sabato, 13 Luglio 2024

Pubblichiamo i testi delle omelie che mons. Antonio Giuseppe Caiazzo ha pronunciato durante la Messa delle ore 6,00 e della Messa del Solenne Pontificale delle ore 10 entrambe in Piazza Duomo in occasione della celebrazione della Festa di Maria SS della Bruna:

Omelia messa dei pastori

Matera, 2 luglio 2021 – ore 6.00

Carissimi,

il 02 luglio nella nostra città di Matera ci si alza molto presto e in fretta si raggiunge la Civita, il punto più alto. Una volta questo momento era riservato particolarmente ai pastori, oggi a tutti, giovani e meno giovani.

Esattamente come è successo alla giovanissima Maria che da Nazareth, dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, come dice l’evangelista: “in quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda”.

Con tutti, in particolare con voi giovani che siete i protagonisti di questo momento così sentito e partecipato, come ho scritto nella presentazione del libretto della festa: per il secondo anno consecutivo, ci ritroveremo attorno alla nostra Madonna della Bruna invocandola insieme a Papa Francesco affinché sciolga i nodi penosi che durante questo lungo tempo di pandemia si stanno disvelando in tutta la loro drammaticità. Sono sofferenze che vincolano l’umanità intera in questo tempo di grande crisi sanitaria, economica, psicologica e di rapporti sociali.

Sono cinque i nodi ai quali faremo riferimento:

  1. Il primo nodo è “la relazionalità ferita”.

Maria si reca dalla cugina Elisabetta passando da una regione all’altra. Il bisogno di vedere la cugina anziana, di parlarle, stare con lei e condividere un momento particolare della sua vita la mette in cammino con determinazione. E’ troppo tempo che non si vedono. Ognuna delle due donne, Maria giovanissima ed Elisabetta anziana, ha bisogno di relazionarsi cercando di capire meglio quanto Dio in questo tempo sta dicendo e facendo nella loro vita.

Si saranno scambiati turbamenti, paure, gioie. Non è stato facile per loro vedere stravolta la propria vita improvvisamente. Per Maria si è interrotto un progetto ben preciso che era l’organizzazione del matrimonio da celebrare con Giuseppe, per Elisabetta godersi la vecchiaia con Zaccaria.

Ciò che all’inizio ha sconvolto la loro vita, facendole cadere in uno stato di sconforto, Maria avrebbe dovuto spiegare a Giuseppe e ai familiari, ai parenti che era incinta, Elisabetta si ritrovava incinta in tarda età, successivamente si rivela una grazia particolare.

Da quel momento la storia dell’umanità cambia. Si intrecciano nuove relazioni improntate al desiderio di stare insieme, di avere attenzione verso gli altri, di iniziare un nuovo percorso. Tutto questo è stato possibile e sarà possibile ancora oggi se saremo confermati nella fede. Fede che si radica nell’ascolto della Parola che si fa carne nella propria carne, che diventa preghiera nel dialogo con Dio, che mette in movimento nel servire e incontrare gli altri, soprattutto i più vulnerabili.

Questo è il momento, cari giovani e fedeli tutti, di accendere nuove luminarie per sciogliere il nodo della solitudine, dell’indifferenza, della passività, per lasciarci illuminare e, di conseguenza, portare luce, calore, vita.

  • Il secondo nodo è “la disoccupazione, in particolare quella giovanile”. Maria è giovane e vive la sua giovinezza con il desiderio non solo di sposarsi, di avere una famiglia, un marito, dei figli, ma anche con la preoccupazione che in famiglia almeno il futuro marito, Giuseppe, abbia un lavoro che permetta loro di vivere dignitosamente.

Noi abbiamo l’immagine di Giuseppe falegname. In un paesino così piccolo, come Nazareth, fare solo il falegname significava fare la fame. In realtà la traduzione migliore ci dice che era carpentiere la cui accezione comprendeva anche fare il falegname. Questo comportava, in ogni caso, che Giuseppe doveva spostarsi continuamente dal suo paese per andare altrove a lavorare. Non esisteva un contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato. Quindi tanti sacrifici e precarietà.

Maria sapeva benissimo che con il lavoro precario di Giuseppe la famiglia avrebbe avuto delle difficoltà. Sicuramente lei per prima si dava da fare nelle cose più spicciole per contribuire al bilancio familiare. Non solo bisognava pensare alla casa, ai vestiti, al nutrimento, ma c’erano pure le tasse da pagare a Erode e all’impero romano.

