giovedì, 13 Giugno 2024

Dall’epica dei campioni
morti in tragici incidenti alla leggerezza dei nuovi linguaggi televisivi, del
talk show non strillato di Pierluigi Pardo. Dal marketing geniale delle
campagne virali sui social del Pordenone (mai in serie B) alle tavole della
graphic novel di Matteo Matteucci. Dal rigore del giornalismo di inchiesta
giudiziaria e finanziaria di Marco Bellinazzo alla potenza borgesiana del
Fantacalcio, inventato da Riccardo Albini, che ogni fine settimana inventa
migliaia di partite che riescono a mantenere viva l’attenzione di milioni di
tifosi su un campionato già deciso in inverno. Ci sono tanti modi di raccontare
lo sport più bello del mondo e Sport Tales, il cartellone sportivo di Matera
Capitale europea della cultura 2019, ha provato a declinarli tutti, nel lungo
weekend della festa del lavoro, da mercoledì 1 a sabato 4 maggio all’ ex
ospedale San Rocco di Piazza San Giovanni a Matera.

Un racconto che è giusto
srotolare al contrario partendo dalla giornata conclusiva dedicata al Grande
Torino, nel 70esimo anniversario, con gli studenti della “Pascoli”
impegnati a disegnare quegli indimenticabili campioni a partire dalla storia
scritta da Franco Ossola e illustrata da Matteo Matteucci per un libro edito da
Minerva.
“Abbiamo aderito con entusiasmo – spiegano le professoresse Grazia Tantalo
ed Enza Sileo, coordinatrici della web tv della scuola media materana – al
progetto di Sport Tales. I nostri redattori hanno già intervistato due
campionesse e personaggi pubblici come Fiona May e Giusy Versace, che sono
venute a scuola a incontrare i ragazzi mentre intervenivano a Matera 2019.
Stavolta invece abbiamo coinvolto due classi in questo laboratorio di disegno a
cui ha fatto seguito l’incontro con uno scrittore”.

E così dopo Matteo
Matteucci è toccato ad Alessandro Alciato, popolare giornalista televisivo,
rispondere alle domande dei giovani reporter della scuola media materana. Dopo
alcune biografie, l’inviato speciale di Sky Sport in “Demoni” si è
misurato con i drammi di undici campioni costretti a misurarsi con le dure
sfide della vita: da Mamadou Coulibaly che ha raggiunto l’Europa in un barcone
a Verratti che dal 6 aprile 2009, quando la terra ha tremato all’Aquila, non è
più stato lo stesso, da Buffon, il portiere nazionale, che ha vinto la
depressione a Sinisa Mihajlovic che la guerra dei Balcani l’ha vissuta in casa
con lo zio croato che voleva uccidere il padre serbo. E poi lo stress
compulsivo di Arrigo Sacchi che ha sempre firmato contratti di un anno
“tanto poi smetto”. Il fratello rapito di Kaladze, Quagliarella stalkerato,
Balotelli e il razzismo, il cuore matto di Cassano e il ghetto di Ibrahimovic,
l’eroismo civile di Pisacane, Shevchenko e i palloni radioattivi di Chernobyl, Attilio
Romero e gli strani casi della vita.

A concludere la giornata
l’intervento di una delegazione del Torino club di Melfi, guidata dal
giornalista sportivo Gianluca Tartaglia, che ha voluto arricchire la Biblioteca
della Cultura sportiva di Matera 2019 con alcuni suoi volumi, dedicati alla
storia del Toro, ma anche della squadra federiciana, negli anni scorsi salita
agli onori della serie C.
Del grande Toro si era già parlato nell’incontro del 2 maggio dedicato a due
anniversari dolorosi: il 70ennale di Superga, il 30ennale della morte di
Scirea: “Chiedi chi era Gaetano, chiedi cosa era il Grande Torino”.
Ce li hanno raccontato due grandi firme del giornalismo sportivo italiano, Italo
Cucci e Gigi Garanzini, iscritti nell’ Hall of Fame della Cultura Sportiva,
promossa da Matera 2019. Con una grande lezione sul mestiere da parte di Cucci,
autore della biografia su Boniperti, il presidente che portò Scirea alla Juve:
“bisogna essere spugne”, in riferimento alla necessità di assorbire
tutto quello che ci circonda. E Garanzini che consegna la grandezza di Gaetano
Scirea in un semplice aneddoto, raccontatogli in una delle rare interviste
concesse dal campione celebre anche per il suo riserbo. Per lui che aveva vinto
tutto (mondiali, le tre coppe europee, tanti titoli nazionali) “la più
grande emozione che mi ha dato il calcio è stata la corsa di Peirò dopo il gol
nella semifinale con il Liverpool”. Aveva dodici anni e il padre, tifoso
nerazzurro, lo aveva portato a San Siro per assistere a quell’impresa che gli
era restata nel cuore.
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