giovedì, 30 Maggio 2024

Professore, ma Gesù è veramente esistito?”

È una domanda che mi facevano spesso a scuola, soprattutto alle superiori.

Papa Benedetto XVI ha più volte affermato che “Gesù non è mito, è un uomo fatto di carne e sangue, una presenza tutta reale nella storia”.

Ecco, vediamo cosa dice la storia.

La vita di Gesù è documentata da varie fonti storiche: cristiane, giudaiche e greco-romane.

Incominciamo col dire che sono documenti di grande valore, che permettono di affermare la storicità di Gesù.

In particolare, le fonti del mondo giudaico e greco-romano sono molte importanti perché, senza avere nessun interesse a dimostrare l’esistenza di Gesù, confermano quanto riportano i vangeli.

Andiamo con ordine.

Le fonti cristiane si distinguono in testi canonici (del Nuovo Testamento) e apocrifi.

I testi canonici sono quelli che la comunità cristiana riconosce come ispirati da Dio e, come tali, autentici.

Essi parlano diffusamente di Gesù: “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo di Erode”. (Cfr. Matteo 2, 1).

I testi apocrifi, invece, sono quelli che la comunità cristiana non ritiene che siano ispirati da Dio e, quindi, non autentici; però sono documenti che pur nella loro inautenticità, sono particolarmente importanti per confermare la storicità di Gesù.

Per esempio, dal Protovangelo di Giacomo, derivano la tradizione del bue e dell’asinello nella grotta della Natività e il nome dei genitori di Maria: Anna e Gioacchino.

Le fonti giudaiche confermano la storicità di Gesù, offrendo notizie importanti sulla sua persona, sul periodo e sui luoghi in cui è vissuto.

Tali fonti sono rappresentate dagli scritti di Giuseppe Flavio e dal Talmud.

Giuseppe Flavio (37-103), storico giudeo nella sua opera Antichità Giudaiche racconta di “Gesù che era soprannominato Cristo”.

Il Talmud (70-200), una raccolta di scritti rabbinici, riferisce che la persona e l’opera di Gesù erano noti agli Ebrei e così parla della morte del mago Gesù.

A testimonianza della storicità di Gesù, sono di fondamentale importanza i vari siti archeologici presenti sul territorio palestinese, ovvero nella terra d’Israele.

Le fonti greco-romane sono date da Plinio il Giovane, Svetonio e Luciano di Samosta.

Plinio il Giovane (62-112) governatore della Bitinia, comunica all’imperatore Traiano la diffusione del culto dedicato a Cristo: “Avevano l’abitudine di incontrarsi in un luogo stabilito, prima che facesse giorno, per cantare inni a Cristo”.

Cornelio Tacito (54-120), autore della storia di Roma, racconta che dopo l’incendio di Roma del 64 d.C. “Nerone spacciò per colpevoli e condannò a pene raffinate quelli che la plebe chiamava cristiani. Il loro nome deriva da Cristo, condannato a morte dal Procuratore Ponzio Pilato, sotto l’impero di Tiberio”.

Carlo Svetonio (70-126), autore di biografie sugli imperatori, scrive di disordini a Roma istigati da un certo Cresto, cioè da Gesù Cristo: “L’imperatore espulse da Roma i giudei che, per istigazione di un certo Cresto, procuravano continui tumulti”.

Luciano di Samosta (129-186), scrittore greco di origine siriana, riguardo ai cristiani e a Cristo scrive: “Ad essi fu insegnato dal loro originale maestro che sono tutti fratelli e, dal momento della loro conversione, negano gli dei della Grecia e adorano il saggio crocifisso, vivendo secondo le sue leggi”.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la Pastorale Scolastica

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