lunedì, 22 Luglio 2024

Una vita insieme e poi, all’improvviso, l’emergere di un segreto risalente agli anni di piombo. Una storia di solitudine e rinascita, fra l’Italia e Marsiglia. Angelita è rimasta da sola nella grande casa di famiglia. Fabrizio, suo compagno di vita da trent’anni, se ne è andato via divorato da un cancro. Ora sulla sua carta di identità è scritto “stato libero”. Si definisce così, con queste due discutibili parole, la vedovanza. Scrittrice, ex giornalista, in età matura Angelita è travolta da un’opprimente solitudine. L’impatto con la realtà è violento, privo di certezze. Il mondo, questo nuovo mondo, in cui arranca, non le appartiene. Disperata, si aggrappa a brandelli di lucidità che diventano incubi. La sua storia con Fabrizio si trasforma nella crudeltà di un ricordo che si va sfumando come un ritratto in seppia. Ma in quel presente accade qualcosa, una scoperta oltre la quale cova un mistero. Angelita cerca la verità. E indaga ripercorrendo a ritroso gli anni Settanta, un viaggio in cui dovrà riesumare fatti, personaggi e atmosfere di un’epoca con i quali neanche la grande Storia ha fatto ancora i conti. Molotov, sogni, ideali, fughe per sfuggire al vecchio mondo. È lì che si annida l’antico dolore di Fabrizio. Un dolore blindato e inconfessabile che lo ha accompagnato fino alla morte. Tra le macerie dei fallimenti Angelita troverà la verità. Quella verità che le darà la forza di essere sé stessa. E di rinascere. “La combattente” (edizioni e/o) di Stefania Nardini non è solo la storia di una donna che fa i conti con un mistero legato al passato, ma è anche la storia di una donna sola. Non è una separata, una divorziata, una single, ma una vedova. Una parola che riporta a immagini ancestrali di abiti neri, quelli del lutto, indossati per anni, a volte per sempre. Parola oltre la quale si annida una condizione difficile, non solo sul piano emotivo-esistenziale, ma anche pratico.
Il 23 giugno è la Giornata internazionale dedicata alle persone vedove, istituita dall’Onu nel 201.
I problemi legati alla vedovanza non hanno una specificità di genere (la famiglia monogenitoriale costretta a reinventarsi sulle macerie di una perdita ha molti elementi comuni tra uomini e donne), ma tuttavia per le donne significa pagare dei prezzi per scelte del passato, per la difficoltà, soprattutto quando si è madri, di ricostruire una nuova vita affettiva.
Non esistono studi su questo tema. La figura della vedova finisce spesso tra i soggetti legati alle nuove povertà. Tantomeno esistono strutture di sostegno in grado di intervenire di fronte a un trauma di difficile metabolizzazione, che cresce in presenza di figli.
Ma vediamo di quantificare il fenomeno.
Nell’età intorno ai 60 anni, su un totale 38712 che vivono il dramma della perdita del coniuge, le donne sono 31779 (fonte Istat, 1 gennaio 2020), un’età in cui tutto diventa più difficile, dall’inventarsi un lavoro al costruire una nuova relazione. Dato destinato a un progressivo aumento a causa della pandemia che ha visto tra le vittime una maggioranza maschile.
Tutto ciò mentre la mannaia della crisi colpisce tutte le categorie. E che per migliaia di donne sole è un tunnel senza via d’uscita.

Stefania Nardini, giornalista e scrittrice è romana e vive tra Marsiglia e Roma. È autrice di “Roma nascosta” (Newton Compton, 1984); del romanzo “Matrioska, storia di una cameriera clandestina che insegnava letteratura” (Pironti, 2001), pubblicato anche in Ucraina nel 2007; del noir “Gli scheletri di via Duomo” (Pironti, 2008), ambientato a Napoli negli anni settanta. Per E/O ha pubblicato nel 2013 “Alcazar, ultimo spettacolo” (collana Sabot Age), nel 2015 la nuova edizione di “Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese” edita nel 2010 da PerdisaPop e riproposta in Fran-cia dalle Editions des Federers nel 2020. Ha navigato per tre anni da Cipro a Tangeri in barca a vela con la spedizione culturale Progetto Mediterranea www.progettomediterranea.com.

Pubblicità

Pubblicità
Copy link
Powered by Social Snap