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Quegli interrogativi profondi dell’uomo, cercando Dio. Una riflessione del prof. Incampo

La principale aspirazione di ogni uomo è la felicità, infatti egli vive per raggiungerla, ma spesso notiamo che tutti gli sforzi sembrano naufragare di fronte ai problemi e alle difficoltà della vita.

L’uomo, da sempre, vive una realtà segnata dal limite e dalla finitezza, realtà che, apparendo speso senza risposte, è causa di profonda insoddisfazione.

C’è una poesia molto bella di Salvatore Quasimodo che fotografa questa situazione, la poesia è “Ed è subito sera”

“Ognuno sta solo sul cuore della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”

È una lirica che mette in risalto tre situazioni della vita umana: la solitudine, l’esperienza effimera della felicità, la brevità della vita.

È bello rendersi conto come l’uomo senta il bisogno di sentirsi vivo, il bisogno di essere.

Pertanto, nell’arco della propria vita, durante lo scorrere lento o frenetico dei giorni, ogni uomo arriva a porsi interrogativi profondi: Da dove vengo? Perché vivo? Perché devo soffrire e morire? Che cosa mi attende dopo la morte?

Queste domande fondamentali. appartengono a tutti gli uomini: credenti e non credenti.

Si tratta di domande che normalmente non emergono in modo esplicito: si nascondono dietro le pieghe dell’esperienza quotidiana, sia essa di gioia che di dolore.

Tuttavia, sono domande che, a uno sguardo superficiale, potrebbero apparire poco importanti o addirittura inutili in confronto ai grandi problemi del mondo.

Gesù ci invita alla riflessione: “Quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?”. (Luca 9, 25).

Queste domande sono l’espressione più vera dell’intelligenza che ha origine in Dio, poichè “è il soffio dell’Onnipotente che rende l’uomo intelligente”. (Cfr. Giobbe 32, 8).

Sono dunque domande che manifestano la dimensione religiosa dell’uomo dimensione che San Tommaso definisce come il legame esistente tra l’uomo e Dio.

In ultimo, non va dimenticato che l’uomo, ogni uomo, sebbene indifferente o dichiaratamente ateo, ha in sé la naturale nostalgia di Dio.

La ricerca di Dio è e rimane il bisogno profondo dell’uomo come dice il Salmista:

Il mio cuore mi dice da parte tua: «Cercate il mio volto!»
Io cerco il tuo volto, o SIGNORE.
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo;
tu sei stato il mio aiuto; non lasciarmi, non abbandonarmi,
o Dio della mia salvezza!” (Samo 27, 8-9)

Ogni uomo, dunque, pur inconsapevolmente, vive in una continua ricerca di Dio, una ricerca di felicità e di infinito che esprime la nostalgia del proprio Creatore, e – come dice Sant’Agostino – ciascuno, nella serena inquietudine di questa ricerca, nel profondo di ste stesso afferma: “Il mio cuore è inquieto, finché non riposa in te”.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la Pastorale Scolastica

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