mercoledì, 24 Luglio 2024

È di un’intensità rara il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli, Fame d’aria (Mondadori). È una storia che commuove e indigna e mette in luce la solitudine di una famiglia con un figlio autistico a basso funzionamento. Jacopo è appena maggiorenne, non parla, non sa fare nulla; dipende in tutto e per tutto. Pietro, il padre, con lui ha iniziato un viaggio in auto verso Marina di Ginosa dove festeggeranno l’anniversario di matrimonio con Bianca. Un guasto improvviso della Golf però li costringe a fermarsi e solo grazie all’incontro con Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi, riescono a raggiungere il paese più vicino, Sant’Anna del Sannio. Qui il tempo si è fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, ed è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. In queste nuova realtà, per tre giorni, davanti a gente estranea, il disagio e il dolore – o meglio, l’odio che ha preso il posto del dolore – di Pietro, in varie forme, vengono fuori come reazione all’abulia di Jacopo.

“Il padre per tanto tempo ha vissuto questi suoi sguardi all’apparenza lucidi come la vigilia di un possibile risveglio, quello che lui ha desiderato per anni.

Lo ha desiderato come si può desiderare un miracolo.

Si è prosciugato gli occhi a forza di chiedere anche quello.

Un miracolo.

Un figlio normale.

Non un estraneo pure a se stesso.

Che vive e ama da animale, legato al proprio branco dall’odore, per istinto.

Ma l’amore degli uomini, persino l’amore, richiede un minimo di ragione, di intelletto.

Pietro su questo non ha più dubbi.

Lo Scrondo ama da bestia.

Non si stacca mai da chi lo ha generato.

Come un cucciolo di cane che segue passo passo chi lo alimenta e protegge, da sempre.

Il miracolo non è mai arrivato.”

Pietro è un uomo distrutto, appaiato sulla condizione del figlio – lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro – consapevole che malgrado le centinaia di terapie fatte non ci sarà mai nessun miglioramento: “I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione”. Gaia, una ragazza che aiuta Agata nel bar, sarà per Pietro un raggio di sole, purtroppo effimero, che per un attimo lo risolleverà dai pensieri – in primis i problemi economici, lui ha perso ogni speranza, è disilluso, mosso solo da sentimenti negativi – che lo tormentano.

In un finale sorprendente, Agata, Gaia e Oliviero impersoneranno l’umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole.

Mencarelli ha reso benissimo una storia che riesce a racchiudere la quotidiana autenticità di tante persone che hanno un familiare autistico. Come scrive nei ringraziamenti, Fame d’aria è dedicato “a chi tende la mano, senza mai ricevere aiuto, o carezza. Ai dimenticati che resistono. A chi è andato giù”.

Daniele Mencarelli, poeta e narratore, nasce a Roma nel 1974. Vive ad Ariccia.
La sua ultima raccolta poetica è Tempo circolare (poesie 2019-1997), peQuod, 2019. Del 2018 è il suo romanzo d’esordio, La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima). Nel 2020 esce Tutto chiede salvezza, Mondadori (finalista al premio Strega, vincitore del premio Strega Giovani, vincitore del premio Segafredo Zanetti-un libro un
film, vincitore del premio Anima per il sociale). Da questo romanzo è tratta per Netflix la serie omonima, con regia di Francesco Bruni.
Con Sempre tornare (Mondadori, 2021, premio Flaiano per la narrativa) lo scrittore chiude la
sua ideale trilogia autobiografica. Nell’aprile del 2022 è andata in scena al Centro Teatrale Bresciano, con la regia di Piero Maccarinelli, la sua prima opera teatrale: Agnello di Dio, che ora si appresta a girare i teatri d’Italia. Collabora scrivendo di cultura e società con quotidiani e riviste.

Rossella Montemurro

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