La pandemia ha fatto scoppiare un problema annoso della nostra terra: l’occupazione giovanile e la perdita di lavoro. È mortificante dover lasciare la propria terra, i propri affetti, i luoghi tanto cari, le tradizioni anche religiose e andare via sperando di trovare un’occupazione lavorativa. Quanti sacrifici e quante umiliazioni! Ci auguriamo che la pandemia ci spinga a pensare ad una seria e lungimirante progettualità, capace di porre seriamente le basi di uno sviluppo che contribuisca a costruire un’umanità più equa e solidale e che permetta quindi, in particolare a voi giovani, di avere un lavoro nella vostra terra.

Diventiamo tutti protagonisti del nostro futuro, facendo esplodere nuovi fuochi pirotecnici per vincere la disoccupazione, in particolare quella giovanile.

  • Il terzo nodo da sciogliere è “vincere ogni forma di violenza contro le donne o provocata da tensioni sociali”.

Maria, la nuova Eva, la Madre di Gesù e Madre nostra, è l’immagine più bella, più sana, più pura della donna. A lei dobbiamo guardare. I nostri modelli non possono essere le star di turno. La gioia che pervade il cuore, la carne, la mente di Maria le fanno cantare il Magnificat, riconoscendo l’opera che Dio da sempre ha compiuto a favore dell’uomo e della donna.

Il Dio che si è fatto carne e che porta nel suo grembo verginale, fa pronunciare a Maria ciò che nessun’altra donna potrebbe mai dire: “D’ora in poi tutte le generazioni mi diranno beata”. La visitazione di Maria a Elisabetta mette in evidenza la cura che bisogna avere per la donna, per ogni donna. Nessuna è proprietà personale dell’uomo, ma insieme a lui è immagine e somiglianza di Dio, cioè amore.

E all’amore bisogna ritornare. È di amore che bisogna nutrirsi per vivere. Tutti abbiamo bisogno di curarci con il vaccino dell’amore che diventa fecondità di vita perché capace di trasmettere vita. Come Maria siamo invitati a bandire, non solo con le parole e le manifestazioni, ogni forma di violenza che mini seriamente la convivenza familiare, religiosa, civile e sociale.

L’amore non impone ma si trasmette, come la fede, per contatto. E il contatto non è violenza, non è imposizione sulla vita dell’altro, ma è relazione circolare, a cerchi concentrici si dilata e genera vita nuova.

Cari giovani, facciamo circolare questo vaccino capace di suonare la musica dell’amore vero che vince ogni violenza, in particolare quella consumata “in casa tra le mura domestiche” o provocata da tensioni sociali.

  • Un altro nodo da sciogliere, il quarto, è “l’attenzione ai poveri e alle nazioni povere”.

Maria si presenta dalla cugina Elisabetta gravida della vita divina che si è incarnata in lei per opera dello Spirito Santo. La cugina, illuminata dallo stesso Spirito, riconosce che la giovane parente è la Benedetta fra tutte le donne. Guardare a Maria significa contemplare la benedizione di Dio che rende lei benedetta e attraverso lei benedice l’umanità intera. È la nuova Arca dell’Alleanza che, dopo quella visita, viene portata processionalmente in tutto il mondo a benedire tutti popoli della terra. È invocata anche “salute degli infermi”.

Dobbiamo essere capaci di allargare i nostri orizzonti per guardare quella parte dell’umanità, quella più povera, che viene trascurata anche nel diritto alla salute che prevede la vaccinazione anticovid in questo momento particolare.

Quest’anno l’effige della Madonna della Bruna sarà portata, in pellegrinaggio, in tutti i quartieri della città, prima di arrivare a Piccianello, nella parrocchia della Visitazione. Quasi fosse il Carro, per le strade della nostra città, distribuisca i vaccini della salute a beneficio dei più deboli e poveri.

  • L’ultimo nodo da sciogliere, ritrovare “entusiasmo e nuovo slancio dell’attività pastorale”.

È ciò di cui abbiamo particolarmente bisogno nell’azione pastorale, come Chiesa. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo un tempo lungo durante il quale abbiamo mortificato molte nostre attività, incominciando dalla partecipazione all’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita della Chiesa.

