mercoledì, 17 Luglio 2024

Riceviamo e pubblichiamo la nota inviata al Governatore e all’assessore alla Sanità della Regione Basilicata dai consiglieri comunali Antonio Sansone, Marco D’Andrea, Paolo Manicone, Gaspare L’Episcopia, Giuliano Paterino, Biagio Vizziello:

Egregio Generale Bardi e spettabile Dott. Leone,

i consiglieri sottoscrittori di questa nota che, con PEC dello scorso 28 marzo inviata alla Vostra attenzione, auspicavano l’avvio del monitoraggio sanitario domiciliare, esprimono gradimento e soddisfazione per l’avvio di questo protocollo sanitario dal prossimo lunedì, manifestando vicinanza e sostegno al personale medico che sarà coinvolto per tali attività.

La strategia di integrare alla sorveglianza attiva remota, quella dei controlli domiciliari, assume un valore strategico nella lotta alla diffusione del virus, soprattutto per arginare gli aspetti invasivi e subdoli, per le ricadute di natura psicologica che tale condizione fisica espone ai soggetti e familiari conviventi.

La presenza continua di un medico potrà essere elemento di conforto e maggior tutela.

Forti della conoscenza dell’evoluzione dei quadri clinici indotti da infezioni da COVID-19, spesso caratterizzati da una fase paucisintomatica o addirittura asintomatica nelle fasi iniziali di incubazione, cogliamo l’occasione – con la presente-  per ribadire la nostra proposta già formulata.

La vicenda del caro Antonio Nicastro sia da monito a chi ha la responsabilità della nostra salute, per indirizzare la strategia di prevenzione al contagio e dell’assistenza con maggiore attenzione.

Abbiamo perfetta contezza dell’impegno quotidiano delle Istituzioni e di tutte le donne e uomini impegnati nella gestione dell’emergenza, delle condizioni di famiglie e delle imprese, delle condizioni di fatica e stress che la coesistenza con questo quadro di crisi clinica e sociale stanno contraddistinguendo questa triste primavera.

Di qui il nostro contributo a metterci maggiore forza, determinazione e rigore attivo e mai polemico.

Avevamo chiesto di prendere in considerazione, oltre che la sorveglianza sanitaria domiciliare, anche la somministrazione di terapie domiciliari con consenso del paziente (già indicato nella nostra nota del 28/03 u.s.), come sta già avvenendo in altre regioni con risultati sorprendenti, a casi conclamati e con un quadro clinico definito. Tutto sotto il controllo di medici specialisti integrando, ove ritenuto necessario, anche la diagnostica per immagini (Rx e/o ecografia), per uno screening iniziale e di monitoraggio dell’evoluzione dei quadri clinici che siano di supporto alla strategia di esecuzione dei tamponi. L’esame strumentale è molto sensibile per individuare i primi danni polmonari.

Questa complicata epidemia si vince sì restando a casa, garantendo il distanziamento sociale, ma anche in caso di casi sospetti o positivi, anticipando e contrastando il virus casa per casa e non negli ospedali, avvalendosi di medici e operatori sanitari protetti mediante uso di dispositivi di protezione individuale, idonei e funzionali al rischio biologico e adeguati come numero di dotazioni per preservare non solo la loro salute ma anche di chi riceve la cura.

Le statistiche sul ricorso ospedaliero offrono oggi uno scenario che non è quello atteso in fase di previsione, per cui, occorrerebbero scelte di più vigorose, come l’estensione del numero di tamponi, l’estensione dell’esecuzione dei tamponi a raggiera partendo dai familiari conviventi, l’estensione del periodo di quarantena anche ai familiari dei conviventi sottoposti a regime di quarantena obbligatoria. Da qui la necessità, non più prorogabile, per contenere l’isolamento di tutti i soggetti che quotidianamente lottano nella gestione dell’attuale emergenza, di destinare spazi adeguatamente protetti e volti a preservare la salute dei familiari conviventi, nonchè al personale sanitario che, in questa maniera, eviterebbe a sua volta di essere possibile veicolo di contagio per la sua famiglia. Anche il monitoraggio mediante geolocalizzazione dei risultati positivi, o posti in quarantena obbligatoria, rappresenta una misura preventiva e protettiva che può rappresentare una chiave di svolta verso la vittoria su questa crisi epidemiologica, agevolati dal  fatto di vivere in una regione demograficamente con numeri contenuti.  

Rinnovando la nostra disponibilità e con l’auspicio che queste riflessioni siano da stimolo a un miglioramento delle attuali condizioni, ci uniamo al dolore di tutti coloro che hanno perso i loro cari e abbracciamo calorosamente tutti quelli che stanno lottando contro il COVID-19 e tutte le valorose donne e uomini impegnati nella gestione dell’emergenza.  

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