mercoledì, 24 Luglio 2024

“Il desiderio non si impara. Ognuno tira fuori quello che ha. Non tutto insieme, non con un ritmo regolare. Il desiderio non esce da noi a caso, a tratti, magari in occasioni poco spettacolari. Basta un niente. Da quel momento sappiamo la verità: vogliamo certe cose e non altre”.

Inizia così Lealtà (Einaudi) di Letizia Pezzali, un romanzo difficile da etichettare per la marcata originalità dello stile: “freddo” come la finanza – sono frequenti le analogie tra gli andamenti dei mercati e i comportamenti degli uomini -, bollente come la passione. Perché è proprio una passione mai del tutto spenta quella che ritorna, prepotente e improvvisa, nella vita di Giulia.

Lei lavora in una banca d’affari a Londra, è una 32enne sensuale e malinconica, imprigionata nel ricordo di un passato nel quale a darle vitalità ed entusiasmo e a farla sprofondare nella disperazione più totale era Michele – un uomo molto più grande, sposato e con figli. Una relazione che si è nutrita di slanci pieni di erotismo, di colpi di testa, ossessioni – Giulia arrivava ad inviargli numerosi sms senza senso forse solo per provocarlo o per ricordargli che c’era anche lei – e che ritorna come se non si fosse mai interrotta, con la complicità dei social.

La voce della Pezzali è spiazzante, profonda, introspettiva e spesso stride con le avvisaglie della Brexit, la frenesia della finanza e le regole non scritte – spietate e inflessibili – di quel mondo a parte, di quel lavoro dove è vietato fare errori. Il carattere rigoroso di Giulia sul lavoro si sgretola nell’interiorità, quando affiorano i ricordi e prende il sopravvento la solitudine, quando la figura del padre – che Giulia non ha mai conosciuto – era ravvivata dai racconti della madre. E anche il rapporto con la madre, che non c’è più, viene rivissuto in maniera nostalgica e sfocata.

Giulia, insomma, è fin troppo fragile e la Pezzali è stata bravissima a descriverla: “Gli esseri umani amano pensare che le loro decisioni, corrette o no, riflettano una coerenza interna. Una personalità, una persona. Un significato. Non c’è nulla che l’essere umano detesti di più dell’assenza di significato. Eppure succede spesso di essere vuoti, e la fatica di tenere duro si accumula, la tensione ogni tanto lascia spazio al pianto e al gelo. In questo caso innamorarsi può essere utile”.

Letizia Pezzali è nata a Pavia nel 1979 e ha lavorato per anni a Londra in una banca d’affari. L’età lirica (Baldini & Castoldi 2012), il suo primo romanzo, è stato finalista al Premio Calvino. Per Einaudi ha pubblicato Lealtà (2018). I diritti di traduzione di Lealtà sono stati venduti in sette Paesi prima ancora della sua uscita nelle librerie italiane; i diritti cinema/tv sono stati opzionati da una casa di produzione internazionale.
Rossella Montemurro
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