venerdì, 12 Luglio 2024

Quanti sono gli incontri in apparenza sfuggenti che facciamo ogni giorno? Quante cose, senza saperlo, condividiamo “a distanza ravvicinata” con gente che non conosciamo? E se per caso una di quelle persone che sfioriamo diventi, da presenza fugace che passa inosservata, una presenza indispensabile?

È da queste premesse che parte il nuovo, intenso romanzo di Diego Galdino, il Nicholas Sparks italiano, Una storia straordinaria (Leggereditore).

Luca e Silvia sono due ragazzi normali che vivono una quotidianità, nelle rispettive vite, senza scossoni. A loro è capitato di incrociarsi per pochi secondi ma, proprio come accade a ciascuno di noi, di quegli istanti non è rimasto niente: hanno continuato a ignorarsi per due anni, fin quando le vite di entrambi hanno subito una brusca svolta. Luca ha perso improvvisamente la vista, Silvia convive con il trauma di un’aggressione.

A tutti può capitare, prima o poi, di stravolgere abitudini che si credevano ormai consolidate. Quando però il cambiamento viene in un certo senso imposto da eventi negativi, è difficilissimo accettarlo. Luca e Silvia, però, non si piangono addosso ma, dopo un primo inevitabile momento di smarrimento provano, a modo loro, ad agire.

“(…) Tanti hanno paura di fare cose che non hanno ancora fatto, Silvia sorrideva di quelle persone, perché lei ora sapeva che la vera paura è quella di continuare a fare quelle cose che non hai mai avuto paura di fare.”

La “normalità” fatta di tante piccole cose si è trasformata in un percorso a ostacoli: Luca vuole passare inosservato “come il mondo per lui ora”, Silvia è diventata invisibile. Grazie a una passione comune, quella per il cinema, i due capitano accanto alla prima di un film d’amore. E ciò che accade è, parafrasando il titolo, una storia straordinaria.

“La verità era che in questa vita che sembrava non volergli mai bene, lei era arrivata a dimostrargli il contrario ed era diventata l’unica donna a cui lui avrebbe donato il cuore. Perché senza di lei la vita non avrebbe avuto più sensi, sì, proprio così, sensi.”

La prima parte si apre con un excursus tra i cinque sensi calato nella vita di ogni giorno, ogni capitolo riporta la dichiarazione di un attore o un regista e non manca una vera e propria filmografia disseminata nel romanzo. E poi c’è Roma, quasi la terza protagonista di questo romanzo, con tutta la sua bellezza, i suoi scorci mozzafiato, le sue zone più note e quelle che l’autore ci porta per mano a scoprire.

Diego Galdino torna a raccontare l’amore con la delicatezza che lo contraddistingue, con uno stile semplice ma non banale descrive due protagonisti “speciali” che cercano, pian piano, di ritrovare un po’ di serenità e fiducia con la consapevolezza che “l’unico modo per lasciarsi alle spalle le proprie paure è arrivare primi”.

Tra le righe emerge non solo la raffinatezza stilistica, anche l’estrema sensibilità di questo scrittore – un mix ben miscelato tra Marc Levy e Nicolas Barreau – che ancora una volta ha regalato una bel romanzo, quasi d’altri tempi, che offre valori e spunti positivi in un’epoca come la nostra nella quale abbondano cinismo e nichilismo.

Una curiosità:  due anni fa a Bisceglie davanti a un suo romanzo, L’ultimo caffè della sera (Sperling & Kupfer), due ragazzi di Molfetta, Giacomo e Monica, durante la rassegna letteraria “Libri nel Borgo antico”, si scambiarono la promessa di sposarsi. Lo fecero in piazza, tra la gente, nei pressi della Cattedrale di Bisceglie. Lo scorso anno, nella stessa location, in occasione della presentazione del nuovo libro di Galdino, Bosco Bianco, la coppia ha consegnato all’autore l’invito per il matrimonio e l’episodio è ricordato anche in Una storia straordinaria.

