Il Centro di studi e conservazione della biodiversità, istituita dall’Ente Parco nel 2018 e ospitata presso il Centro Visita di Parco dei Monaci, coordinato dal Dottore Naturalista Vito Santarcangelo, continua le attività con il preciso intento di monitorare alcune delle specie che sono presenti nel territorio del Parco e risultano essere a rischio estinzione.

La presenza del Capovaccaio, della Cicogna nera e non ultima della Lontra oltre ad altre specie di interesse comunitario in pericolo di estinzione, ci impongono di continuare nelle attività del Centro che, a breve, stipulerà protocolli di attività con Centri di ricerca universitari per permettere a ricercatori, borsisti e tesisti di poter espletare le proprie ricerche ed essere ospitati presso la foresteria del Casello Ferroviario di Parco dei Monaci, oggi in fase di recupero e ristrutturazione.

Nei giorni scorsi, grazie a speciali tecniche di fototrappolaggio, sono state realizzate alcune foto uniche nel proprio genere di un esemplare di lontra: immagini di rilevante importanza, immediatamente riprese e lanciate anche da noti canali televisivi nazionali, in quanto la Lontra è una specie quasi completamente notturna, molto schiva e difficilmente individuabile.

Il presidente dell’Ente, Michele Lamacchia, afferma: ”Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto dal Centro che nasce proprio con lo scopo di monitorare,  salvaguardare e proteggere le specie in via di estinzione.
La presenza della Lontra nell’habitat delle gravine è una notizia straordinaria, in quanto si tratta di uno dei mammiferi più esposti al rischio di estinzione in Italia. 
I risultati che il Centro sta ottenendo nell’espletamento delle attività di monitoraggio finalizzate alla salvaguardia, confermano la felice intuizione del Consiglio Direttivo che ne ha voluto e approvato la istituzione.
Siamo convinti che le attività di monitoraggio del Centro debbano continuare, anche perché imposte dalle Direttive Comunitarie e l’Ente Parco confida, vista la sensibilità verso queste tematiche dell’Assessore all’Ambiente Gianni Rosa,  in un riconoscimento ufficiale regionale che permetta di fa perdurare  le attività, anche dopo la chiusura del programma INNGREENPAF, che ne ha permesso la realizzazione”.

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