Ho appena finito di leggere il libro “Il mio tuffo nei sogni” (Altrimedia Edizione) di Rossella Montemurro ed ho davanti a me un trittico: Marco, al centro, la scuola ad un lato e la famiglia dall’altro.

Sullo sfondo del trittico la società: partendo da sinistra verso destra un aumento di colori sempre più forti, più veri.

Andiamo con ordine.

Primo soggetto.

Marco un ragazzo “diverso” dagli altri, ma difatti “speciale”.

Un fanciullo prima, un bambino dopo, un ragazzo ancora dopo e un giovane ancora dopo che cerca di dimostrare a tutti la vita, o meglio la bellezza della vita.

Già da bambino coglie delle sfumature che non tutti percepiscono, anzi che per molti sono segno di diversità.

Il valore dello spazio, del movimento, della libertà che per tutti è scontata per Marco deve essere dimostrata, amata, difesa.

Secondo soggetto

La scuola.

Il libro mette in evidenza gli errori più “normali” che i compagni di Marco fanno.

Lo deridono, non lo vogliono come amico, lo allontanano, lo insultano, non lo invitano alle loro feste.

Sarebbe opportuno che questo libro venisse usato come testo di narrativa alle scuole medie per aiutare tutti i ragazzi a capire tutto quello che non devono fare quando in classe e fuori se c’è un compagno “speciale”.

Questo libro aiuta i ragazzi che la diversità è ricchezza, è valore.

Anzi mi verrebbe da dire che il modo più visibile per capire la propria naturalità.

Terzo soggetto

La famiglia

I genitori di Marco sono delle persone normalissime, una coppia di sposi felici del loro matrimonio e amanti della propria esistenza.

Scoprono molto presto che il loro primogenito è un figlio “speciale” presenta dei problemi e delle caratteristiche che non ha nessun altro bambino.

Lo amano con una forza che solo la fede sa riconoscere.

Marco ha bisogno di tutto quello che i bambini normali non hanno.

Inizia la sfida.

Una sfida che ha come soggetto attivo il figlio, non l’odio, la disperazione non la vedetta, non il desiderio di odiare la vita, di odiare le cose belle della vita …

Una famiglia che è capace di vedere in Marco il disegno di Dio e di perseguirlo.

Ecco a questo trittico ha come sfondo la società che prima lo rifiuta e che grazie ad un allenatore lo riconosce non un eroe, ma una persona speciale, una persona che ha saputo fare della sua diversità un valore.

Nicola Incampo

Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica

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