mercoledì, 24 Luglio 2024

“(…) C’è chi spara o aziona il congegno esplosivo e c’è chi un minuto dopo si adopera già per impedire o deviare l’accertamento della verità. I ruoli, i compiti sono diversi ma complementari.  Resta il rammarico e la rabbia di essere spesso riusciti a individuare i killer ma mai chi, nello stesso momento, ha lavorato per sottrarre agli inquirenti e ai giudici elementi fondamentali di conoscenza”.

Nino Di Matteo, sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, si racconta in una lunga intervista a Saverio Lodato, tra i più autorevoli giornalisti italiani in materia di mafia, antimafia e Sicilia.

Il patto sporco. Il processo Stato-Mafia nel racconto di un suo protagonista(Chiarelettere, collana Principio Attivo) è la descrizione, lucida e dettagliata, del senso di alcune delle stragi che hanno sconvolto l’Italia negli ultimi trent’anni. Un significato che, purtroppo, va ben oltre le apparenze, oltre quello che avrebbero voluto farci credere: perché nelle ricostruzioni di Di Matteo, gli attentati a Lima, Falcone, Borsellino, le bombe a Milano, Firenze, Roma, gli omicidi di valorosi commissari di polizia e ufficiali dei carabinieri, hanno una regia occulta. Da un lato lo Stato in ginocchio, dall’altro uomini che, proprio in nome dello Stato, dialogavano con il nemico. Perché i segreti dello Stato, conosciuti da latitanti del calibro di Matteo Messina Denaro, sono una straordinaria arma di ricatto – nonché la spiegazione della latitanza dello stesso Messina Denaro…

Leggendo Il patto sporcoci si rende conto della doppiezza di uno Stato che non ha esitato a sacrificare i suoi uomini: anni di silenzi, depistaggi, pressioni ai massimi livelli (anche dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) qui documentati, finalizzati a intimidire e a bloccare le indagini. Verrebbe voglia di non credere a ciò che scritto è ma le circostanze descritte sono supportate da riscontri che tolgono anche la minima incertezza.

Il tutto all’indomani della sentenza di condanna di Palermo che, contro l’opinione di molti “negazionisti”, ha provato che la trattativa non solo ci fu ma non evitò altro sangue. Anzi, lo provocò. Una sentenza che per la prima vota accosta il protagonismo della mafia a Berlusconi esponente politico, e per la prima volta carabinieri di alto rango, Subranni, Mori e De Donno, sono ritenuti colpevoli di aver tradito le loro divise. Troppi i non ricordo e gli errori di politici e forze dell’ordine dietro vicende altrimenti inspiegabili come l’interminabile latitanza (43 anni!) di Provenzano, la cattura di Riina e la mancata perquisizione del suo covo, il siluramento del capo delle carceri, Nicolò Amato, la sospensione del carcere duro per 334 boss mafiosi.

Una sentenza storica grazie alla quale le istituzioni appaiono più forti evidenziando complicità e della convivenza segreta con la mafia.

Sul suo ruolo – pericoloso, scomodo ma cruciale -, Di Matteo scrive: “(…) Ho fatto quello che mi piaceva fare. L’ho fatto incorrendo in errori, affrontando momenti difficili, provando delusioni cocenti. Ma l’ho sempre fatto riuscendo a non subire i condizionamenti, interni ed esterni, che comunque non sono mancati”.

Il patto sporcosi legge d’un fiato e lascia sbigottiti.

Nino Di Matteo è stato Sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta e poi a Palermo. Ha indagato sulle stragi dei magistrati Chinnici, Falcone, Borsellino e delle loro scorte, e sull’omicidio del giudice Saetta. Pm in processi a carico dell’ala militare di Cosa Nostra, si è occupato anche dei processi a Cuffaro, al deputato regionale Mercadante, al funzionario dei servizi segreti D’Antone, e alle “talpe” alla procura di Palermo. Diverse amministrazioni comunali (tra queste Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova) gli hanno conferito la cittadinanza onoraria per il suo impegno nella ricerca della verità. È autore dei libri “Assedio alla toga” (con Loris Mazzetti, Aliberti) e “Collusi” (con Salvo Palazzolo, Rizzoli).

Saverio Lodato per trent’anni è stato inviato de “l’Unità” in Sicilia e oggi scrive sul sito antimafiaduemila.com. Ha scritto: “Avanti mafia!” (Corsiero Editore); “Quarant’anni di mafia” (Rizzoli); “I miei giorni a Palermo” (con Antonino Caponnetto, Garzanti); “Dall’altare contro la mafia” (Rizzoli); “Ho ucciso Giovanni Falcone” (con Giovanni Brusca, Mondadori); “La linea della palma” (con Andrea Camilleri, Rizzoli); “Intoccabili” (con Marco Travaglio, Rizzoli); “Il ritorno del Principe” (con Roberto Scarpinato, Chiarelettere); “Un inverno italiano” (con Andrea Camilleri, Chiarelettere); “Di testa nostra” (con Andrea Camilleri, Chiarelettere).

Rossella Montemurro

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