martedì, 23 Luglio 2024

Matera,  funerali dei Vigili del fuoco Nicola Lasalata e Giuseppe Martino. L’omelia di Mons. Caiazzo: “Amore non è più una bella parola, un gesto di benevolenza, ma un agire colmo di umanità: consumarsi pienamente fino alla morte”

Pubblichiamo l'omelia che mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina, ha pronunciato questa sera nel Palazzetto dello Sport, gremito, durante i funerali dei Vigili del fuoco Nicola Lasalata e Giuseppe Martino: Carissimi,...

Si intitola “Io devo andare, io devo restare” (BookTribu) il nuovo romanzo breve del giornalista e scrittore lucano Nunzio Festa.

“Ho cominciato a scrivere questo romanzo breve a Santo Stefano di Magra, vicino Sarzana, in Liguria. – spiega l’Autore – L’ho terminato a Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini.

Nel frattempo ero preso anche dalla stesura del saggio narrativo Ai piedi del mondo, alimentata da incontri e letture.

L’ha pubblicato il primo giorno di luglio un editore bolognese. Avevo dimenticato il veleno che si chiama rancore, il suo rumore di niente”.

“Io devo andare, io devo restare” sarà presentato a Lavagna il 20 luglio.

Per Festa  “alcuni paesi della Toscana, quelli della cintola che si fa chiamare Lunigiana e che prende i tutti i boschi della provincia di Massa Carrara, il Parmense che si sposta dall’Emilia e i resistenti di Garfagnana e persino pizzichi di Liguria accettati dalla linea ferroviaria, si specchiano nella Calabria e nella Basilicata, nelle scelte della città illuminata e nei sobri drammi della vita malamente regolata.”

Dalla prefazione di Eliselle: “Un istinto naturale per il suono, l’allitterazione, l’accostamento vertiginoso delle parole. Un desiderio palese per la prova, la sperimentazione, il continuo tentativo di trovare una dimensione nuova, che non resta mai tale. Non c’è modo di imbrigliare la prosa di Nunzio Festa, che sa essere poetica anche quando parla di omicidi e ammazzamenti, di viaggi e spostamenti, di sesso e sentimenti.

Ho voluto fare la rima anche io per non sentirmi da meno, perché quello che avete tra le mani è davvero un romanzo insolito, qualcosa che forse non avete mai letto prima, ma non mi viene bene come a Nunzio, che è anche poeta, oltre che scrittore e giornalista. E in questo libro mischia il giallo alla cronaca nera, il saggio critico, la letteratura del paesaggio e quella di viaggio in un mix di intrico verbale che racconta un luogo magico con occhi diversi.

La Liguria, magica e meravigliosa, vista però nei suoi lati più oscuri, crea un contrasto tra le immagini di luce e meraviglia che ce la ricordano e la contraddistinguono, costantemente alternate a quelle di buio e orrore, inteso come traffici illeciti, criminalità e sfruttamento che anche in quella terra, come in tante altre, vivono della solitudine e della disperazione di molti. Eppure, nonostante questo nero non troppo sotteso, viene voglia di esplorarla, quella regione, per andare a cercare i paesini che l’autore nomina e descrive così bene grazie al suo occhio di “straniero”.

Questa dimensione del viaggio la si percepisce in molti scritti di Festa, non solo in questo, e non solo nei suoi romanzi, ma anche nelle prose poetiche, nella poesia, nei saggi. Nunzio è un autore di spostamenti, di scoperte, di osservazioni: nato a Matera, ha vissuto in Lucania, a Pomarico, poi in Lunigiana e Liguria, adesso è in transito in Romagna. Non lo si imbriglia, non lo si può fermare, e l’unica cosa che si può fare è cercare di conoscerlo attraverso le storie e le parole che sceglie con cura e ostinazione, per raccontare, sorprendere, stupire, far riflettere, spezzare, rinnovare. D’altra parte, e lo dice l’autore stesso, per Nunzio “è impossibile scrivere senza critica a questa realtà che non gli piace”. E allora, a noi non resta che leggerlo”.

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