venerdì, 31 Maggio 2024

Un nuovo
appuntamento culturale materano attende il pubblico martedì 11 giugno 2019,
alle ore 18.30, presso la Sala Levi del Museo di Palazzo Lanfranchi, con la
presentazione del libro di Francesco Mazzotta DALL’ACCIAIERIA ALLA FABBRICA DEI
SUONI.  L’officina artistica di Giovanni
Tamborrino [Zecchini Editore]. L’evento è promosso da Universa Musica e la Casa Editrice del volume, con
la collaborazione del Polo Museale della Basilicata e del Conservatorio di
Musica E. R. Duni di Matera.

Interverranno: Marta Ragozzino, Direttrice del Polo
Museale della Basilicata; Saverio Vizziello, Direttore del Conservatorio di
Musica E. R. Duni; Dinko Frabis, Musicologo e docente dell’UniBAS; Giovanni
Tamburrino, Artista del suono e Docente di Strumenti di percussione presso il
Conservatorio di Musica E. R. Duni. Sarà presente l’Autore.

Seguirà concerto
dei Drama Percussion con Giuseppe Bolettieri, Federico Apollaro, Andrea
Tamborrino e Nicola Montemurro. L’ensamble proporrà opere strumentali del M° Giovanni
Tamborrino.

Ingresso libero.

GIOVANNI
TAMBORRINO  è nato a Laterza, in
provincia di Taranto, dove vive. Ed ha solo 17 anni quando diventa operaio
dell’Italsider, all’inizio degli anni Settanta. Ma in testa ha una sola cosa:
la musica. Realizzerà il suo sogno. E nel giro di poco tempo da batterista di
musica leggera nei locali di provincia diventerà il percussionista di Luciano
Berio, Sylvano Bussotti e Franco Donatoni, mostri sacri dell’avanguardia colta.
Fulminato da Carmelo Bene e dalla sua lezione sulla phoné, riscriverà i codici
del teatro musicale contemporaneo con il linguaggio personalissimo dell’Opera
senza canto. E sulla sua strada ritroverà l’acciaieria con la composizione Mare
metallico, premiata nel 2013 con l’Abbiati, l’Oscar italiano della musica
classica. In ricordo dei suoi trascorsi di operaio, Tamborrino dedicherà
l’importante riconoscimento a Taranto e alla sua gente, schiacciata tra lo
stabilimento di oggi e la vecchia Italsider, nella quale l’ex tuta blu guardava
sbigottito le colate d’acciaio dal “reparto agglomerati” già immaginando di
fondere la musica in una personale fabbrica di suoni.
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