sabato, 15 Giugno 2024

Allo
scadere dei primi due mesi dall’inaugurazione, avvenuta lo scorso 19 aprile,
c’è grande entusiasmo per il successo della mostra “Il Rinascimento visto da
sud. Matera, l’Italia meridionale e il Mediterraneo tra ‘400 e ‘500”, per
questo prorogata sino al 15
settembre in Palazzo Lanfranchi, a Matera Capitale Europea della Cultura 2019.
I numeri complessivi dei visitatori di Palazzo Lanfranchi dall’inizio del 2019
sono straordinari: gli ingressi hanno infatti raggiunto quota 30.000, con un
incremento del
71,6% rispetto all’anno precedente. Dal 19 aprile al 14 giugno si calcolano
12.080 visitatori entrati con il passaporto alla mostra e complessivamente più
di 18.000 ingressi al museo.
La meravigliosa rassegna, promossa dal Polo Museale e dalla Fondazione Matera –
Basilicata 2019 e curata dalla direttrice del Polo Marta Ragozzino e da
Pierluigi Leone de Castris, Matteo Ceriana e Dora Catalano, è certamente una
delle manifestazioni più
attrattive ed affascinanti del vasto programma culturale di Matera 2019.
La mostra, rigorosamente scientifica e al contempo accessibile a tutti e
coinvolgente, densa di capolavori indiscussi e di opere restituite alla vista,
ha dimostrato che anche a Sud – ed in particolare a Matera, capitale europea
della cultura – è possibile organizzare
una grande esposizione d’arte di interesse internazionale, in grado di
approfondire, grazie a una nuova visione meridiana che rovescia il tradizionale
punto di vista sul Rinascimento, tematiche già ben indagate, creando, come in
questo caso, confronti inediti tra autori,
opere e contesto storico che aggiungono nuovi elementi allo stato delle
conoscenze.

La
partecipazione degli oltre 12 mila visitatori è la conferma che questo
obiettivo è stato centrato; valutazione ribadita dal giudizio di chi opera nel
settore e degli studiosi della materia, dai tanti importanti esperti e
direttori di musei ed istituzioni culturali di tutto il
mondo che quasi ogni giorno arrivano a Matera proprio per riscoprire il
“Rinascimento visto da sud”.
Obiettivo della mostra non è quello di riscrivere la storia del Rinascimento,
ma dimostrare che il Sud del nostro Paese vi ha avuto una parte da
protagonista, maturando – anche grazie alle circostanze storiche, alla
dominazione angioina, aragonese, spagnola, e alla
rete di rapporti economici e commerciali col Mediterraneo e l’Europa del Nord –
un “suo” proprio linguaggio, diverso e originale rispetto a quanto sperimentato
nel Centro-Italia, nell’area che viene considerata la culla del Rinascimento
italiano.
Questa visione originale ha saputo accogliere nel proprio grembo i venti di
rinnovamento provenienti anche dal Nord più lontano, dalle Fiandre, dall’Italia
settentrionale, da Venezia, da Firenze e da Roma, colloquiando incessantemente
con le culture dei paesi
affacciati sul Mediterraneo occidentale – soprattutto la Spagna – ma anche sul
Mediterraneo orientale, dall’Adriatico alla Grecia e a Costantinopoli.
Di questo crogiolo di culture, di stimoli, di istanze si sono alimentati
artisti del Sud, “locali” per posizionamento geografico, ma “universali” per
portata. Valga, uno per tutti, il nome di Antonello da Messina.
Gli sforzi di tutti e la fiducia di molte decine di enti prestatori, non pochi
dei quali stranieri ma anche dei grandi e piccoli musei italiani, tra i quali
spiccano le istituzioni e i musei napoletani particolarmente generosi, come il
museo di Capodimonte, hanno consentito di
raccontare questa grande, e per molti versi, sconosciuta pagina di storia del
nostro Mezzogiorno.
Il pubblico, in un vero e proprio viaggio nel Mediterraneo, percorrendo le otto
sezioni della mostra penetra sempre più profondamente all’interno di un’epoca
che fu di grandi relazioni, di straordinarie aperture. E sono espressione di
quel felice momento storico le
circa 250 opere qui riunite: dipinti innanzitutto, ma anche sculture,
incunaboli, manoscritti, tessuti, bronzi, ceramiche, astrolabi e preziose
oreficerie. Un concentrato così ricco di opere lo si è difficilmente visto in
altre mostre.
Per effetto della normativa sulla conservazione dei disegni, la mostra è
destinata a privarsi nei prossimi giorni di una sua gemma, ma ne acquisisce due
di nuove. A dover “tornare a casa”, per un periodo di riposo tecnico, è il
disegno preparatorio di Raffaello per la
Madonna del Pesce, eseguita per Napoli dal maestro della “maniera moderna”.
Nel frattempo, da Valencia, in Spagna, giunge però in mostra un prezioso
azulejo quattrocentesco, e dall’Umbria un notevole frammento di Pinturicchio.
Le nuove opere saranno presentate al pubblico domenica 23 giugno, unitamente
all’apertura di una
speciale installazione site specific nella Chiesa del Carmine connessa al
museo. L’installazione, contemporanea e a fortissimo impatto visivo,
rappresenterà un’anteprima della mostra e sarà liberamente fruibile dal
pubblico. Essa comprenderà sei gigantografie retroilluminate di immagini
estratte da alcune delle più belle e significative opere esposte, che si
rifletteranno in grandi vasche d’acqua poste sul pavimento della chiesa a
creare un magico effetto di sospensione. Una proiezione video sul grande
schermo posto in fondo
alla navata della chiesa racconterà, attraverso l’animazione di alcuni
documenti cartografici, gli scambi commerciali e culturali delle grandi città
affacciate sul Mediterraneo.
La mostra non si conclude nel complesso di Palazzo Lanfranchi, ma si espande in
tutto il territorio tra Basilicata e Puglia, dove conventi, chiese, musei
custodiscono opere, spesso notevolissime. Speciali percorsi di visita ed una
segnaletica dedicata permetteranno di
raggiungere i luoghi dove si conservano queste opere, ma anche di segnalare
quelli dai quali provengono le opere del territorio trasferite in mostra.
Pubblicità

Pubblicità
Copy link
Powered by Social Snap