martedì, 23 Luglio 2024

Matera,  funerali dei Vigili del fuoco Nicola Lasalata e Giuseppe Martino. L’omelia di Mons. Caiazzo: “Amore non è più una bella parola, un gesto di benevolenza, ma un agire colmo di umanità: consumarsi pienamente fino alla morte”

Pubblichiamo l'omelia che mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina, ha pronunciato questa sera nel Palazzetto dello Sport, gremito, durante i funerali dei Vigili del fuoco Nicola Lasalata e Giuseppe Martino: Carissimi,...

“Perché a me? Perché io? Ho sempre trovato le risposte cercando nel cosmo, nel karma, nello spazio, nel fato, Ma ora no. Perché uno così doveva capitare a me? (…)

Perché a me? Sono sempre stata una brava figlia, mi sono impegnata a scuola. Pensavo di essere esente. Pensavo che mia amasse”.

Quante Sofia ci sono, quante donne sono cadute nella trappola di una relazione malata?

Il buio intorno. Un romanzo d’amore, di dolore e di forza di volontà (Leggereditore), l’esordio di Elena Rebecca Odelli è l’analisi, lucida e spietata, di quello che accade nella quotidianità di una ragazza quando decide di rimanere accanto all’uomo sbagliato, inseguendo il miraggio del grande amore, giustificando in ogni modo e in ogni occasione la violenza – fisica e psicologica – che lui commette.

Sofia è una giornalista, si occupa di musica. A sedici anni, per superare ansia e insicurezze, si è rivolta a uno psicologo. Alle spalle ha una buona famiglia è solo che, quasi alla soglia dei trent’anni, continua a essere diffidente verso le relazioni sentimentali. Forse ha paura di scottarsi, forse convive con il retaggio delle insicurezze adolescenziali. Fino a quando incontra Matteo – dannato, ribelle – un cantante che ha intervistato e che riesce a far abbassare, poco per volta, ogni sua difesa. La maggior parte delle ragazze, probabilmente, rimarrebbe affascinata da un cantante famoso che stravede per loro: è un sogno.

“Mal di pancia. Qualcosa sta per succedere. Qualcosa forse è già successo. Portone aperto e nessuno mi ha chiesto il permesso”.

Il suo corpo sa, il suo corpo sente. Accanto a Matteo, Sofia il disagio lo avverte subito. Eppure rimuove, insiste, disattiva quegli allarmi interni che continuano a scattare ma restano inascoltati. Basta poco per svelare Matteo per quello che davvero è: sono appuntamenti ai quali non si presenta senza motivo, sono sparizioni improvvise, sono scatti di rabbia. Sono botte. Sono il silenzio di Sofia e quel suo maledetto colpevolizzarsi: perché se lui è una bestia, la colpa – ne è convinta – è solo sua.

Passato e presente si alternano in uno stile molto diretto, che ha il sapore dell’autenticità: l’autrice riesce a far “sentire” ciò che prova Sofia e il lettore, inevitabilmente, tocca con mano l’inferno che la ragazza subisce.

Sono parecchi i romanzi sull’argomento, segno che l’attenzione e la sensibilità verso la violenza di genere rimangono sempre alte. Non tutti però, hanno la stessa forza, la stessa empatia di quello della Odelli: una trama (tratta da una storia vera) che arriva a volte come un pugno allo stomaco, ecco perché il flusso di coscienza di Sofia non può e non deve lasciarci indifferenti.

Elena Rebecca Odelli (Lodi, 1984) è un’impiegata della vota come si definisce lei, free lance e mamma. Ha scritto per alcuni magazine di musica e arte come Hestetika.

Scrive per Newsic.it e la musica è sempre stata la sua compagna di viaggio; i concerti gli amici di strada.
 
Elena Rebecca Odelli
 

L’INTERVISTA

Quanto è stato emotivamente coinvolgente scrivere Il buio intorno che affronta una tematica particolarmente complessa, la violenza sulle donne?

