“Gli antichi greci credevano fossero figlie di una mano divina, nate dalla metamorfosi di un artista. Sono infatti ritenute figlie della Terra, simbolo di resurrezione. Perché anche se le cicale vivono una sola estate, in realtà dormono sotto terra per lunghi anni, rannicchiate su loro stesse, come morte. Ma le cicale non sono morte; attendono solo il momento perfetto per rinascere, trasformarsi e iniziare finalmente a vivere.”

Forse per Mia quell’assenza durata venti anni dalla sua casa sul Lago di Garda è stata terapeutica, un po’ come accade per le cicale. Lei, che per amore di Alessio ha rinunciato a tutto – anche alla possibilità di avere un figlio –, seguendolo a Stoccarda dove lavora come architetto, si è ritrovata con le spalle al muro dopo una dolorosa e inaspettata scoperta che ha mandato in frantumi tutte le sue certezze. L’atmosfera domestica però, in Italia non le è d’aiuto. Non solo ha dovuto confrontarsi con la madre Vittoria – tra loro c’è da sempre un rapporto conflittuale – quanto ha rivisto Luca, il ragazzo di cui era innamorata da adolescente.

È su queste premesse che si basa Il nido delle cicale (Giunti), il romanzo intenso e toccante di Anna Martellato.

Con una trama pronta a svelarsi poco per volta, Il nido delle cicale ha uno stile intimo, delicato, a tratti quasi sussurrato. È uno stile che invita a riflettere, a soffermarsi sui particolari. Ci sono fragilità emotive, piccole o grandi “crepe” nei rapporti che, come zavorre, ancorano al passato impedendo di guardare con serenità al futuro. Alla base di quel senso di smarrimento e incompiutezza che caratterizza la maggior parte dei personaggi, c’è un incidente – lo stesso che ha cambiato la vita di Mia e dei suoi familiari e che continua ad avere un peso notevole nelle loro esistenze.

Luca svelerà a Mia i segreti della coltivazione della lavanda e delle piante officinali da cui trae rimedi e unguenti. E lì, ai bordi del Lago di Garda, Mia ritroverà per la prima volta un senso di pace e armonia.

Anna Martellatoè nata nel 1981 a Verona, dove vive. Laureata in Scienze della Comunicazione è stata allieva della scuola Palomar ed è giornalista professionista. È una “project generator journalist”: crea format televisivi, progetti web ed editoriali. Ma soprattutto ha fatto della propria passione, che è raccontare, il suo mestiere: collabora con testate giornalistiche, aziende ed enti come ufficio stampa e storyteller. Per Giunti, nel 2018, è uscito il suo romanzo d’esordio, La prima ora del giorno.

Rossella Montemurro

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