lunedì, 22 Luglio 2024

“Cloè è qui perché sostiene le donne che sfidano, le donne che non sempre hanno la forza di sfidare ma hanno la forza di chiedere ad altre donne di dar loro una mano”. Così Nisia Martino, insegnante di danza e pilates e responsabile di Cloè Estetica Spa Pilates, main sponsor della rassegna Storia di Donne promossa dall’Associazione Maria SS. della Bruna, ha concluso ieri sera la seconda edizione del talk. Ideato da Matteo Marchitelli e condotto dalla giornalista Rossella Montemurro, dal 24 giugno ha ospitato nel piazzale antistante la Fabbrica del Carro, circa cinquanta donne invitate a raccontare la propria esperienza nel campo dell’imprenditoria, della salute, del sociale, della sicurezza e della cultura e del sostengono a cause e diritti civili fondamentali.

“Voci in cerchio: storie di donne, storia di consenso” è stato il tema della tavola rotonda alla quale hanno partecipato Federica Fabrizio, Federica Cavicchini, Caterina Rotondaro, Titti Laurentaci, Nancy Lascaro, Maria Merlino, Patrizia Minardi e Nisia Martino.

Il consenso è uno di quegli argomenti che, malgrado sia quasi inflazionato, ci si rende conto che non se ne parla mai abbastanza. È un termine che è ormai nell’accezione quotidiana è burocratico e definisce qualcosa dai contorni netti. Pensiamo al consenso informato in campo medico. Ma quando ci spostiamo nella dimensione dei sentimenti ci troviamo di fronte a un meccanismo pieno di sfumature.

A dare input preziosi alle ospiti sono state Federica Fabrizio, conosciuta sui social come Federippi, autrice del libro edito da Rizzoli dal titolo “Femminucce. Donne che cambiano le regole” – attivista digitale, la missione di Federica è sensibilizzare, attraverso gli spazi digitali e non, le nuove generazioni alla parità di genere e alla lotta alle discriminazioni – e la dottoressa Federica Cavicchini, (psicologa, già laureata in lettere classiche, counselor professionale, formatrice, orientatrice e co-fondatrice di Spazio Persona).

“Spero che ci sia un cambio di rotta rispetto all’educazione dei più piccoli. – ha detto Federica Fabrizio – La questione fondamentale è che non siamo allenate a esprimere il nostro consenso e non siamo abituate ad avere il diritto a difenderci: è come se nell’educazione femminile sia tutto orientato a farci essere degli esseri docili e addomesticabili. Io vorrei vedere crescere delle bambine incazzate, che sanno benissimo qual è il loro limite e qual è il loro diritto a saper dire no e sanno dirlo, se serve, anche violentemente”.

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