sabato, 13 Luglio 2024

Immaginate una bambina piccola completamente sola, nuda su una spiaggia. Immaginatela coriacea, forte, con la forma mentis di un adulto, cinica anziché fragile: La bambina falena(Fandango), l’esordio di Luca Bertolotti, ha lei, Greta, come voce narrante: la Glete bambina di poco più di quattro anni trovata sulla spiaggia di San Michele Arcangelo che, dopo una serie di peregrinaggi alla scoperta delle proprie origini scoprirà di essere Gretel e di avere un fratello, Hansel, e una sorella, Sissi. Proprio come nella favola dei fratelli Grimm, Bertolotti accompagna il lettore in una storia in chiaroscuro in cui “buoni” e “cattivi” si alternano nella vita di una ragazza, Greta, che ha un black out nella primissima infanzia, è passata nel tunnel delle adozioni, ha vissuto fin troppo presto la tragedia del lutto e l’unica, pesante, eredità che ha avuto è la sindrome di Ehlers-Danlos, una malattia rara del tessuto connettivo che le causa elasticità non comune dei tessuti e dolori atroci. Il suo scopo è quello di ritrovare i veri genitori e così attraversa il “bosco” della vita e le sue insidie.
Bertolotti ha uno stile raffinato e ricercato che travolge, un’eleganza di fondo che colpisce e cattura.
“Entrai in casa di Alfredo dopo le solite peripezie che ogni adozione si trascina appresso. Mi affidavo alla corrente brodosa della burocrazia che mi trascinava da una struttura all’altra, da un affido a un altro, da un giudice a un suo collega. Eppure, giro dopo giro, nell’ottusa circolarità di quelle correnti, schivando qualche maelstrom in cui avrei rischiato di essere strozzata dalla carta e dai sorrisi di circostanza, mi arenai sull’uscio di due quarantenni, moglie e marito. Entrambi piuttosto brutti, un po’ massicci di corporatura e deboli di vista, al punto che sembravano fratelli. Mi accolsero in casa loro abbracciandomi in lacrime, esprimendo in mia vece tutta una meraviglia e uno spavento che invece lasciavano me secca di occhi e rigida di postura. A quell’età avevo già ossa di acciaio e un temperamento incline al compromesso, qualora il compromesso non avesse cercato di cambiarmi di una virgola. Non ero certo una bambina logorroica. Parlavo male, è vero, ma elaboravo pensieri che anni dopo, riesaminandoli, trovai mostruosamente adulti. Ero debole ma già compiuta, forse addirittura irredimibile”.
Greta non cade nella trappola degli stereotipi e non si lascia compatire perché lei stessa non ha le caratteristiche della vittima di un destino avverso. La ricerca delle sue origini non sarà facile e la porterà a contatto con un’umanità varia – disadattati, tossicodipendenti, disperati: l’autore, insomma, non ha avuto paura di osare descrivendo anche situazioni davvero al limite.
Bertolotti, milanese, classe ’77, è un operaio specializzato nel settore del mobile.
Rossella Montemurro
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