lunedì, 15 Aprile 2024

Patto di amicizia tra Matera e Greccio (Ri) sulla tradizione presepiale

Matera è tra le città protagoniste oggi (13 aprile) alla “Festa delle città gemellate”, che si svolge nel comune rietino di Greccio dove è stato realizzato il presepe di San Francesco, il più antico d’Italia con i suoi 800 anni. Un’occasione preziosa per coinvolgere...

Si è riunito stamattina nell’aula consiliare “Pasolini” di via Sallustio, il tavolo permanente “No scorie”, insediatosi circa un mese fa a Matera su iniziativa del sindaco Domenico Bennardi e del presidente del consiglio comunale Francesco Salvatore. Fino ad oggi, oltre ai primi cittadini dei vicini Comuni pugliesi, hanno aderito all’organismo istituzionale più di 87 sindaci della Basilicata. L’obiettivo è quello di opporsi con un’azione politica determinata, all’ipotesi di localizzare il Deposito unico delle scorie nucleari in uno dei 14 siti tra le due regioni, ritenuti idonei dalla Carta nazionale (Cnai) predisposta dalla Sogin, società di Stato incaricata di effettuare le operazioni di smantellamento nucleare in tutta Italia. Nel corso della riunione di oggi, è stata ribadita la volontà di proseguire lungo il percorso unitario con il coinvolgimento di tutti i livelli politici e istituzionali lucani e pugliesi, ampliando il mandato per: «Avviare le interlocuzioni coi il ministero preposto, per la richiesta di un incontro con una delegazione del tavolo permanente -si legge nella determinazione approvata dai sindaci presenti- al fine di conoscere le interpretazioni ufficiali alle osservazioni dei territori alla Cnai; rendere itinerante le riunioni dell’assise, per un maggiore coinvolgimento delle comunità di Basilicata e Puglia, con particolare attenzione alle aree definite idonee dalla Cnai, e una prima convocazione di un consiglio intercomunale aperto, da tenersi nelle zone limitrofe all’insediamento Sogin di Rotondella». Infine si è deciso di: «Interloquire con le Presidenze delle Regioni Basilicata e Puglia, anche al fine di valutare se procedere con il ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar)». 

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