martedì, 16 Luglio 2024

Riceviamo da Vincenzo Maida del Centro Studi Jonico DRUS:

Alla fine degli anni ’30 la coppia di attori più famosa e più bella era quella composta da Luisa Ferida e Osvaldo Valenti.

Abbiamo appreso, dopo alcune ricerche, che d’estate venivano in vacanza a Montalbano Jonico e più esattamente nella masseria di Andriace che allora era un latifondo poi espropriato in parte con la nascita dell’Ente Riforma.

I due giovani attori erano ospiti della famiglia Faraldi-Tammone di origine torinese.

La masseria di Andriace prima dell’Unità d’Italia apparteneva ai monaci che consentivano alla popolazione di godere degli usi civici, tra cui il taglio della legna nel bosco annesso etc.etc. Ricordiamo che allora la legna era essenziale per la sopravvivenza. Con essa infatti si alimentatava il camino, i forni per fare il pane e ricavava la carbonella per riscaldarsi. Poi con l’Unità d’Italia arrivò una forte ventata anticlericale: vennero cambiati i nomi della vie nei paesi con quelli di martiri della chiesa cattolica oppure uomini del Risorgimento. A gestire masseria espropriate alla chiesa furono inviate famiglie del nord Italia fedeli ai piemontesi invasori. Fu allora che giunse a Montalbano Jonico la famiglia Faraldi.

I due attori se ne andavano sulla spiaggia jonica di Terzo Cavone, a pochissimi chilometri da Andriace, con una delle prime motociclette, con lei avvinghiata a lui e seduta di lato, come si usava allora.

Alla fine della II guerra mondiale i due giovani attori vennero massacrati dai partigiani dopo un processo sommario. Luisa Ferida aveva 31 anni ed era anche incinta, Osvaldo Valenti 39. Quindi quando venivano a Montalbano era giovanissimi. L’unica accusa nei confronti di quest’ultimo, era quella di aver aderito alla Repubblica Sociale Italiana, tutte le altre si rivelarono totalmente false.

Riportiamo dal web “Il 20 aprile 1945, con la disfatta delle forze nazifasciste ormai imminente, Valenti decise di consegnarsi spontaneamente ad alcuni membri della Divisione partigiana Pasubio, confidando di poter avviarvi delle trattative per un suo salvacondotto. Fu poi raggiunto anche da Luisa Ferida. Da quel momento in poi furono numerose volte trasferiti in diverse prigioni segrete per un processo sommario e un interrogatorio grottesco, finché fu decisa per loro la pena di morte, imposta da Giuseppe Marozin, a suo dire su diretto ordine di Sandro Pertini; anche il saggista Aldo Lualdi e altri confermarono tale tesi, mai smentita dall’ex-presidente della Repubblica”.

Nel mese di novembre del 1936 sempre a Montalbano venne inviata al confino Camilla Ravera, tra le fondatrici del Parito Comunista Italiano. Per un mese fu alloggiata in una locanda di cui ho rintracciato, dopo minuziose e faticose ricerche, via e numero civico.

Camilla Ravera nel 1939 fu poi espulsa dal PCI perché condannò il Patto Molotov-Rimbentrop tra Russia comunista e Germania nazista (la libertà di opinione era un optional anche da quelle parti, sic!). Nel 1982 fu nominata da Pertini senatrice a vita, è poi scomparsa quasi centenaria.

Due storie, quella dei due giovani attori e quella della Ravera, molto diverse, ma che meriterebbero di essere entrambe conosciute e ricordate dalle nuove generazioni.

Si tratta di personaggi notevoli che dimostrano come il nostro territorio fosse tutt’altro che avulso dalla storia e dal tempo, come la narrazione leviana vorrebbe farci credere.

Pubblicità

Pubblicità
Copy link
Powered by Social Snap