mercoledì, 24 Luglio 2024

“Nella casa editrice dove lavora nonna si sente tic tac tic tac nelle stanze. Ci sono i pirati, i ladri e i mangiatori di cervi, pure ci vanno i sarti a cucire i libri con ago e filo. È pieno di libri sui muri e sui tavoli e ora ho capito perché nonna ci va ogni giorno contenta perché ci sono le macchine da scrivere. Tu schiacci le lettere e le lettere si stampano sul foglio e poi le lettere diventano parole e le parole le frasi lunghe e le frasi lunghe sono le storie che leggiamo sui libri. La macchina da scrivere è il gioco più bello del mondo, però devi chiudere la porta, come faceva Natalia, sennò le storie scappano e le hai perse per sempre.”

Nonna Antonia a Torino lavora come donna delle pulizie della casa editrice Einaudi e ogni giorno rientra con racconti strabilianti. Lo fa per aiutare la nipotina Isabella, da poco arrivata da Agrigento, ad affrontare una difficile situazione familiare. La madre, improvvisamente, ha deciso di andar via lasciando la bambina di appena dieci anni con il padre che però è incapace di darle tutto l’affetto di cui ha bisogno. Per questo, nell’estate del 1981, è ospitata dai nonni, in una dimensione sempre un po’ distante dal “nido” del quale la piccola ha bisogno ma sicuramente più serena rispetto a quella di Agrigento. Accanto a Isabella, adesso, ci sono lo zio Alfredo, il nonno Pacifico e la nonna Antonia. Quest’ultima ha un’incredibile capacità di raccontare storie: prova, con la fantasia, di alleggerire la situazione di Isabella. Le sue narrazioni, che hanno come protagonisti i grandi della letteratura italiana, incantano e distraggono la bambina. C’è un signore di nome Calvino che adora le alici fritte, ma gli guastano il sonno, così la mattina annota su un taccuino gli incubi per trasformarli in bellissimi racconti. C’è Elsa Morante, perdutamente innamorata di tutti i gatti, pure se randagi o malaticci. E c’è Natalia Ginzburg, che scrive reclusa in una stanza dove lascia entrare soltanto i bambini. Isabella, però, nonostante il potere evocativo delle storie della nonna, soffre per l’indifferenza, che percepisce, degli adulti nei suoi confronti.

Si intitola La stanza di Natalia (Giunti) il nuovo romanzo di Monica Gentile: “Mi ci è voluto tempo per capire che la mia infanzia era stata una mancata messa a fuoco. Avevo scambiato per distacco e indifferenza l’incapacità dei miei genitori di manifestare amore. Credo che tutta la mia ansia adulta di ricevere approvazione affondi le radici in questa carenza infantile, che la mia espansività di oggi sia figlia di quel torto”.

Non mancherà un gesto a suo modo sovversivo di Isabella, con il quale cercherà di rendersi di scuotere i suoi genitori.

 “L’idea di questa storia è nata diversi anni fa. – spiega l’Autrice – Era un’idea piccola, germogliata da un’immagine, da un fotogramma, più che da un ricordo. Non pensavo potesse crescere, prendere spazio e diventare un romanzo. Desidero ringraziare mia nonna che mi ha fatto dono di quell’immagine. Mentre scrivevo, pensavo di fare qualcosa per lei e, invece, è successo esattamente il contrario”.

Monica Gentile è nata ad Agrigento. Dopo aver vissuto alcuni anni tra Francia, Regno Unito e Roma, è rientrata in Sicilia e oggi vive e lavora a Palermo. Ha frequentato per diversi anni i laboratori di scrittura creativa presso “Lalineascritta”, tenuti da Antonella Cilento. Ha esordito nella narrativa nel 2014 con Tira scirocco, dopo aver ottenuto una menzione al Premio Calvino. Nel maggio del 2019 è uscito Cosa può salvarmi oggi

Rossella Montemurro

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