martedì, 23 Luglio 2024

 

Riceviamo
e pubblichiamo dal professor Nicola Incampo, docente di Religione Cattolica e
dal dirigente scolastico Pietro Carmine Izzi:

“Secondo
le ultime indagini ISTAT, nei comuni fino a cinquemila abitanti la popolazione
si è progressivamente ridotta, con un calo che dal 1971 al 2017 fa registrare
un decremento del 15 per cento. I piccoli comuni diventano sempre più piccoli.
È l’effetto di un progressivo spopolamento, che si è fatto sempre più intenso:
dal 2011 al 2017 l’Italia ha perso ben più della metà degli abitanti dei 5.570
piccoli centri. Il calo degli abitanti è generalizzato, per cui, con un effetto
a cascata, diminuisce anche il numero delle nascite. In Basilicata nel triennio
2015/2017 abbiamo assistito ad un decremento della popolazione scolastica di quasi
quattromila studenti.
Un dato di fatto, purtroppo, destinato ad
aumentare nei prossimi 4 anni; una faccenda spinosa e difficile da gestire per
la politica locale, provinciale e regionale. Vedasi il Piano di Dimensionamento
Scolastico, relativo al triennio 2018/2021, approvato il 15 gennaio dal Consiglio
Regionale, con alcuni “stravolgimenti” rispetto alle proposte della Province di
Potenza e di Matera. Nel prossimo triennio perderemo diverse dirigenze
scolastiche, con non poche ripercussioni per le autonomie locali. Sinceramente serviva
più altruismo e più lungimiranza per trovare una soluzione a un problema complesso
come quello della scuola lucana. È sufficiente
leggere i giornali di questi giorni per rendersi conto che nessuna comunità è
soddisfatta, o meglio molte sono le comunità deluse che hanno scelto di non
scegliere. Diciamo la verità: la complessità orografica del nostro territorio, il
sistema viario e i trasporti, non ci aiutano a trovare soluzioni alternative. I
Comuni lucani non sempre sono facilmente raggiungibili, serve un bel po’ di
tempo, il più delle volte per bisogna percorrere strade tortuose e sconnesse. Allora
quale possibile soluzione? Abbassare i parametri per mettere in sicurezza le
scuole. Sarebbe sufficiente, a parere di chi scrive, per conservare un presidio
scolastico autonomo, portare i parametri degli alunni da 600 alunni a 500 nei comuni
non montani e in quelli montani da 400 a 300.

Perché non riflettere?”.

 
 
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