martedì, 28 Maggio 2024

La ripresa sembra rallentare, ma le micro e piccole imprese si confermano un presidio importante per l’occupazione.

È questa la sintesi che emerge dalla relazione periodica redatta da Cna Matera sull’andamento dell’economia delle imprese socie nell’anno 2021 trasmessa alla Prefettura in occasione della riunione di insediamento dell’Osservatorio legalità Monitoraggio delle misure di sostegno sociale, economico e finanziario e per la tutela della legalità nel periodo post emergenza da COVID-19” a S.E. Il Prefetto Sante Copponi.

Una provincia toccata poco dal punto di vista sanitario dalla prima ondata Covid-19 del 2020, in modo più marcato, invece, dalle ondate dell’anno 2021. Situazione oggi resa ancora più problematica dal caro energia e dal caro materiali unitamente al clima di incertezza che regna a livello mondiale a causa del conflitto armato in corso tra l’Ucraina e la Federazione Russa.

Nonostante i proclami degli ultimi mesi la ripresa che ha investito nel 2021 buona parte dell’Italia nella nostra Regione e nella nostra Provincia ha esplicato effetti di minore entità, forse a causa degli atavici problemi che il nostro tessuto economico si porta dietro da tempo: ovvero presenza di imprese troppo piccole, sotto capitalizzate e poco votate all’export sia esso interregionale che internazionale. Segnali che si potevano definire più che incoraggianti erano quelli provenienti da alcuni settori, in particolare l’edilizia e  tutta la filiera dell’edilizia, che dopo anni continue di crisi ( in Basilicata si stima che dal 2010 al 2020 siano andati persi nel settore più di 5000 posti di lavoro) determinati dalla politica governativa degli incentivi e dei bonus (bonus facciate, ecobonus, sismabonus, etc) sono stati vanificati negli ultimi mesi dapprima dalla solita abitudine del legislatore italiano  di cambiare le regole in corsa; situazione quest’ultima che ha determinato un blocco quasi totale delle attività e della possibilità di cedere i crediti derivanti dai lavori effettuati ai soggetti previsti dalle norme di legge (Banche, Poste, Cassa Depositi e Prestiti) ma dall’altro dallo spropositato rincaro dei materiali edili ma più in generale per tutti i settori produttivi cui nelle ultime settimane si è aggiunto il caro energia ( gas, elettricità, carburanti) con il risultato che tante imprese edili, soprattutto quelle di minori dimensioni, pur avendo commesse lavorative importanti in portafoglio stanno valutando la concreta possibilità di fermare i cantieri per non dover lavorare in perdita con conseguenze facilmente immaginabili. Il tutto pur sapendo di dover poi avviare contenziosi legali con i committenti i quali a loro volta potrebbero essere chiamati a restituire i bonus ricevuti.

Il saldo natività/cessazioni registra una sostanziale tenuta del comparto artigiano: infatti le imprese registrate al 31 dicembre 2020 erano 3346 pari al 15,2% del totale delle imprese che erano 21.963 mentre al 31 dicembre 2021 abbiamo 3369 imprese artigiane pari al 15,4% del totale pari a  21.869 con un incremento dello 0,2%. Il tutto segno che le misure governative di sostegno hanno svolto la funzione per le quali sono state pensate e realizzate (prestiti garantiti, contributi a fondo perduto, garanzie statali su nuovi investimenti, etc).

Vero è, altresì, che alcune di queste misure rivolte ad alcuni settori in particolare vanno prorogate: si pensi ai prestiti che la maggior parte delle imprese dovranno iniziare a restituire a breve dopo i primi due anni di preammortamento. La nostra proposta è quella di prolungare la scadenza dei predetti prestiti portandoli ad almeno 15 anni.

Tra i settori quelli che hanno registrato un incremento 2021 su 2020 figurano di certo l’edilizia come già detto, il settore della installazione e manutenzione degli impianti, il settore manifatturieri della falegnameria – infissi, mobili, arredi – e della carpenteria metallica.

Sostanzialmente hanno tenuto la posizione sia pure con fatturati 2021 inferiori all’anno prima della pandemia – 2019 – il comparto dei servizi alla persona (acconciatori ed estetisti) e dei servizi alla collettività (autoriparazione, lavanderie, etc).

Il comparto alimentare ha registrato risultati altalenanti legati alle varie fasi della pandemia con una sostanziale tenuta e con aumenti importanti nel settore della produzione di pasta.

Il comparto odontotecnico ha registrato una sostanziale tenuta del fatturato. 

Anche il comparto del trasporto merci ha nel complesso tenuto.

