sabato, 25 Maggio 2024



MONTESCAGLIOSO – L’addome squartato con una
coltellata, la testa recisa di netto: una crudeltà inaudita che, secondo le
risultanze investigative, è scaturita da futili motivi. Il 42enne montese Luigi
D’Aria sarebbe stato ucciso perché continuava a recarsi nella casa di campagna
di Giuseppe Simmarano, ex pizzaiolo 47enne che il 28enne disoccupato Ginamarco
Mossuto avrebbe voluto ristrutturare per andarci a vivere: Simmarano con la
compagna, Mossuto con la moglie, i due bambini e un terzo in arrivo.

D’Aria, invece, secondo le dichiarazioni di Mossuto,
nonostante gli fosse stato detto di non andare più, continuava a raggiugerla
per drogarsi e rubare. Così, sabato scorso, quando Mossuto è andato in campagna
– con una terza persona che subito dopo è andata via – e ha trovato D’Aria, ha
iniziato a litigare. Il litigio ben presto è degenerato fino all’epilogo
tragico. Mossuto ha quindi telefonato a Simmarano che è giunto sul posto e ha
aiutato a pulire le tracce di sangue.

“Gli arresti di Mossuto e Simmarano rispecchiano la
perfetta sinergia tra Forze dell’Ordine e Magistratura – ha dichiarato il
colonnello Samuele Sighinolfi, comandante provinciale dei Carabinieri di Matera
– È noto che l’85 per cento degli omicidi viene scoperto nelle 24 ore oppure
diventa difficile risolverli”.

Gli interrogatori serrati dei Carabinieri – i militari
del Nucleo Investigativo, della Polizia Giudiziaria e della Stazione di
Montescaglioso – hanno subito permesso di chiudere il cerchio. I rilievi e i
repertamenti, inoltre, sono stati svolti da personale del nucleo investigativo
in servizio a Matera e formato direttamente dal Racis.

A scoprire il cadavere, il proprietario di un terreno
in contrada Cannezzano, recatosi domenica scorsa come ogni mattina per la cura
delle proprie piante. Il corpo era avvolto in coperte che, si sono resi conto i
militari, erano state prese dall’abitazione rurale del Simmarano, a circa 400
metri dal luogo in cui è stato ritrovato. Simmarano e Mossuto si sono
presentati spontaneamente dai Carabinieri, riferendo che nei pressi della casa
di campagna avevano notato una Nissan Blu (una versione fantasiosa per tentare
di depistare gli inquirenti). I sopralluoghi dell’Arma hanno permesso di
scoprire numerose tracce ematiche nella casa e un grumo di sangue nelle sterpaglie,
nelle immediate vicinanze. Il racconto dei due presenta vistose contraddizioni
che si acuiscono quando anche la compagna del Simmarano viene ascoltata dai
Carabinieri. Anche da un confronto tra loro emergono altre discordanze: il
Mossuto confessa di temere per la propria incolumità, il Simmarano in qualità
di indagato dice di aver ricevuto la telefonata dal Mossuto dopo aver trascorso
la serata con la compagna, il fratello e il fidanzato del fratello. Messo alle
strette, Mossuto crolla.

Entrambi rispondono di omicidio aggravato dai futili
motivi e per aver agito con crudeltà, il Mossuto anche di porto al di fuori
della propria abitazione di coltello e occultamento di cadavere.

Il procuratore capo Pietro Argentino insieme al
Pubblico Ministero Annunziata Cazzetta ha sottolineato che l’arma del delitto
non è stata ancora ritrovata e che le indagini proseguono.

Nel pomeriggio sarà effettuato l’esame autoptico dal
professor Alessandro Dell’Erba.

Rossella Montemurro

  

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