Diego Galdino (classe 1971) vive a Roma, e ogni mattina si alza mentre la città ancora dorme per aprire il suo bar dove tutti i giorni saluta i clienti con i caffè più fantasiosi della città. Definito da Il Messaggero il Cinderella Man della letteratura, è un autore di successo internazionale, tradotto nei Paesi di lingua tedesca, spagnola e in Polonia, Bulgaria e Serbia. Ha esordito con il romanzo Il primo caffè del mattino, di cui sono stati venduti anche i diritti cinematografici in Germania. Mi arrivi come da un sogno, Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi, Ti vedo per la prima volta, L’ultimo caffè della sera, sono tutti pubblicati con Sperling&Kupfer, mentre Bosco bianco è stato autopubblicato per una scelta di cuore. Con Una storia straordinaria fa il suo ingresso nel catalogo Leggereditore.

Rossella Montemurro

L’INTERVISTA

Come è nata la trama di Una storia straordinaria?

Una storia straordinaria nasce tanti anni fa osservando le mie figlie farsi le foto seduto su una panchina del Giardino degli aranci sull’Aventino. In quel momento mi sono chiesto cosa avrei fatto se mi fosse stata tolta improvvisamente la possibilità di guardare le persone che amo, Roma e i film. Così ho chiuso gli occhi ed è nata Una storia straordinaria.”

Nel tuo romanzo trovano ampio spazio i cinque sensi. C’è stato qualcosa in particolare che ti ha spinto a parlarne?

“Ai cinque sensi a mio modesto parere siamo soliti non dare la giusta importanza, li diamo per scontati perché fanno parte quotidianamente della nostra vita. Delle volte per questo motivo non ce li meritiamo. Io ho cercato con questo romanzo di far capire che specialmente in amore essi possono diventare fondamentali, decisivi, per rendere ogni storia d’amore straordinaria…”

Un altro tema ricorrente è la fede, nella sua accezione più ampia. Fidarsi, affidarsi, aver fede: come ti relazioni con questi termini?

“Non c’è amore senza fede… Ho pensato alla fede in questa mia storia rendendomi conto che spesso quando finisce un matrimonio la fede nuziale è l’ultima cosa che ci leviamo per dire definitivamente basta…È finita davvero.”

Jung parlava di “sincronicità”: le coincidenze sono il leitmotiv della storia tra Luca e Silvia. Per il tuo romanzo hai preso spunto da qualche coincidenza particolare che ti è capitata?

“Più che alla sincronicità di Jung io credo alla serendipità di John Cusack e Kate Beckinsale… A me piace pensare più che alle coincidenze, alla magia di cui parla il film Insonnia d’amore…”

Le citazioni di attori e registi e la filmografia disseminata tra le pagine dimostrano un amore sconfinato per la Settima Arte. È così?

“Il cinema riveste da sempre un ruolo fondamentale nella mia vita e il termine riveste ci sta a pennello, perché i film mi aiutano a togliere per un paio di ore i vestiti da barista, facendomi vestire i panni, almeno con la fantasia, di personaggi fantastici, o vedere posti, o vivere situazioni che nella realtà non potrei mai visitare o vivere.”

Lo sfondo, anche in questo caso molto cinematografico, del tuo romanzo è Roma. Qual è il tuo legame con la capitale?

“Roma per me è tutto, non saprei vedermi in nessun altro posto. Quando penso a Roma mi viene sempre in mente la frase latina “Ubi maior minor cessat”… E Roma per me è la cosa più grande di tutte.”

La scelta di due protagonisti atipici, ben lontani dagli stereotipi della perfezione, rende questa storia originale. Non hai temuto che, però, questa scelta potesse esporti al rischio di ottenere consensi suscitando una sorta di compassione verso Luca e Silvia?

“Come potrebbero suscitare compassione Achille, Alessandro Magno, William Wallace? Silvia e Luca sono due cuori impavidi, due guerrieri dei sentimenti che lottano contro una vita che li ha fatti finire in trincea… Ma giorno dopo giorno grazie ognuno all’amore dell’altro escono fuori per andare all’attacco, conquistando quel centimetro di cui parla Al Pacino nel film Ogni maledetta domenica.”

Qual è la fascia di lettori che vorresti leggesse Una storia straordinaria?

Una storia straordinaria è un libro per tutti e non lo dico per vendere più libri, lo dico perché le anime non hanno sesso, né età…  Ed ogni anima cerca la sua gemella… Io in questo libro cerco di dimostrare a tutte le anime che l’amore non è mai in ritardo, si prende solo il suo tempo.”

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