domenica, 26 Maggio 2024

Mi è capitato più di qualche volta nella mia carriera di ricevere domande del tipo: “Professore, ma che cosa è il pentimento?”.

Vi confesserò che ho sempre chiesto “aiuto” al filosofo Mosè Maimonide (1135-1204) e proponevo ai miei alunni la seguente meditazione sul peccato e sul pentimento:

“Pentirsi significa rinunziare al peccato, rigettarlo dal proprio spirito e decidersi di non peccare più.

Bisogna confessare con le labbra e dare un’espressione ai pensieri che hanno generato questa determinazione.

Il dolore comporta un sentimento di vergogna e a colui che commette una trasgressione e ne concepisce poi vergogna tutti i peccati sono perdonati.

In verità, Dio non domanda nient’altro che di proclamare davanti a lui: “Ho peccato”.

Il giudizio che egli ha scagliato a Gerusalemme è derivato dal fatto che essa ha detto: “Non ho peccato”.

Ma quando l’uomo dice: “Ho peccato”, nessun angelo di distruzione lo può toccare …

Così, la confessione è una caratteristica essenziale del pentimento, precede i diversi modi purificazione e, contemporaneamente , esprime la determinazione dell’uomo di rigettare il suo peccato”.

Questa meditazione ci fa capire che pentirsi è operare una scelta efficace che soprattutto deve invertire la rotta della vita.

È bello anche riflettere sul fatto che convertirsi è un’esplicita dichiarazione, o meglio una confessione pubblica.

Ma il pentimento comporta anche la vergogna per il vizio, per l’abisso in cui si era precipitati.

E’ fondamentale però per il perdono la sincerità nel confessare il proprio peccato.

Gesù non ha mai sopportato l’ipocrisia; chi di noi non ricorda quello che dice ai farisei: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia.” (Matteo  23, 27).

Vorrei concludere questa mia modestissima riflessione con quello che San Giovanni scrive nella Prima Lettera: “Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.”

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

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