mercoledì, 24 Luglio 2024

“La mia vita. Una vita di varie ed eventuali. Di imprevisti e probabilità. Di decisioni istantanee. Di circostanze imprevedibili. Di curve cieche. Di frenate improvvise.

La migliore polizza per evitare l’estinzione del mio lavoro. Nessun robot potrà mai essere programmato per gestire le variabilità e le eventualità della giornata normale di un capo di gabinetto.

Nessun algoritmo per quanto intelligente potrà mai avere la cultura, la sapienza, la flessibilità, il fiuto, il mestiere, il pelo sullo stomaco di un capo di gabinetto.

Non siamo insostituibili perché siamo i migliori. Al contrario, siamo i migliori in quanto insostituibili.

Anche i politici più presuntuosi prima o poi se ne accorgono. E la smettono, finalmente, di chiamarci burocrati. Gattopardi. Mandarini. Boiardi. Parrucconi”.

Insostituibile, prezioso perché a conoscenza dei segreti delle stanze dei bottoni, in grado, con i suoi contatti, di arrivare ovunque e a chiunque, a qualsiasi ora del giorno. Da un buon capo di gabinetto dipende il successo di un ministero.

Con una narrazione fluida e intrigante, citando i protagonisti della politica italiana recente un anonimo capo di gabinetto, Giuseppe Salvaggiulo in Io sono il potere. Confessioni di un capo di gabinetto (Feltrinelli) ha dato voce a un anonimo capo di gabinetto che, senza peli sulla lingua, ha svelato cosa accade nei corridoi dei ministeri.

Un uomo che dispone delle “tre doti fondamentali di un capo di gabinetto alfa”: la competenza nella materia, la forza di dire no al ministro e l’intelligenza di capire quando è il momento di fermarsi, perché il ministro ha deciso diversamente.

Io sono il potere intriga e coinvolge accompagnando il lettore nei retroscena di alcuni accadimenti clou della politica italiana.

Per esempio, secondo quanto è stato raccontato a Salvaggiulo, “il più grave errore di Renzi, dopo la presa del potere nel 2014, fu sbagliare la squadra. Non dei ministri, che in quel governo – a parte Padoan e pochi altri – erano perlopiù comparse. Parlo degli staff a Palazzo Chigi e nei ministeri. L’epurazione dei grand commis lo lascio in mano ai petit commis. Ma se i petit sono tali, un motivo ci sarà”.

Ancora, “ho visto nominare nelle segreterie particolari amanti ed ex allieve. Amici dei figli e parenti di colleghi di partito. Non solo nei ministeri. (…)”.

Capi di gabinetto “un po’ si nasce e un po’ si diventa”, di certo “nessun capo di gabinetto è laureato in Psicologia, ma non c’è un capo di gabinetto che non sia psicologo ad honorem.

Il capo di gabinetto deve entrare nella testa del ministro.

Pensare come lui. Parlare come lui. Agire come lui”.

Io sono il potere è una lettura illuminante che squarcia un velo su una realtà ben lontana dalla gente comune ma cruciale per l’intero Paese.

Giuseppe Salvaggiulo è nato ad Altamura (Bari) nel 1976. Nel 1998 ha vinto il concorso de «Il Foglio» per aspiranti giornalisti. Primo articolo sul «Corriere del Mezzogiorno»: un’inchiesta sulla speculazione edilizia attorno alla valle dei dinosauri di Altamura. Ha scritto anche per «Diario», «Internazionale», «Controcampo». Dopo la laurea in giurisprudenza a Roma, si è specializzato all’Istituto per la formazione al giornalismo di Milano. Ha lavorato nelle redazioni di «Libero» e «il Giornale». Dal 2008 si è trasferito a Torino e lavora a «La Stampa», dove si occupa di cronaca e politica e ha seguito, tra l’altro, gli scontri etnici di Rosarno. Con un’inchiesta sull’inquinamento in Abruzzo provocato dalla discarica abusiva più grande d’Europa, ha vinto nel 2008 il premio Paone per il giornalismo ambientale. Ha curato su «Il giornale dell’architettura» la serie di «interviste eretiche». Nel 2009 ha scritto il suo primo libro: Flop. Breve ma veridica storia del Pd (Aliberti Castelvecchi). Nel 2010 ha pubblicato con Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve e Ferruccio Sansa La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro (Chiarelettere). Ha pubblicato anche Il peggiore. Ascesa e caduta di Massimo D’Alema e della sinistra italiana (Chiarelettere).

Rossella Montemurro

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