“Un gran bel ristorante. Uno chef famosissimo. Porcellana, lino, argento e cristallo. Tanta armonia”. Nel prestigioso Palazzo Senso, ristorante gourmet dell’Hotel Principe di Savoia di Milano è in corso una serata importante, sfavillante: tra gli ospiti c’è la coppia di attori più ammirata, invidiata e fotografata del momento – Daniel William King, stella assoluta di Hollywood e la sua bellissima moglie. Alteri, unici, splendidi. Tutti gli sguardi sono puntati sul loro tavolo, insieme agli obiettivi dei telefonini dei fortunati che cenano accanto.

Da un lato, quella coppia inarrivabile – ville da copertina, premi internazionali, figli naturali e figli adottati, ricchezza, successo e due volti assicurati per cifre che basterebbero a pagare un Pollock da Sotheby’s – dall’altro un pot-pourri di umanità che lascia senza parole. Al centro lui, lo chef Franco Ceravolo, un’istituzione della gastronomia italiana che con i suoi piatti promette e mantiene un’esaltazione sensoriale senza precedenti. Niente è fuori posto, ogni cosa – o quasi – funziona a meraviglia… tranne i pensieri dei commensali – caustici, border line, in netto contrasto con quell’apparenza così a modo…

I divoratori (Mondadori) di Stefano Sgambati gioca sulle contraddizioni del non detto, sull’abilità nel dissimulare, su quanto sia facile fare buon viso a cattivo gioco – e intanto, mentalmente, fare a pezzi con perfidia l’interlocutore.

È ciò che accade in quell’atmosfera rarefatta dove tutto doveva essere perfetto, una cena raffinata alla presenza di due ospiti d’eccezione circondati da persone che non aspettavano altro. Eppure, se solo si potessero conoscere i pensieri di quei due, si capirebbe quanto distanti siano dalla realtà che rappresentano. Come Elena e Saverio che hanno corso troppo dopo essersi conosciuti al funerale di un’amica. Forse le aspettative che hanno riposto reciprocamente sono molto alte. O piuttosto sballate.

Ancora, come Giordano e Frida, un professore universitario e una sua allieva, così sbilanciati e, per tanti motivi, così distanti. O la tavolata “caciarona” dei parenti del maitre – proprio grazie a lui hanno avuto la fortunata soffiata della presenza dell’attore –, tutti lì, irruenti, per portare a casa selfie e particolari inediti su Mr e Mrs King.

Sgambati indugia sui dettagli, anche psicologici, di questi personaggi. Eterogenei, veraci, schiavi dei social e delle convenzioni. Doppiogiochisti e profondamente umani, spinti loro malgrado verso quella che sarà la scena madre la scena madre, interpretata da Mr King – annebbiato da un minuscolo seme di follia, “una specie di fungo, una macchia che comincia ad allargarsi”…

Se diventasse un film, I divoratori sarebbe davvero imperdibile proprio come lo è il romanzo.

 Stefano Sgambati è nato a Napoli nel 1980 ma ha sempre vissuto a Roma. Si occupa di giornalismo e letteratura. Ha pubblicato un libro di racconti, due saggi narrativi e, per minimumfax, Gli eroi imperfetti.

Rossella Montemurro

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