sabato, 20 Luglio 2024

Dietro quell’aria sempre un pò sopra le righe c’è tutta la sua delicatezza. La stessa che ritroviamo in alcuni brani (“Emozione”, “La verità”, “Essere non essere” solo per citarne alcuni) e che fa del cantautore Giuseppe Povia un artista singolare nel panormana musicale contemporaneo.

Pieno di sfaccettature e contraddizioni, divisivo ma anche conciliante. Non abituatevi troppo però e non chiamatelo “buonista” o “umile” perchè lui non si rispecchia in questi aggettivi ma dice sempre quello che pensa, rischiando di attirarsi antipatie. Autentico, sincero, senza filtri. Insofferente ai compromessi o alle scorciatoie, incisivo, in apparenza polemico. Tendenzialmente filosofo – a volte è una filosofia spicciola che attinge dalla vita vissuta, dai colpi bassi ricevuti e da quelli schivati, altre è quella dei Padri del pensiero e diventa canzoni, opinioni, video che sulla sua pagina Facebook arricchiscono il blog “Non nasconderti”, alimentando il rapporto privilegiato che Povia ha con i fan.

Ma Giuseppe Povia è capace anche di dare tanta solidarietà, quando serve.

Subito dopo il terremoto in Albania, con un post su Facebook hai annunciato la tua partenza per portare “il tuo cuore e la tua musica”. Sei effettivamente stato a Durazzo e a Tirana dall’11 al 13 dicembre, prima ospite della tv nazionale Tv Klan poi al Teoren Show Room per un concerto. Come è andata?

“È andata molto bene, in Albania sono molto conosciuto e amato. All’arrivo a Durazzo sono andato a Durres a fare una preghiera per le vittime, davanti alla Katedralja Katolike Shen Dominiku, poi prove in Tv e il giorno dopo concerto. Ho conosciuto il Sindaco di Tirana Erion Veliaj, abbiamo parlato di tutto, soprattutto di politica e mi ha detto che l’Italia è stata molto di aiuto dopo il terremoto e anche che il governo albanese dopo tre giorni aveva già avviato il piano di risoluzione per le persone rimaste senza casa. In Albania c’è molta meno burocrazia rispetto all’Italia. Questo è un bene”.

Il prossimo 16 maggio ti sarà conferito il nono riconoscimento Giovanni Paolo II. Papa Woytila, nel 2005, apprezzò molto “I bambini fanno ooh” che quell’anno fu il vincitore morale del Festival di Sanremo. A promuoverlo è un’associazione biscegliese e le tue origini sono proprio di Bisceglie. Come ti senti a ricevere questo riconoscimento carico di significati?

“È un premio importantissimo dopo 15 anni e 7 dischi. Gli organizzatori sono molto bravi e la cosa che mi ha fatto emozionare è che sono stato voluto fortemente nel cast, sarà anche perchè il mio cognome Povia è biscegliese? Battute a parte sono felice e ricevo telefonate di complimenti da molte persone dello spettacolo”.

Un paio di mesi fa ti sei sottoposto a un intervento chirurgico condividendo con i tuoi fan sia l’ansia che lo ha preceduto sia il sollievo per l’esito positivo. In quei giorni hai anche ammesso di non aver paura di mostrare il tuo essere fragile. Di solito si tende sempre a mostrarsi forti, invulnerabili. Cosa ti spinge a parlare con naturalezza anche delle tue fragilità?

“Secondo me mostrare le fragilità è segno di intelligenza. Wittgenstein diceva che l’essere umano troppo fragile difficilmente va in frantumi. Insomma non mi spezzo. E poi essere troppo solidi e duri non è bello, immagina baciare un cuore di marmo”.

Sei al lavoro per un nuovo album. Hai affermato che sarà una sorta di “I bambini fanno ooh” parte seconda. Puoi svelarci altro?

“No perchè ancora non ho le idee chiarissime ma comunicare ai giovanissimi sarà il mio nuovo progetto”.

Insieme al nuovo cd, cosa dobbiamo aspettarci da Giuseppe Povia nel 2020?

“Non lo so nemmeno io, sicuramente qualcosa. Non riesco a stare fermo un attimo”.

Avremo ancora un tour targato Italia Eventi?

“È ancora presto per decidere ma spero proprio di sì, dobbiamo migliorare tante cose e la voglia e l’entusiasmo ci sono. Seguite le mie pagine Facebook e Instagram”.

Rossella Montemurro

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