su Roma nonché il presidente e il direttore generale
pro-tempore dell’ente.
L’operazione, spiegano le
Fiamme Gialle, costituisce un ulteriore tassello dell’indagine che ha già
portato, lo scorso febbraio, all’arresto degli indagati, per le plurime utilità
corrisposte ai vertici dell’Enpapi coinvolti. Gli importi sottoposti ora a
sequestro costituiscono il vantaggio economico che corrotti e corruttori hanno
tratto dal sistema illecito scoperto dalle indagini.
I vertici dell’ente colpiti dal provvedimento di sequestro, indica la Gdf,
hanno infatti preso parte ad accordi corruttivi da cui hanno tratto consistenti
utilità economiche, incuranti degli interessi di migliaia di associati.
I due professionisti coinvolti hanno lucrato profitti illeciti per circa 34
milioni di euro, tramite i numerosi incarichi di consulenza conferiti dalle
società di gestione dei fondi ove l’ente previdenziale aveva nel tempo
investito. Investimenti, questi, effettuati dall’Enpapi per importi consistenti
in fondi immobiliari e altri strumenti di private equity, in contrasto con le
indicazioni date nel tempo da Covip e Corte dei Conti.
All’imprenditore potentino erano stati invece garantiti guadagni illeciti per
circa 6 milioni di euro, frutto delle plusvalenze su compravendite di immobili
acquistati dall’Enpapi a prezzi evidentemente lievitati.
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