giovedì, 18 Luglio 2024

Potrebbe atteggiarsi a
diva (in Inghilterra e in Usa con i suoi thriller raggiunge i primi posti in
classifica) e invece è di una semplicità e di una cordialità disarmanti. A
Matera per presentare il suo ultimo thriller, Le tre bambine (Piemme), nel corso del Women’s Fiction Festival,
l’autrice bestseller Jane Corry si dimostra quanto mai affabile, disponibile,
sincera: esattamente il contrario rispetto alle donne – tormentate e in cerca
di vendetta – che descrive nei suoi libri: thriller psicologici che catturano
il lettore dalla prima all’ultima pagina senza lasciargli scampo.

Qual
è il segreto delle sue trame così complesse e coinvolgenti?

“Comincio con l’idea di
un legame familiare, poi penso a quello che potrebbe andar male nel rapporto,
soprattutto sotto il profilo legale. Prima di iniziare a scrivere ho già un
colpo di scena, qualcosa in mente che poi aggiungo scrivendo. Ovviamente non
riesco a pianificare tutto fin dall’inizio, mentre scrivo i personaggi
diventano più complessi. Una volta finito il manoscritto lo rileggo più volte
per vedere se tutto torna”.

Le
sue trame sono molto verosimili: secondo lei quante probabilità ci sono che ciò
che lei descrive possa davvero accadere nella realtà?

“Credo ci sia
un’altissima probabilità che queste storie possano diventare realtà. Prendo
sempre ispirazione anche dal mio lavoro. Sono stata insegnante di scrittura
creativa nelle prigioni maschili ed era molto interessante vedere come fossero
impaurite le giovanissime avvocatesse che arrivavano per difendere o per
assistere i clienti. Anch’io avevo momenti di paura e di titubanza.  Credo ci sia qualcosa in queste prigioni
maschili, nel senso che forse lì dentro è proprio l’istinto materno che viene
fuori da noi donne, c’è qualcosa che ci suscita emozioni. E questo è anche un
aspetto che torna nei miei thriller, da La
nuova Moglie
a Le tre bambine.

Ha
tratteggiato donne tenaci, pericolose, a volte cattive, donne che arrivano ad
uccidere. Perché questa scelta?

“Dopo il mio divorzio,
oltre agli alimenti che ricevevo dal mio primo marito, ho dovuto guadagnarmi un
reddito a parte e ho iniziato a lavorare. Lavorando in prigione ho conosciuto
un mondo nuovo, interessante, un mondo che non conoscevo prima. Faccio parte della
giuria del premio Koestler, un premio per opere d’arte e racconti assegnato a
donne e uomini incarcerati. Ho capito che non sono solo gli uomini a fare cose
cattive nella vita, ci sono anche le donne che le fanno, soprattutto quando
vengono tradite da un uomo o sono state traumatizzate. E sono in grado di fare
molto male. Infatti c’è la citazione del poeta e drammaturgo inglese William
Congreve (in inglese è un’espressione usata spesso quando si parla di una donna
tradita o derisa o anche solo furiosa, ndr): “Non c’è furia dell’inferno
peggiore di una donna respinta/rifiutata/derisa.””

Una
delle protagoniste de La nuova moglie
ha origini italiani, parte del thriller è ambientata in Italia. Potrebbe
esserci un nuovo thriller ambientato a Matera?

“Sicuramente! Quando
avevo 19 anni ho viaggiato in Europa in treno con il mio ragazzo. Appena sono
arrivata qui in Italia ho detto: “Sono a casa”. Mia nonna ripeteva che in
famiglia avevamo del sangue italiano, purtroppo è morta e non siamo riusciti a
risalire alle nostre origini. Matera è una cittadina che amo molto, che mi
ispira e, in mattinata, facendo un giro nei Sassi ho visto che potrebbero
essere fonte di ispirazione per un mio prossimo libro”.

Jane Corry scrive per
diversi giornali inglesi, tra cui The Times e The Daily Telegraph.

(Si
ringrazia Veronica Cioni per la traduzione)
Rossella
Montemurro
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