lunedì, 15 Luglio 2024

Un visionario che aveva un’umanità enorme: così può essere definito Ludwig Guttmann, originario di una famiglia ebrea ortodossa, un neurologo che negli anni Trenta aveva intuito quanto fosse importante l’attività fisica in pazienti con disabilità. Lo sport come una droga buona, gli esercizi ripetuti con costanza che se agli occhi di alcuni infermieri e colleghi potevano sembrare alla stregua di una tortura, per i pazienti si rivelavano un toccasana.

È grazie alla figura di quest’uomo fantastico e alla collaborazione di un medico italiano, Antonio Maglio, se nel 1960 a Roma nacquero le Paralimpiadi. Un cuore da campione (Giuntina) del generale dei Carabinieri Roberto Riccardi ripercorre la vicenda umana e professionale di Guttmann, il neurologo che voleva curare le lesioni spinali in uno dei periodi più bui della storia. Nel 1938, dopo la Notte dei cristalli, consapevole che la situazione degli ebrei in Germania stava rapidamente precipitando, raggiunse l’Inghilterra, e qui avviò una rivoluzione che avrebbe cambiato per sempre l’approccio alla paraplegia. A Stoke Mandeville, l’ospedale che iniziò a dirigere nel 1944 nel Berkshire, con lui i feriti di guerra non avrebbero incontrato né avversione né commiserazione. Infatti non considera più, come molti suoi colleghi, le lesioni spinali una condanna a morte, usa un approccio del tutto nuovo: non dosi massicce di sedativi che costringono a rimanere a letto in uno stato di torpore e con ripercussioni negative per il fisico – in primis le piaghe da decubito – ma sport, attività all’aria aperto, rapporti umani.

“Ludwig Guttmann ha compiuto la sua rivoluzione cambiando la vita a migliaia di disabili. Ha usato come armi una palla medica e il suo amore verso gli altri”, scrive Riccardi. Pazienti giovani – perlopiù piloti della RAF impegnati a difendere l’Europa dalla minaccia nazista – che, se la guerra non avesse interrotto i sogni, avrebbero avuto un futuro brillanti, ritrovano la voglia di vivere grazie allo spirito di sana competizione che il dottor Guttmann infonde.

“Forse perché la catastrofe ti ha sfiorato così spesso, pensi ogni volta che in un letto d’ospedale potevi esserci tu, che un disabile è un tuo simile privato dalla sorte della tua stessa fortuna. Senti che i doni della sorte li devi ricambiare. Metti tutto ciò che hai nelle terapie che somministri, nell’attenzione che riservi, nel tempo che dedichi a ciascun paziente”.

Secondo Riccardi, per Ludwig Guttmann “una singola vita non è una battaglia, ma la guerra intera. Per te occorre sperare anche nelle circostanze più difficili, lottare per ogni muscolo e ogni fibra, salvare il salvabile. Tu guardi gli arti incollati ai corpi, non quelli staccati, come ha fatto Zanardi al risveglio dopo l’incidente, quando ha scoperto la propria amputazione. Un uomo senza una gamba è sempre un uomo, un ragazzo a cui è interdetta la corsa può fare mille altre cose. Se fossi ancora sulla terra, dottor Guttmann, saresti nell’ospedale di Padova a lottare per Alex”.

La sua rivoluzione sopravvive nella determinazione di tutti gli atleti paralimpici, nel grido di gioia di Bebe Vio – si cui è riportata un’intervista di Riccardi – e nella forza indomita di Alex Zanardi: “Donne e uomini- sottolinea l’autore in Un cuore da campione – che hanno sconfitto i propri disagi perseguendo la logica meravigliosa della vita. In molti hanno tentato di scoraggiarli, l’invidia è sempre in agguato anche quando c’è poco da invidiare. In molti hanno affermato che i loro sforzi, le loro vite erano inutili. Si sbagliavano, la gloria che questi svantaggiati hanno conseguito è eterna. Delle cattiverie che hanno dovuto sopportare e degli ignobili detrattori, invece, non è rimasto proprio nulla”.

La scrittura di Roberto Riccardi ha una potenza evocativa e un’eleganza stilistica uniche. Le sue parole affascinano, i frequenti rimandi alla musica, alla letteratura e al cinema diventano suggestive diramazioni culturali. La storia del dottor Guttmann si intreccia con la Storia con la S maiuscola, con l’orrore dell’Olocausto da un lato e con un bellissimo messaggio di speranza dall’altro.

Presente nel volume anche una galleria fotografica con scatti emblematici della Paralimpiadi nel corso degli anni e di alcuni campioni italiani.

Roberto Riccardi (Bari, 1966), Generale di Brigata, è Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Ha esordito per Giuntina con Sono stato un numero. Alberto Sed racconta (2009), che è stato fra i libri premiati da Adei-Wizo e ha vinto l’Acqui Storia. Ha poi pubblicato con questa casa editrice La foto sulla spiaggia (2012) e la biografia di Giulia Spizzichino, scritta con lei, La farfalla impazzita (2013).

Appassionato d’arte, giornalista e scrittore, ha diretto per diversi anni “Il Carabiniere”. Ha pubblicato saggi e romanzi; tra i più recenti, La firma del puparo (e/o 2015),  Il prezzo della fedeltà. Storia di Giuseppe Giangrande (Mondadori 2016) e La notte della rabbia (Einaudi 2017). Nel 2019 per Rizzoli ha pubblicato Detective dell’arte. Dai Monuments Men ai Carabinieri della cultura.

Rossella Montemurro

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