giovedì, 29 Febbraio 2024

“Ritratti di Matrimoni”, una mostra inedita a Matera

 Dal 12 al 16 marzo, nelle scuderie di Palazzo Malvinni Malvezzi sarà ancora una volta protagonista la fotografia di matrimonio d’autore. In occasione della Convention annuale di ANFM, unica Associazione italiana di fotografi matrimonialisti, Maurizio Beucci,...

Un documento politico di visione, che contenga le linee guida dello sviluppo per un territorio bello e fragile come quello della Basilicata e della vicina Puglia murgiana, da portare sul tavolo del ministero dell’Ambiente, con il sostegno dei presidenti delle due Regioni. E’ la decisione assunta dal consiglio comunale aperto, svoltosi stamattina nell’auditorium “Gervasio” di Matera, dopo due ore e mezza di discussione per ribadire il NO secco delle due regioni del Sud all’ipotesi di collocare in uno dei 14 siti prescelti dalla Carta nazionale delle aree idonee (Cnai), il Deposito unico delle scorie nucleari. All’assise aperta, voluta dal sindaco di Matera, Domenico Bennardi, e convocata dal presidente Francesco Salvatore, erano presenti 23 consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti, oltre ai sindaci Vito Antonio Petronella (Altamura), Vincenzo Zito (Montescaglioso), Nicola Morea (Irsina), Francesco Frigiola (Laterza), Guido Parisi (Ginosa), Franco Comanda (Miglionico); Giuseppe Di Sanzo, vice sindaco di Montalbano Jonico, e l’omologa di Pisticci Rossana Florio. Il presidente della Provincia, Marrese, e quello del consiglio regionale, Carmine Cicala, assenti per impegni istituzionali precedentemente assunti, hanno inviato il loro saluto. Il messaggio emerso con forza è che le controdeduzioni tecniche, pure inviate alla Sogin, società governativa incaricata dello smantellamento nucleare e dell’allestimento del Deposito, innescano solo un contraddittorio tra addetti ai lavori, lasciando scoperte le ragioni politiche del NO incondizionato dei territori. Quindi, come sollecitato anche dagli utilissimi interventi tecnici del professor Marcello Tropeano, ordinario di Scienze della Terra e geoambientale dell’università di Bari, con il professore di Geografia e Fisica geomorfologica all’Università di Basilicata, Marcello Schiattarella, oggi più che mai è necessaria una presa di posizione politica, che oltrepassi la sterile interlocuzione tecnica con Sogin, per discutere con i rappresentanti del governo centrale. «Abbiamo un territorio di grandi eccellenze enogastronomiche -ha detto in apertura il sindaco Bennardi- con una vocazione agricola, di cultura rurale e turistica profondamente dissonante con l’ipotesi di destinare qui tra le nostre regioni il Deposito unico. Il consiglio comunale di Matera si è già espresso per il NO ben due volte, abbiamo inviato le nostre osservazioni nel 2022 sia alla Sogin, che alle Regioni Puglia e Basilicata, senza ricevere alcuna risposta. Quindi, oggi dobbiamo tutelare il nostro territorio con un’azione unita e politica, evidenziando la nostra autentica vocazione e tutti i progressi fatti in questi ultimi decenni nella direzione opposta e incompatibile con il Deposito nucleare. -ha concluso Bennardi- E’ un’opera necessaria al Paese, ma va realizzata in altre zone, soprattutto ascoltando anche la voce di chi si sta candidando ad ospitarlo». I tecnici, tra cui anche il presidente dell’Ordine dei geologi di Basilicata Leonardo Disummo, hanno rimarcato che da parte di Sogin c’è stata una «superficialità estrema», nella disamina tecnica dei siti da individuare, perché si è proceduto escludendo solo quelli storicamente vincolati, ma poi indicandone altri con le medesime caratteristiche sulla base di studi datati e abbondantemente superati. In molti casi, è stato rimarcato dai professori intervenuti, Sogin non ha neanche letto le controdeduzioni tecniche presentate, utilizzandole poi solo per “correggere il tiro” nel motivare determinate scelte, che non tengono conto del precario equilibrio idrogeologico e sismico, oltre che dell’immediata adiacenza di alcuni siti a luoghi già vincolati, quindi esclusi dalla Cnai (Carta nazionale delle aree idonee). Si sono scelti luoghi idonei allo stoccaggio definitivo di rifiuti a media-bassa attività nucleare, dove però si vuole depositare in via provvisoria anche quelli ad alta attività, che di fatto li rendono inadeguati. E’ stato rimarcato anche il criterio della bassa densità demografica, che ha indotto Sogin a preferire la Sardegna, la Basilicata e alcune zone della Puglia. Un altro criterio molto discutibile. Oggi servono modelli geologici aggiornati, non superficiali ed approssimativi. Di «scelta scellerata» e idee diverse di sviluppo e occupazione per i territori di riferimento hanno, infine, parlato i sindaci presenti ed i consiglieri comunali. Il sindaco Bennardi ha chiuso i lavori, con l’indicazione al presidente Salvatore di redigere prima possibile il documento nell’ambito della Conferenza dei presidenti del Consiglio, in modo da portarlo poi sul tavolo del ministero come la bandiera di un territorio che vuole essere preservato e non compromesso.

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