domenica, 21 Luglio 2024

La vittima è un bimbo ucciso nel luogo più sicuro del mondo, ovvero la sua casa; l’assassina è la madre, “un’attribuzione di colpevolezza inaccettabile nel paese nel quale trionfa la liturgia del focolare domestico”: se a ciò aggiungiamo l’uso spregiudicato dei mezzi di informazione da parte di tutti i protagonisti della vicenda, ecco che quello di Cogne diventa il primo processo mediatico della storia d’Italia più recente.

Nel volume In nome del popolo televisivo. Da Cogne ai giorni nostri (Vallecchi, prefazione di Massimo Bernardini e la postfazione di Klaus Davi) Valerio de Gioia e Adriana Pannitteri analizzano una serie di casi che hanno suscitato negli anni una incredibile attenzione mediatica. Ci sono, dopo Cogne, l’omicidio di Melania Rea, il caso di Ferdinando Carretta, la morte di Marco Vannini, la tragica fine di Lorys. Tutti divenuti nel tempo appuntamenti imprescindibili nell’ambito di contenitori e programmi televisivi caratterizzati, tranne rare eccezioni, da morbosità e derive di cattivo gusto.

“Quello di Cogne – sottolineano gli autori – dal punto di vista prettamente giuridico, non è un processo complicato né di particolare interesse. (…) L’omicidio del piccolo Samuele ha coinvolto tutti: i telespettatori si sono divisi tra colpevolisti e innocentisti, partecipi di un evento collettivo al quale non era possibile sottrarsi”.

Il 14 marzo 2002 Porta a Porta raggiunse record assoluti con punte di 10 milioni di spettatori, 45% di share, e il 36% in una puntata del 28 marzo 2002. Incalcolabile, poi, il numero di articoli e trasmissioni dedicato al caso Cogne, “in un crescendo di attenzione e di morbosità fuori dall’ordinario”.

E che dire della serializzazione della vicenda di Denise Pipitone che ha finito per invadere i palinsesti della televisione pubblica e privata in una sfida che non ha risparmiato colpi di scena a opera anche di Pubblici ministeri, questa volta veri, che si sono occupati delle indagini, per offrire agli spettatori l’ultimo tassello di quella che viene sempre annunciata come «una nuova svolta nelle indagini»? Ovviamente lo share detta le regole e decide i palinsesti. Il libro, dopo aver scandagliato l’origine del fenomeno del processo mediatico, cercherà le ragioni della sempre più frequente tendenza ad approntare una difesa dell’assistito tramite i media (difesa mediatica), scelta discutibile posto che non sempre porta al risultato sperato.

In nome del popolo televisivo ha uno stile semplice e immediato: ricostruisce i casi presi in esame e analizza il modo in cui si sono approcciati i media.

Valerio de Gioia, Magistrato dal 1998, autore di oltre 200 libri, attualmente giudice presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma (specializzata per i reati contro i soggetti vulnerabili – violenza di genere). Docente presso la scuola di specializzazione delle professioni legali della Sapienza di Roma e l’Istituto di tecniche investigative dell’Arma dei Carabinieri di Velletri (corsi di aggiornamento sulla violenza di genere).

Adriana Pannitteri, giornalista, lavora al TG1 dal 1997, ha seguito da inviata i casi più scottanti della cronaca. Dal 2001 conduce i telegiornali del mattino. È vice caporedattrice a TV7 e Speciali TG1. Laureata in scienze politiche e in criminologia, ha pubblicato diversi libri su tematiche sociali tra cui: Madri assassine. Diario da Castiglione delle Stiviere, La vita senza limiti (con Beppino Englaro), La pazzia dimenticata. Viaggio negli OPG. Sul tema del femminicidio ha pubblicato due romanzi: Cronaca di un delitto annunciato e La forza delle donne.

Rossella Montemurro

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