Maria è donna eucaristica perché porta dentro la sua carne il Verbo di Dio, Gesù, cibo di vita eterna. Elisabetta prima e sicuramente Zaccaria dopo hanno adorato questa presenza. Ma chi soprattutto ha esultato e danzato è stato Giovanni Battista nel seno di Elisabetta. Se è vero che la visitazione ci presenta l’incontro tra due donne, è altrettanto vero che il primo ad adorare la presenza viva di Gesù nel ventre di Maria, tabernacolo e ostensorio, è soprattutto Giovanni.

Ripartiamo dall’Eucaristia. Riscopriamo la fonte della nostra fede. Adoriamo nell’Ostia consacrata la presenza viva e reale di Gesù ma anche quella di Maria. La carne e il sangue di Gesù sono di Maria.

Durante quest’anno, in preparazione al Congresso Eucaristico Nazionale che si celebrerà nella nostra città dal 21 al 25 settembre 2022, riscopriamo l’importanza della S. Messa e l’adorazione eucaristica. Da Matera, città di Maria e del pane, torniamo a gustare il pane eucaristico, pane della vita eterna.

Così sia.

OMELIA FESTA DELLA BRUNA

Ore 10,00 2 LUGLIO 2021

Carissimi,

la festa della Madonna della Bruna ricorda la visitazione di Maria a S. Elisabetta. Matera è uno dei pochi luoghi cristiani dove già intorno al 1300 si celebrava questa festa che poi si estendeva a tutta la Chiesa, grazie ad un suo vescovo elevato successivamente al soglio pontificio, Urbano VI.

E’ l’evangelista Luca che in modo dettagliato ci descrive un momento della storia della salvezza che svela il Dio che da lontano si fa vicino, il totalmente Altro che viene a stare con gli altri, sue creature, il Verbo (la Parola) che si fa carne, l’inaccessibile e l’intoccabile che si fa toccare e volontariamente mettere a morte su una croce come un malfattore.

Tutto questo viene definito con l’espressione: umanizzazione di Dio, resa possibile dal “si” di una ragazza di Nazareth, Maria. La Parola di Dio non è più solo annuncio ma trova in Maria la tenda dove può dimorare. Una tenda che si sposta, si mette in movimento, attraversa regioni, paesi, deserti, soprattutto incontra gli uomini lungo le strade della storia.

Una tenda, Maria, che compie il suo primo viaggio da Nazareth fino ad una zona montuosa vicino Gerusalemme per poi, da lì dove tutto si compie, arrivare in tutto il mondo, quindi anche a Matera.

Una tenda, quella di Maria, che in questa città soprattutto il 02 luglio si mette in movimento attraversando le strade della città per consegnare ad ogni materano la Parola che si è fatta carne: Gesù, nostro Signore e Salvatore.

Le porte, i balconi e le finestre che apriamo al suo passaggio sono un invito che facciamo alla Madonna della Bruna: vieni, tenda di Dio, a stare nelle nostre case, nelle nostre famiglie

Fu proprio Benedetto XVI che all’inizio del suo pontificato disse: “Aprite le porte a Cristo! Chi lascia entrare Cristo non perde nulla, assolutamente nulla di ciò che fa la vita libera, bella, grande. No! Solo con questa amicizia si aprono le porte della vita. Solo con questa amicizia si aprono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo con questa amicizia sperimentiamo ciò che è bello è ciò che ci libera… Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, da tutto. Colui che si dà a lui riceve il cento per uno. Si, aprite, aprite le porte a Cristo e incontrerete la vera vita”.

Maria, la Tenda di Dio fra noi, ci dice l’evangelista, si alzò e andò in fretta verso la montagna, in una città di Giuda che la tradizione ha identificato con Hain Karem, dove il mio predecessore, Mons. Antonio Ciliberti, fece collocare l’icona della Madonna della Bruna.

Maria, dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Angelo che sarebbe diventata la Madre di Gesù, dallo stesso ha avuto un’altra rivelazione: la cugina Elisabetta, nella sua vecchiaia era già al sesto mese di gravidanza. E’ a questo punto che Maria sente che deve mettersi in movimento. Certamente l’amore, l’affetto, la carità verso sua cugina la spingono ad andare.

Ma c’è di più. Deve necessariamente mettersi in dialogo con la cugina: ognuna delle due ha da fare delle rivelazioni all’altra, ognuna delle due parla il linguaggio dello Spirito di Dio, ognuna delle due riesce a leggere la propria storia penetrando tutta la storia della salvezza. Solo così si può capire la preghiera del Magnificat.