“Non è stato facile. Nel libro ci sono un susseguirsi di emozioni che spero vengano vissute anche da chi legge. Solo così si può capire il senso che Il buio intorno vuole avere. Ho provato rabbia, comprensione, smarrimento, amore. Mi rendo conto che non sia un libro facile eppure è nato da un’urgenza”.

Il suo romanzo è tratto da una storia vera. Può dirci se ha messo su carta una vicenda che le è stata raccontata oppure se ci sono spunti autobiografici? In quest’ultimo caso, la scrittura è stata terapeutica?

2Bella domanda. Non dirò se Sofia sono io o meno. Sofia può essere chiunque. Ammetto che ci sono sicuramente spunti autobiografici, la perdita di mia zia Daniela tra tutti. Ho perso mia zia che avevo cinque anni, nel disastro delle Azzorre nel 1989. C’è anche l’isola d’Elba, Capoliveri e le sue persone. E’ un posto che amo. Scrivere di quella terra è stato come ringraziare per tutto l’amore che lo scoglio ha saputo donarmi. Nel libro ci sono anche alcuni episodi legati alla mia adolescenza tra tutti ilio primo viaggio pagato di tasca mia, lavorando. Scrivere ha da sempre una funzione terapeutica, sin da piccola. Ho sempre preferito scrivere piuttosto che parlare. In questo specifico caso, penso mi abbia aiutata a mettere in prospettiva, capire, realizzare, lasciarmi emozionare”. 

Della violenza sulle donne non se ne parla mai abbastanza, quasi ogni giorno la cronaca ci riporta casi di femminicidi. Anche con un romanzo si può e si deve fare sensibilizzazione?

“Non credo che basti un libro per risolvere il problema. Nel mio piccolo però volevo dire qualcosa, avevo la necessità di farlo. Credo che vada fatta prevenzione, i ragazzi e le ragazze di oggi sono gli adulti di domani.  La cosa che sto capendo è che ci sia più disponibilità ad ascoltare questo viaggio dai giovani piuttosto che tra gli adulti. E’ capitato che una signora, che avrà l’età di mia madre, mi abbia detto: ” di queste cose non si scrive. La tendenza è mettere la testa sotto un tappeto. Purtroppo anche ora che sto rispondendo, una donna nel mondo sta subendo violenza fisica o psicologica. Nessuna di noi è sola, mai”.

Denunciare fin dai primi casi di maltrattamenti rimane, per una donna, l’arma più efficace. Cos’ altro, secondo lei, potrebbe essere fatto?

“Bisogna dare supporto alle donne che subiscono violenza. Si tende a voler sapere gli indumenti, o se una donna in casa si è sempre comportata in modo retto. Non ci sono deterrenti per un uomo violento, non è una minigonna, il trucco o l’uscire di sera che può legittimare un uomo a farci del male. Bisogna iniziare ad avere il rispetto per il dolce, altrui, per la storia di ognuno”. 

Sofia, la protagonista, ha un vissuto contrassegnato dall’ansia e dall’insicurezza che l’ha spinta, da giovanissima, a rivolgersi a una psicoterapeuta. Secondo lei, questo può aver influito nella relazione con Matteo, nella difficoltà a troncare immediatamente un rapporto “malato”?

“Non sono correlate le due cose. Sofia si è infatuata di Matteo. Sofia pensava di riuscire a cambiare Matteo, si è colpevolizzata per non dare a lui le meritate colpe. Non ha ascoltato i campanelli d’allarme, li ha sottovalutati. Ha incontrato l’uomo sbagliato, si è affidata all’uomo sbagliato”.

Come è nata la sua passione per la scrittura?

“È nata alle elementari grazie alla maestra Matonti. Mi ha sempre spronata. Non scrivevo temi, scrivevo storie. Mia mamma sta aprendo alcuni bauli in questi giorni e ho rivisto i suoi commenti ai miei compiti. Credo che tutto sia partito da lì, dai diari che scrivevo fitti, dai libri che divoravo”.

Cosa c’è nel suo futuro letterario?        

“Spero di scrivere ancora, a prescindere dalla pubblicazione di un libro o meno. Ho una storia che mi circola in mente, vediamo”. 
Rossella Montemurro
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