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Un “Cuore nero” infinitamente fragile nel nuovo romanzo di Silvia Avallone

“Diedi una martellata all’acqua e il ghiaccio si crepò a raggiera. Immersi un mese e mezzo di lenzuola, mie e sue, nell’acqua gelida. Un mese e mezzo di sesso ogni sacrosanta notte senza sapere niente di significativo l’uno dell’altra. Osservando oggetti, usi e costumi delle nostre vite precedenti che però erano come i vecchi reattori di Černobyl: inavvicinabili.”

Emilia e Bruno sono accomunati da un passato che, per motivi diversi, avrebbero voluto cancellare. Entrambi, in periodi di versi, hanno scelto di vivere in un posto ostico e solitario, Sassaia, minuscolo borgo incastonato tra le montagne che può essere raggiunto da un’unica strada sterrata, ripidissima, nascosta tra i faggi. Con Emilia, arrivata da poco, sono due dei tre abitanti. Lei è stata accompagnata dal padre che ha provato fino all’ultimo a dissuaderla. Con Bruno si sono in qualche modo riconosciuti, hanno unito le loro solitudini forti di quell’incomunicabilità che, a parte il sesso, li caratterizza. Emilia ha trentun anni, capelli rossi, è magrissima e sembra un’adolescente. Bruno è poco più grande, ha l’aspetto di un eremita e insegna in una pluriclasse di una scuola elementare, in un paesino nelle vicinanze. Bruno ha notato subito gli occhi di Emilia, “privi di luce, come due stelle morte”. Non sanno niente l’uno dell’altra, e non devono sapere niente, su questo Emilia è stata chiara, eppure entrambi sono stati travolti dal male – anche se in maniera opposta: lei lo ha compiuto, lui lo ha subito.

Neanche il lettore di Cuore nero (Rizzoli, il nuovo romanzo di Silvia Avallone) che viene completamente coinvolto fin dalle prime pagine nella storia narrata in prima persona da Bruno, sa cosa ha fatto Emilia per essere rimasta quasi quindici anni in carcere, entrandoci da giovanissima. Figlia unica di una famiglia agiata ha perso la mamma appena adolescente. Un dolore sordo, devastante, che l’ha segnata nonostante la presenza affettuosa e costante del padre. Poi, un dramma che solo nelle ultimissime pagine del libro sarà finalmente svelato.

Lo stesso per Bruno: un dramma, quando era piccolino, ha segnato l’infanzia sua e della sorella, trascinandolo verso strade sbagliate in una quotidianità border line.

Buttarsi via, per Emilia e Bruno, sembra essere stata una costante: e l’incontro tra due personalità comunque provate, prive di equilibrio e punti fermi può avere conseguenze pesanti. Emilia fugge da un passato tragico, Bruno si porta dentro una tristezza infinita. Il futuro non esiste, per nessuno dei due, inchiodati in un presente di brutti ricordi. Eppure il futuro arriva e segue leggi proprie; che tu sia colpevole o innocente, vittima o carnefice, il tempo passa e ci rivela per ciò che tutti siamo: infinitamente fragili, fatalmente umani.

Cuore nero è probabilmente il romanzo più bello di Silvia Avallone, quello più emotivo e maturo che ti entra dentro con i suoi personaggi A volte è forte e disturbante come un pugno allo stomaco, altre dolce e delicato perché l’autrice formula ogni frase, ogni concetto, con un’incredibile cura.

“Ora ti sembrerà impossibile. Ma io ti garantisco che tutto passa. E, se non può passare, cambia.”

La Avallone è nata a Biella nel 1984 e vive a Bologna. Per Rizzoli ha pubblicato Acciaio, da cui è stato tratto l’omonimo film, Marina Bellezza, Da dove la vita è perfetta e Un’amicizia. I suoi romanzi sono tradotti in tutto il mondo e hanno venduto oltre 700.000 copie in Italia.

Rossella Montemurro

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