Crisi nera è quella, invece, che riguarda il settore della ristorazione con percentuali di riduzione del fatturato 2021 sugli anni precedenti alla pandemia  del 70/80 per cento. 

Il comparto della ricettività turistica nell’anno 2021 non è riuscito a recuperare per intero le perdite del 2020 ma è riuscito a contenere le stesse con una discreta ripresa limitata al solo periodo estivo fortemente condizionata dalla quasi totale assenza del turismo straniero impossibilitato a raggiungere il nostro Paese a causa delle limitazioni di carattere sanitario imposte dalle autorità governative per contenere la pandemia da Covid 19. Stessa sorte è toccata al comparto del trasporto persone – taxi, ncc auto ed Ncc bus – e dell’artigianato artistico e tradizionale fortemente legato ai flussi turistici. discorso diverso per il turismo balneare della costa Jonica dove la stagione partita in sordina ha comunque raggiunto livelli soddisfacenti al netto delle preoccupazioni per gli operatori derivanti dalla spada di Damocle del rinnovo delle concessioni balneari.

Per quanto riguarda le imprese associate con una più spiccata propensione all’export abbiamo il comparto alimentare con la produzione di pasta nonché anche alcune aziende che operano nel campo della moda e dell’abbigliamento soprattutto per bambini.

Segnali preoccupanti sono quelli che arrivano in queste ultime settimane dal settore bancario poco propenso alla concessione di nuovi crediti nonostante alcune delle misure di sostegno governativo siano state prorogate ( cfr. fondo centrale di garanzia ) e nonostante i bilanci delle banche si presentino nonostante i due anni di pandemia abbastanza in salute. Quindi a parere della Cna si accentua il fenomeno di più soldi all’economia della finanza e meno all’economia reale

Con riferimento al mercato del lavoro nell’anno 2021 le misure di sostegno del Governo quale la cassa integrazione per le imprese artigiane garantita dal sistema della Bilateralità Artigiana FSBA ha consentito che le imprese potesse tenere nei propri organici le risorse professionali storiche e di cui hanno assoluta necessità.

In merito si segnala la cronica ed assoluta mancanza di manodopera qualificata trasversale ormai a tutti i settori produttivi dal turismo all’industria all’artigianato manifatturiero. Di qui l’iniziativa della Cna di dar vita alla Scuola delle Arti e dei Mestieri come pure di entrare afar parte dell’unico ITS – Istituto Tecnico Superiore – operante in Basilicata.

L’occupazione quindi nelle piccole imprese artigiane nel corso dell’anno 2021 ha sostanzialmente mantenuto gli stessi livelli dell’anno precedente.

Le previsioni per il 2022 sono fortemente condizionate dalla evoluzione del conflitto russo ucraino che ha determinato l’attuale situazione di stasi dell’economia a livello mondiale con eccessive ricadute sul sistema produttivo italiano fortemente dipendente dagli acquisti dall’estero sia per quanto riguarda le materie prime , i semilavorati e le forniture energetiche.

Le aspettative sono che gli investimenti pubblici previsti nell’ambito della prima fase di attuazione del PNRR possano dare una grossa mano all’economia italiana e regionale  a condizione che si ponga rimedio per tempo ad una operazione di snellimento e facilitazioni rispetto a tutta quella mole di adempimenti burocratici che rischiano di vanificare l’azione messa in campo dalla Unione Europea per consentire soprattutto al Mezzogiorno d’Italia di raggiungere livelli di sviluppo sociale ed economico al pari delle Regioni d’Europa più evolute.

Nell’ambito della ricognizione delle infrastrutture al servizio delle imprese Cna ha recentemente promosso un pregevole studio sulle due zone Paip della Città di Matera. Dallo studio è emerso che sono circa 300 le aziende insediate che danno occupazione diretta ed indiretta ad oltre 3000 persone e sviluppano un fatturato di oltre 900 milioni di euro. Da qui la richiesta di inserire le due aree produttive nei programmi di riqualificazione e di ammodernamento dei servizi presenti a valere sul PNRR come pure nell’ambito delle azioni previste dal Piano Strategico regionale.

Sempre con riferimento al Piano Strategico Regionale Cna ha dato il proprio contributo incentrando la propria attenzione sulla attivazione di 3 azioni portanti  tra loro sinergiche e complementari a sostegno del sistema economico regionale : aggregazione, innovazione, internazionalizzazione.

L’Associazione nel contempo è preoccupata per l’imminente avvio della nuova programmazione 2021/2027 rispetto alla quale tutto tace in Regione Basilicata.

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