venerdì, 19 Luglio 2024

Tragedia di Nova Siri, disposta l’autopsia

La Procura della Repubblica di Matera ha disposto l’autopsia per Nicola Lasalata e Giuseppe Martino, i due vigili del fuoco materani di 45 anni deceduti nel pomeriggio di mercoledì 17 luglio a Nova Siri. L’incarico sarà conferito sabato 20 luglio a personale...

“(…) A distruggere gli uomini non erano solo la povertà, la solitudine o il peccato. Ma anche l’amore che provocava gelosia e sete di vendetta”.

La giostra delle anime (Mondadori) è uno di quei romanzi con una forza evocativa non indifferente che ti entra dentro e ti coinvolge con tutte le sue suggestioni. Nel primo libro firmato a quattro mani dalla giornalista Francesca Barra e dal marito, l’attore e regista Claudio Santamaria, ci sono masciare, fascinazioni, superstizioni e orfanotrofi. È nato durante un viaggio in auto sul Vulture, Francesca aveva ascoltato una storia di masciare raccontata dal dottor Giuratrabocchetti ed era rimasta colpita da una fotografia: un gruppo di persone vestite di nero, tranne due bambine con abitini bianchi. Nel giro di poco tempo, quegli uomini e quelle donne sono morte tutte, le uniche sopravvissute sono state le piccole. Da quell’immagine ha preso forma La giostra delle anime, una stesura che si avvalsa di altre storie, di documenti, di ricerche – non semplici soprattutto a livello umano, ha sottolineato la Barra presentando il romanzo a Matera presso Burro Salato -, di sopralluoghi come quello fatto in Emilia Romagna nell’Ospedale Psichiatrico Infantile di Aguscello, una struttura che ha ispirato l’orfanotrofio nel quale crescono – in una quotidianità fatta di torture, soprusi e violenze – Eva e Anna, due gemelline.

La loro mamma è morta subito dopo il parto, alle pendici del cratere del Vulture. Le sorelline rimangono in vita, miracolosamente, nutrite dalla terra. È in quegli attimi che a Eva vengono infusi poteri da vendicatrice (“lei sapeva come distruggere, ma non come salvare”), ad Anna da guaritrice. Eppure entrambe saranno segnate da una maledizione. Identiche fisicamente, negli anni dell’orfanotrofio saranno emarginate per via dei capelli lunghi e rossi come fiamme: per le suore e i compagni sono delle streghe. Crescendo, Anna diventerà una guaritrice al servizio di chi soffre – “(…) Fare del bene scalda l’anima, se credi davvero di alleviare dei traumi. Ma in quegli anni si era accorta che la maggior parte delle persone era vittima della superstizione” – ed Eva una sensitiva capace di comunicare con le anime dei morti ma anche di scatenare distruzione. Separate dal destino, sarà Anna, a Matera, a prendersi cura di Angelica, la nipote di Eva che, da adolescente, con gli stessi poteri distruttivi della nonna, sarà bullizzata ed emarginata dai compagni di scuola.

“(…) Era diversa dagli altri, in un posto dove essere diversi voleva dire essere sbagliati. (…)”.

E non c’è cosa peggiore della voce del popolo eretta a voce di Dio: la Barra ha ricordato durante la presentazione della Giostra delle animei casi di Olimpia Orioli, costretta ad andar va dal suo paese, Policoro, solo perché voleva la verità sulla morte del figlio, e della mamma di Elisa Claps, considerata pazza per aver chiesto per anni di controllare nel posto, la chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dove poi è stato effettivamente rinvenuto il corpo di Elisa.

Anna, Eva e Angelica sono la metafora di come si può reagire al dolore e meritano l’indulgenza pur con la consapevolezza che “al destino non si può sfuggire, è sempre lì che ti insegue, fino a quando non decidi di farci i conti”.

È fin troppo facile rimanere rapiti da una trama del genere ma il vero segreto di questo romanzo è uno stile fluido, affascinante nel quale sono state usate le parole migliori descrivendola sia con lo sguardo di un regista – in realtà Santamaria avrebbe preferito dirigere anziché scrivere La giostra delle anime e non è detto che non diventi presto un film – sia con quello di una giornalista. Del resto, ha confidato la Barra, “questo romanzo non avrei potuto scriverlo con nessun altro al mondo se non con lui”.

Rossella Montemurro

GLI AUTORI
Claudio Santamaria – celebre e acclamato protagonista di “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015, regia di Gabriele Mainetti), per cui ha vinto il David di Donatello come miglior attore protagonista – è attore di teatro e cinema. Ha lavorato con alcuni tra i migliori registi italiani: Gabriele Salvatores, Ermanno Olmi, Gabriele Muccino, Michele Placido, Marco Risi e Bernardo Bertolucci, e tra i suoi numerosi film ricordiamo “Torneranno i prati”, “Baciami ancora”, “Romanzo criminale”, “Diaz”, “Paz” e “Casino Royale”.

Francesca Barra, scrittrice e giornalista, è nata a Policoro. Ha condotto diversi programmi in radio e televisione. Ha pubblicato con Garzanti Prova a dirmelo guardandomi negli occhi, un intervento sulla comunicazione social, e i romanzi L’estate più bella della nostra vita, Il mare nasconde le stelle, Verrà il vento e ti parlerà di me. Per Rizzoli ha scritto i saggi: Tutta la vita in un giorno. Viaggio fra la gente che sopravvive mentre nessuno se ne accorge, Giovanni Falcone un eroe solo, Il quarto comandamento. La vera storia di Mario Francese che sfidò la mafia e del figlio Giuseppe che gli rese giustizia.
 
Pubblicità

Pubblicità
Copy link
Powered by Social Snap