Anche noi, dopo due feste consecutive celebrate nel rispetto delle normative governative a causa della pandemia, stiamo seguendo il movimento di Maria che lo scorso anno ha posto la sua dimora in tutte le chiese parrocchiali, nei santuari e rettorie e quest’anno attraversa buona parte delle strade della nostra città, così come avverrà al termine di questa liturgia Eucaristica.

La pandemia non ha spento in noi il desiderio di accogliere Maria, quale Madre che ci difende da ogni male, ma lo ha alimentato facendoci gustare ancor di più il senso della festa.

La chiusura della Basilica Cattedrale a causa del G20 ci ha consentito di metterci in cammino andando nella Parrocchia dell’Annunziata, a Piccianello, per ascoltare e adorare in questa stupenda e unica Tenda la presenza di Dio tra noi, Gesù Cristo. Una partecipazione davvero significativa ed orante nonostante le alte temperature.

L’incontro tra Elisabetta e Maria mette una di fronte all’altra due donne che portano dentro il segreto della vita. Giovanni Battista, già a sei mesi nel seno di sua madre, riconosce che nel grembo di Maria c’è il cibo di vita eterna, Gesù.

Quest’incontro riaccende la speranza, fa ritrovare la gioia e l’esultanza al punto che la danza diventa adorazione del mistero della vita divina che si cela nel seno di Maria. E Maria viene riconosciuta da Elisabetta come terra benedetta perché in lei c’è il Benedetto, quindi la benedizione piena di Dio per l’umanità intera.

Quest’incontro ha una sua peculiarità: tutte e due le mamme comunicano all’altra attraverso ciò che ognuna di loro porta dentro. Sono Giovanni Battista e Gesù i veri protagonisti che non si vedono ma si sentono e le loro rispettive mamme crescono spiritualmente e umanamente.

Anche noi sentiamo il bisogno d’incontrarci, relazionarci, ritornare alla normalità della vita. Nonostante ci siamo serviti di piattaforme digitali, di mascherine, distanziamenti, igienizzanti per comunicare, stiamo ancora vivendo lontani dalla normalità. Per ritrovarci dobbiamo incontrarci nella novità che questo tempo ci offre: trovare, sull’esempio di Maria ed Elisabetta, nuovi modi di relazionarci e di crescere.

Questo significa uscire dalla logica della superficialità dei rapporti. Per noi credenti significa cercare e trovare in ognuno un segno di Dio. Nell’umano bisogna scorgere lo spirituale. La nostra carne è abitata da Dio ma spesso, purtroppo, viene umiliata e mortificata, usata come oggetto e sfruttata. Ritrovare il senso della sacralità della carne significa adorare la presenza di Dio che dà gusto al nostro vivere, riannodando rapporti umani che ci elevano verso cieli aperti. Significa danzare, esultare, gioire.

E’ sicuramente un cammino in salita, comporta fatica, sudore, dispendio di energie, sacrificio, così come è stato in salita il cammino di Maria verso la montagna. Uscire dalle proprie certezze, che a volte scaturiscono da paure, angosce, le sofferenze, ci fa incontrare ed entrare in relazione con gli altri che potrebbero essere segnati dagli stessi problemi.

Bisogna scalare le montagne dei pregiudizi, dei rifiuti familiari o sociali. Come Maria dobbiamo andare oltre il dito puntato che giudica, condanna, e dare spazio al contagio dell’amore, l’unico vaccino capace di annientare il virus della morte che ci tiene lontani.

Ogni incontro procura liberazione, gioia, esultanza perché è il contrario dello scontro. La gioia di Elisabetta diventa quella di Maria e quella di Maria contagia Elisabetta. La condivisione di quest’incontro fa crescere entrambe: è ciò di cui abbiamo bisogno anche noi. L’abbraccio sincero e veritiero tra le due cugine trasmette il calore della maternità, l’amore verso la vita, la pace che viene da Dio, alimentando la fede e la speranza per quest’incontro sublime di carità.

La festa della Visitazione viene anche chiamata festa del Magnificat. Anche noi, come Maria, vogliamo aprire la mente e il cuore alla voce dello Spirito di Dio per essere capaci di leggere le grandi cose che Dio ha compiuto e sta compiendo nella nostra vita.

Invochiamo l’intercessione di Maria affinché rivestiti della misericordia di Dio noi stessi diventiamo sua misericordia.

Così sia.

Don Pino

Pubblicità

Pubblicità
Copy link
Powered by Social Snap