martedì, 16 Luglio 2024

Da periferia a centro.
Non unico ma affatto secondario, del Rinascimento italiano.
E’ il cambio di prospettiva che, rispetto ad una storiografia imperante,
propone la grande mostra Rinascimento visto da Sud. Matera, l’Italia
meridionale e il Mediterraneo tra ‘400 e ‘500 che si può ammirare dal 19 aprile
al 19 agosto 2019 al Museo nazionale di arte medievale e moderna della
Basilicata in Palazzo Lanfranchi, naturalmente a Matera, quest’anno Capitale
Europea della Cultura. Ed è la Fondazione Matera-Basilicata 2019 insieme al Polo
Museale della Basilicata che propongono e coproducono questa fondamentale
rassegna, affidata alla cura di Marta Ragozzino, Pierluigi Leone de Castris, Matteo
Ceriana e Dora Catalano.

200 selezionatissime opere, con prestiti
dai più importanti musei europei, documentano la fioritura artistica e
culturale avvenuta nell’Italia meridionale nel secolo a cavallo tra la metà del
Quattrocento e la metà del Cinquecento. Allargando la visuale al più ampio
contesto del Mediterraneo. In una mostra che rovescia il punto di vista
tradizionale su uno dei più importanti periodi storico artistici e offre una
nuova lettura del Rinascimento, mettendo in luce la centralità delle rotte
mediterranee, gli scambi e i rapporti tra le culture, i viaggi degli artisti e
delle loro opere.

Una storia meridiana, fatta di
contaminazioni culturali e scambi intensissimi tra le sponde del Grande Mare,
in quel secolo speciale durante il quale, con la scoperta dell’America, si è
‘allargato’ il mondo.
Che mostra come e quanto questo spazio equoreo sia stato percepito come esiguo,
facilmente percorribile e passibile di continui rapporti e, allo stesso tempo,
avvertito come vasto, irrelato e ostile.

La grande esposizione materana “rivela –
afferma Marta Ragozzino – la rete potente di circolazioni culturali e scambi,
tra nord e sud ma anche tra est ed ovest, che hanno visto la Basilicata e il
Sud farsi naturale epicentro di idee, innovazioni, culture. Dalle Fiandre alla
Spagna, da Costantinopoli a Venezia, Firenze e Roma. Ad alimentare la fioritura
di una vicenda artistica alternativa a quella ben nota e paradigmatica delle
capitali del Rinascimento, frutto prezioso di una straordinaria koiné
meridiana. Della quale appare importante riconoscere e leggere dinamiche,
protagonisti e comprimari e il cui centro gravitazionale presto divenne Napoli,
già capitale culturale ‘internazionale’ nel XIV secolo sotto i più importanti
re angioini, in particolare durante il regno di re Roberto. Proponendo una
rilettura interdisciplinare, attenta alla dialettica tra “centro e periferia”.

In Palazzo Lanfranchi e nella attigua Chiesa
del Carmine ad essere proposta, in un percorso arricchito da grandi immagini e
postazioni multimediali di approfondimento, è una stimolante rilettura di
testimonianze culturali e scientifiche le più diverse: dipinti, sculture,
miniature, medaglie, oreficerie, arazzi, tessuti, maioliche, libri e stampe ma
anche oggetti preziosi, carte geografiche, portolani, strumenti di navigazione…
Con l’obiettivo di mettere a fuoco una storia originale, diversa da quella
sviluppata nelle grandi capitali del centro e del nord, come Firenze, Milano,
Venezia, Roma, seppur continuamente interconnessa agli eventi e ai linguaggi
che caratterizzarono queste capitali.

“Tra le principali opere esposte –
anticipano i curatori – la quattrocentesca Carta del navegar di Albino da
Canepa, insieme a molte altre Carte, Mappamondi, Portolani e strumenti di
navigazione. La grande Pianta prospettica di Venezia di Jacopo de Barbari a
confronto con la Veduta di Napoli del Museo di San Martino, medaglie e fogli
miniati che raccontano dei protagonisti della vicenda storica che la mostra
illustra, accompagnate dalla maestosa Incoronazione di Ferrante I D’Aragona dal
Bargello.
Il Martirio di Santa Lucia di Martorell da Barcellona con la Santa Lucia di
Alvaro Pirez di Nola recentemente restaurata. L’Adorazione dei magi tratta da
Van Eyck accanto all’Uomo con anello del maestro fiammingo proveniente da
Sibiu, preziose opere di Colantonio e Antonello da Messina, tra le quali le
tavolette di Reggio Calabria. Due opere di Jacomart Baço accanto a opere di
pittori spagnoli attivi in Sardegna come Thomas e Figuera. E poi Francesco
Laurana, Domenico Gagini, Andrea Guardi e la superba Testa di cavallo di
Donatello, dal MAN di Napoli. L’Annunciazione di Bartolomeo Vivarini da
Modugno, il San Girolamo di Lazzaro Bastiani da Monopoli, il polittico di
Michele da Valona da Guglionesi, per illustrare i rapporti di dare e avere
sulla sponda adriatica. E poi tessuti, libri, codici, uno dei busti di Carlo V
del Montorsoli, il Ritratto del Sultano Solimano di Hieronymus Hopfer, ma
soprattutto lo Studio preparatorio per la Madonna del Pesce di Raffaello e le
opere ad essa collegate di Cesare da Sesto, Girolamo da Salerno, Giovan
Francesco Penni, Giovan Filippo Criscuolo e del notevole Andrea Sabatini.
Grandi polittici dalla Basilicata interna e opere venete giunte sulla sponda
pugliese, tra cui dipinti di Lotto, Pordenone, Paris Bordon e altre opere che
sorprenderanno i visitatori per finire con capolavori di Polidoro da Caravaggio
e Pedro Machuca”. A comporre una spettacolare, intensa mostra affresco.

“La grande mostra sul Rinascimento visto
da Sud – dichiara Salvatore Adduce, presidente della Fondazione Matera
Basilicata 2019 – ci offre la testimonianza di come, anche in una delle fasi
più elevate della civiltà europea, il Mezzogiorno abbia avuto un ruolo da
protagonista, a partire dal suo ruolo di hub tra il Mediterraneo e il
continente. E’, in tutta evidenza, un tema di strettissima attualità che
declina una delle principali direttrici di sviluppo della capitale europea
della cultura. Nel 2019 da un piccolo centro del sud, Matera, si diffonderà il
meglio delle produzioni artistiche e culturali europee. E tra queste c’è
sicuramente la mostra che abbiamo coprodotto con il Polo Museale della
Basilicata”.
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