martedì, 23 Luglio 2024

Matera,  funerali dei Vigili del fuoco Nicola Lasalata e Giuseppe Martino. L’omelia di Mons. Caiazzo: “Amore non è più una bella parola, un gesto di benevolenza, ma un agire colmo di umanità: consumarsi pienamente fino alla morte”

Pubblichiamo l'omelia che mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina, ha pronunciato questa sera nel Palazzetto dello Sport, gremito, durante i funerali dei Vigili del fuoco Nicola Lasalata e Giuseppe Martino: Carissimi,...

“A monte di passioni, ambizioni, battaglie, nevrosi, frustrazioni autoinflitte che ci incasineranno la vita, ciò che desideriamo prima di ogni cosa è rimanere vivi, e quando ce ne accorgiamo di colpo tutto sembra possibile. Specialmente se è una bella giornata.”

Flaminia e Carmine Rebora sono la coppia più invidiata di Roma. Flaminia è al vertice di un importante museo romano, sempre circondata dall’arte, dalla bellezza; Carmine Rebora, uno degli architetti piú stimati della capitale. Hanno una figlia assennata, l’adolescente Diana.

Il loro è stato un amore a prima vista che dopo quasi diciotto anni è ancora in piedi. La passione è come quella che li aveva pervasi appena conosciuti, quando con un colpo di testa andarono in America e vissero notti di sesso sfrenato. Carmine era spiantato, giovane e splendente, cosí spavaldo da dire a Flaminia: “Io ti sposo”. Un attico con vista sul Tevere, la mondanità, i party nei quali consumare occasionalmente cocaina, i riconoscimenti pubblici, le relazioni sociali da preservare con una cura particolare: questa è oggi la loro vita, immersa in un benessere conclamato.

Un giorno però tutto comincia a incrinarsi: l’architetto Rebora è accusato dalla Guardia di Finanza di riciclaggio. Al ralenty, scorrono i venti giorni precedenti, una quotidianità scintillante, le dinamiche in chiaroscuro, i dubbi e l’incredulità di Flaminia, la consapevolezza che ciò che ha costruito, grazie alla sua intelligenza e alle sue relazioni, sta per dissolversi. Compreso il matrimonio.

Gli innamorati (Einaudi) di Peppe Fiore ha uno stile elegante e una scrittura avvolgente che accompagna il lettore in una trama particolare, sullo sfondo di una Roma sfarzosa e “umana” – sotto a un potente temporale che è l’incipit del romanzo e che sembra il presagio di una sciagura.

C’è un “prima”, quello della coppia dorata dei Rebora. Marito e moglie sempre pronti a proteggersi come i trapezisti in equilibrio sul vuoto. Ed è quando la fiducia vacilla che devono fare i conti. La paura e il desiderio, la fiducia e le ambizioni sbagliate. Piú piccola è la crepa, piú imprevedibile sarà lo schianto: c’è un giorno in cui si rimane soli, e bisogna decidere se perdersi per sempre o scegliersi di nuovo. Gli innamorati è la storia di un legame che sembra scritto dal destino, e insieme un affresco della borghesia romana: quando si ha tutto, è il momento di chiedersi a cosa si è rinunciato.

Peppe Fiore è nato a Napoli nel 1981 e vive a Roma, dove affianca alla scrittura di romanzi la professione di sceneggiatore. Ha pubblicato, fra gli altri libri, La futura classe dirigente (minimum fax 2009), Nessuno è indispensabile (Einaudi 2012) e Dimenticare (Einaudi 2017). Tra i suoi lavori televisivi, le serie Il Re (2022) e Il nostro generale (2023).

Rossella Montemurro

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